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ECONOMIA ENOICA

Frena (ma cresce lentamente) il vino italiano in Usa e Canada, crolla l’export in Cina e Giappone

Il primo trimestre 2022 analizzato dall’Osservatorio di Unione Italiana Vini (Uiv) e Vinitaly, su dati doganali. Italia peggio di mercato e competitor
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Bicchieri rovesciati nella foto di Alice Pasqual via Unsplash

Dopo l’euforia, forse eccessiva, per i record del vino italiano all’export nel 2021 (ad oltre 7 miliardi di euro), ed una partenza, a gennaio 2022, sulla stessa falsa riga (+22% sullo stesso periodo del 2021, dati Istat analizzati da WineNews), in uno scenario complesso come non mai, tra le conseguenze della guerra ed il caro materie prime e trasporti a livello globale, e le nuove misure anti Covid in Cina, è arrivata la frenata prevista da tanti, ed in particolare in mercati “pesanti” come Usa e Canada, ma anche in altri come Cina e Giappone. Beninteso: il dato complessivo è ancora positivo, ma il vino del Belpaese cresce molto meno di prima, e meno dei competitori. Nei 4 Paesi la crescita tendenziale tricolore in valore si ferma al +3,7%, con la Francia che registra un incremento quasi doppio e una media da mondo a +5,3%. A dirlo l’Osservatorio di Unione Italiana Vini (Uiv), guidata da qualche giorno da Lamberto Frescobaldi, e Vinitaly (www.osservatoriodelvino.it), che ha elaborato i dati doganali sull’import di vino nel primo trimestre 2022.
“Un risultato che sconta un pesante segno negativo in Asia (-15,9%, contro una media generale a -5,6% e la Francia a -0,6%) e una performance sottotono in Nord America (+6,9%), in considerazione dei risultati dei competitor (+11,9% della Francia e +10% da mondo) e del regime di lockdown nel pari periodo 2021”, spiega una nota. Difficile la partenza nella piazza statunitense, che ha registrato un aumento dell’import pari all’11% nel primo trimestre. L’Italia, con un incremento in valore del 3,5%, viaggia a bassi regimi rispetto alla Francia, a +16,3%. Nel primo mercato al mondo, l’Italia è tenuta a galla dagli sparkling (+16,3% in valore) mentre si arresta la crescita dei fermi imbottigliati (-0,1%) a fronte di un +16,5 dei neozelandesi, trainati dal Sauvignon blanc. Ad edulcorare il dato - rileva l’Osservatorio Uiv/Vinitaly - l’ottima performance in Canada (+23%), dove il made in Italy fa 3 volte meglio della domanda generale di vini esteri e diventa market leader, superando in un colpo solo Stati Uniti e Francia. Male, infine, in Asia, con la Cina in piena emergenza Covid (-15,6% l’Italia, -20% l’import generale), ma anche con il Giappone che riduce gli acquisti dal Belpaese del -8,1%, a fronte di una crescita generale della domanda del Sol Levante di oltre il 22% (con la Francia a +23,6%). Secondo Unione Italiana Vini (Uiv), mai come in questo difficile periodo - contrassegnato da importanti tensioni geopolitiche e fortissimi incrementi dei costi di materie prime e trasporti - sarebbe importante aumentare la presenza all’estero delle aziende. “Purtroppo - spiega ancora Uiv - non sarà probabilmente così, poiché il settore si trova costretto a dover rinunciare a gran parte dei fondi nazionali della misura Promozione nei Paesi Extra Ue dell’Ocm vino, passati da 27 milioni di euro a 9,2 milioni (come già segnalato da WineNews qui, con il budget che, da quanto si apprende, dovrebbe - il condizionale è d’obbligo - tornare “pieno” dal 2022-2023, con l’entrata in vigore del nuovo ciclo dell’Ocm, ndr). Un taglio brusco, che produrrà effetti ancor più gravi in tema di competitività all’estero di un settore del made in Italy che, nel 2021, ha chiuso in attivo la propria bilancia commerciale per 6,7 miliardi di euro. Uiv (Unione Italiana Vini) chiede un’attenzione specifica del Governo su questo tema, condividendo la possibilità di individuare ulteriori risorse da destinare alla promozione delle imprese del vino, inclusi gli strumenti internazionalizzazione di Ice”.

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