Dicono un no netto al Mercosur, ma anche a norme Ue che definiscono troppo “filo-tedesche”, e chiedono misure di sostegno concrete e rapide per l’agricoltura francese, ad un Paese in difficoltà politica che ancora non ha varato la sua Legge di Bilancio: in queste ore diverse sigle sindacali di settore, come la Fnsea e Coordination Rurale hanno dato vita ad una serie di manifestazioni in tutta la Francia, nonostante i divieti delle autorità, e nei luoghi-simbolo della capitale Parigi, creando forti disagi al traffico con i trattori, manifestando sotto la Torre Eiffel e l’Arco di Trionfo, e arrivando fino a Palazzo Borbone, sede dell’Assemblée Nationale, dove i leader dei diversi sindacati hanno ottenuto incontri con la presidente dell’Assemblée, Yaël Braun-Pivet, e del Senato, Gérard Larcher, per far sentire le loro ragioni, parlando di una “rabbia legittima”.
Secondo i dati del Ministero dell’Interno, riporta il quotidiano francese “Le Parisien”, si parla di quasi 700 manifestanti e oltre 100 trattori radunati in varie zone di Parigi.
Al centro delle proteste, ci sono tanto l’Europa, ed in primis l’accordo Ue-Mercosur, che, secondo i manifestanti, rischia di mettere in ginocchio l’agricoltura francese e alcune filiere strategiche, come quelle dell’allevamento (e se domani, come probabile, arriverà il via libera in Ue del Comitato dei rappresentanti permanenti - Coreper, e poi la firma da parte della presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen che il 12 gennaio sarà in Paraguay per chiudere il negoziato, sono già annunciate manifestazioni per il 20 gennaio sotto il Parlamento di Strasburgo, ndr), che il Governo francese guidato da Sébastien Lecornu, che, ancora, non ha approvato una Legge di Bilancio e, quindi, non può dare atto alle misure di sostegno annunciate in passato.
Non sembra aver sortito un grande effetto, dunque, la lettera aperta rivolta proprio agli agricoltori francesi, pubblicata dallo stesso Lecornu, promettendo misure e sostegni, come il blocco dal Sudamerica di prodotti contenenti sostanze vietate in Ue, un fondo per affrontare l’emergenza idrica nel Paese, e così via. In una situazione in costante evoluzione, dunque, che racconta, però, di quanto sia tesa la situazione dell’agricoltura europea in generale, e quella di Francia in particolare.
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