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LA RIFLESSIONE

Gianni Fabrizio: “cerco un nuovo racconto del vino: più emozioni e meno punteggi. Che non rinnego”

La storica firma del vino lascia il Gambero Rosso, per il quale era co-curatore della guida “Vini d’Italia”. “Momento giusto per nuovi stimoli”
ARCIGOLA, CRITICA, DEGUSTAZIONI, GAMBERO ROSSO, GIANNI FABRIZIO, GUIDE, PUNTEGGI, SLOW FOOD, Italia
Gianni Fabrizio, tra le firme più autorevoli del vino italiano

Raccontare il vino in un modo diverso di quanto fatto fino ad ora, più legato alle emozioni e alle persone, e meno ai punteggi della critica. È la nuova strada che ha scelto una delle firme più longeve e autorevoli del vino italiano, Gianni Fabrizio, che, dunque, dopo averlo vissuto da protagonista per oltre 30 anni, si allontana dalla strada della critica e dei punteggi (ma non la rinnega) che ha vissuto da protagonista, prima con Arcigola e Slow Food e poi con il Gambero Rosso, da cui, dunque, si separa, dopo aver firmato per l’ultima volta la guida “Vini d’Italia”, nell’edizione 2026 (con i co-curatori Marco Sabellico e Giuseppe Carrus, ndr). Un nuovo corso, spiega Gianni Fabrizio, a WineNews, dettato, semplicemente, dalla voglia di nuovi stimoli, e di dedicarsi ad un racconto diverso del vino, “guardando ad un pubblico che sia il più ampio possibile, al di là degli addetti ai lavori”.
“Ho comunicato al Gambero Rosso (lunedì 16 marzo, ndr) in qualità di co-curatore della guida “Vini d’Italia”, la fine del nostro rapporto di collaborazione. Come tutte le grandi scelte si è trattato di una decisione sofferta e ponderata a lungo; da tempo stavo pensando a nuove strade e a nuovi stimoli e credo che fosse giunto il momento. Da più di tre decenni - spiega Gianni Fabrizio, a WineNews - mi occupo di critica degustativa del vino italiano: è stato un lungo viaggio, dove ho imparato molto e ho avuto la possibilità di incontrare e conoscere molte persone interessanti, nonché di poter dedicare il mio tempo alla mia grande e viscerale passione: il vino in tutte le sue forme e in tutta la sua bellezza. Desidero ringraziare anche l’Arcigola-Slow Food e il Gambero Rosso, che, in tempi lontani, mi hanno dato un’opportunità molto significativa per la mia crescita professionale, e, di cuore, anche i miei colleghi, dei quali non farò i nomi per timore di dimenticarmene qualcuno, con i quali ho trascorso anni indimenticabili, attraverso epoche diverse e molti cambiamenti. Insieme abbiamo cercato di contribuire all’affermazione e alla valorizzazione del vino italiano di qualità, un segmento del made in Italy che ci ha permesso di farci conoscere e apprezzare in tutto il mondo. E a loro vanno i miei migliori auguri per il futuro”. Ma ora - spiega Fabrizio - la volontà è quella di andare oltre la critica delle recensioni e dei punteggi, cercando un linguaggio ed un racconto diverso, che, peraltro, come riportiamo spesso, è una delle necessità più impellenti, per il mondo del vino, per tornare ad essere più popolare e coinvolgente, e meno esclusivo e da super-appassionati o professionisti del settore.
“Nella mia lunga esperienza ho assistito allo sviluppo della critica del vino, tra punteggi e simboli che hanno contribuito a definire un profilo “agonistico” alla materia; delle vere e proprie classifiche, peraltro, applicate ad un prodotto “vivo” e, quindi, difficile da valutare con un fermo-immagine, in quanto in costante evoluzione. Senza volere rinnegare la loro utilità - prima consigli inderogabili per gli appassionati enoturisti in erba, successivamente importanti punti di riferimento per i buyers internazionali - credo che il “Vino”, quello scritto con la “V” maiuscola, possa trovare - afferma ancora Gianni Fabrizio - altre strade di racconto. Alla ricerca di nuovi stimoli, sono tornato ad appassionarmi con convinzione alla storia delle persone legate a questo mondo, e soprattutto ai territori diversi in cui queste storie trovano la loro linfa. Tutto l’aspetto passionale che ruota intorno al nostro prodotto può e deve diventare, alla stregua dei punteggi, motivo di interesse, studio e, perché no, in ultima analisi, anche di vendita, coinvolgendo anche i collezionisti. Il vino in questo modo, a differenza del freddo numero associato agli esiti di una degustazione, assume una valenza umana e culturale e può davvero avere un futuro per essere compreso dalle nuove generazioni. Ecco, questo è quello a cui mi dedicherò prevalentemente, con alcuni nuovi progetti, all’interno di un mondo per cui sento ancora tanta passione”.

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