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Fiere italiane, business per 22,5 miliardi di euro. Maurizio Danese confermato presidente Aefi

531 le manifestazioni organizzate dal sistema fieristico nazionale (42 nel food & beverage). Nel 2024 previsto il ritorno ai numeri pre-Covid
AEFI, DANESE, FIERE, Italia
Maurizio Danese, presidente Aefi, con il Ministro del Made in Italy, Adolfo Urso

Maurizio Danese, ad Veronafiere, è stato confermato all’unanimità alla guida di Aefi, l’associazione di riferimento per il sistema fieristico italiano; lo affiancheranno i vicepresidenti Simona Rapastella, Antonio Bruzzone, Maurizio Renzo Ermeti e Renato Pujatti. Lo ha deciso l’assemblea Aefi, oggi a Palazzo Piacentini del Mimit, dopo aver eletto anche il consiglio direttivo in presenza, tra gli altri, del Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. Tra i membri designati, nella categoria “quartieri fieristici”, Antonio Bruzzone (dg BolognaFiere), Maurizio Renzo Ermeti (presidente Italian exhibition group), Pietro Piccinetti (Sicilia Fiera), Renzo Piraccini (presidente Cesena Fiera) e Renato Pujatti (presidente Pordenone Fiere). Per la categoria “organizzatori”, Brenda Bellei (Ceo di White), Simona Rapastella (dg FederUnacoma-Eima) e Silvio Viale (presidente Salone internazionale del libro di Torino).
Un settore strategico, quello delle fiere italiane, un sistema che, secondo i dati di Prometeia, è il secondo in Europa ed il quarto al mondo rappresenta un moltiplicatore di business, con un impatto sui territori quantificabile in 22,5 miliardi di euro l’anno. Un driver importante anche in chiave di turismo fieristico, il cui valore calcolato da Prometeia supera i 10 miliardi di euro l’anno, corrispondenti ad un valore aggiunto di 4,8 miliardi di euro.
Secondo Aefi, il 2023 si chiuderà con un’ulteriore crescita del comparto italiano delle fiere, con una prospettiva di aggancio ai numeri del 2019 fissata per il 2024. È di 9,64 milioni di metri quadrati la superficie espositiva impiegata quest’anno, il 10% in più sul 2022, ma ancora il 10% in meno sul 2019.
Quasi 125.000 gli espositori fieristici e 18 milioni i visitatori, in crescita sullo scorso anno (+20%), ma anche rispetto al benchmark 2019 (+4%), a testimonianza di come il business to business fieristico si confermi leva fondamentale per l’impresa Italia. Sono state 531 le manifestazioni tra nazionali (264) e internazionali (267). Tra queste ultime spiccano i settori del tessile, abbigliamento, moda (53 fiere), seguiti da food, bevande, ospitalità (42), sport, arte, intrattenimento (38) e industria, tecnologia, meccanica (30); con Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana e Veneto che sommano il 70% delle fiere internazionali organizzate in Italia.
“Il secondo mandato si prospetta certamente meno complicato, ma non certo meno sfidante, rispetto al primo - ha detto il presidente Aefi, Maurizio Danese - in cui la pandemia ha imposto uno stop temporaneo a tutto il sistema fieristico. Se stiamo ancora progettando la crescita del comparto è in buona parte grazie alle istituzioni del Paese, che hanno ben compreso il ruolo delle fiere quale principale vettore del made in Italy contribuendo in modo determinante alla tenuta di un sistema quasi azzerato negli anni Covid. Oggi - ha concluso il presidente, anche ad Veronafiere - Aefi rilancia la propria missione, rafforzando la rappresentatività unitaria dell’industria fieristica. Al contempo, lavorerà assieme al Governo per una decisa accelerazione sul fronte delle manifestazioni organizzate all’estero e aprendo sempre più la compagine associativa agli organizzatori di grandi eventi”. Prova ne è la recente crescita dei nuovi soci: oltre ai 40 tra i principali quartieri fieristici italiani si sono aggiunti 13 organizzatori di manifestazioni in rappresentanza dei diversi comparti del made in Italy.
Il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, spiega che “dobbiamo migliorare la capacità di proiettarci sui mercati internazionali: insieme si vince, divisi si perde. Questo slogan emblematico vale anche per il sistema fieristico italiano: c’è bisogno di lavorare assieme per creare un unico braccio che possa consentire alle fiere di presentarsi compatte all’estero. L’obiettivo è portare a sistema le proprie peculiarità. Il Ministero è disponibile a lavorare con il settore per rendere l’Italia più competitiva a livello globale”.

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