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NORME INFRANTE?

I Consorzi della Valpolicella e del Primitivo di Manduria contro “Terregiunte”

Nel mirino la comunicazione del blend firmato Boscaini e Vespa tra Veneto e Puglia, che menziona le denominazioni d’origine

Terregiunte, il vino nato dall’incontro tra Veneto e Puglia, e tra le uve Corvina, Rondinella e Molinara della Valpolicella e quelle del Primitivo pugliese prodotte da Sandro Boscaini, “Mr Amarone”, e Bruno Vespa, decano del piccolo schermo e da anni produttore a Manduria, sotto la regia del presidente di Assoenologi, Riccardo Cotarella, continua a far parlare di sé. Ma non in maniera lusinghiera, perché l’operazione ha destato qualche dubbio. Non tanto nel merito delle scelte stilistiche o produttive, visto che non è certo il primo blend tra vini prodotti in Regioni diverse, quanto per una comunicazione che ha fatto storcere più di un naso, sia nel mondo dell’informazione che in quello produttivo. Al centro delle polemiche è finita la scelta di narrare il Terregiunte come “Blend Costasera Amarone Masi 2016 e Primitivo Raccontami Vespa 2016”, come si può leggere sul sito dedicato al vino e sul comunicato stampa che lo ha lanciato (ma non in etichetta né, a quanto pare, in retroetichetta, ndr).Una scelta che, come ricorda il Consorzio della Valpolicella nel suo comunicato, è in contrasto con le normative comunitarie che “vietano di fare menzione a zone o prodotti a denominazione di origine accostate a vini senza alcun riferimento geografico, non solo in etichetta ma in tutti i canali media utilizzati”.
Una norma che, secondo il Consorzio, sarebbe stata “ampiamente disattesa dalle aziende in questione nelle comunicazioni ufficiali rilasciate a mezzo sito, nelle schede tecniche e nei comunicati stampa forniti ai media in occasione della presentazione del prodotto, dove Amarone della Valpolicella Docg e Primitivo di Manduria Doc appaiono puntuali - assieme alle zone di origine - recando nei confronti degli utenti confusione e cattiva informazione e conferendo al vino da tavola un’immagine diversa dalla realtà. Nello stigmatizzare il fatto e rimandando, come di dovere, l’esame agli organi competenti, il Cda del Consorzio tiene inoltre a puntualizzare come tra l’altro non si possa nemmeno parlare di Amarone per un prodotto solamente vinificato, in quanto non ha concluso il processo di certificazione come Docg. Sorprende infine come questa comunicazione inopportuna sia stata pianificata e realizzata da professionisti e imprenditori di comprovata esperienza. Per tutto ciò si invitano gli organismi di controllo del ministero delle Politiche Agricole a un necessario approfondimento”. Dal fronte pugliese, quello del Primitivo di Manduria, l’altra Doc coinvolta, a WineNews il presidente del Consorzio, Mauro Di Maggio, si dice “in linea con il Consorzio della Valpolicella”.

Come riportato nel suo comunicato, infatti, il Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria “riserva massima attenzione all’iniziativa pubblicizzata a mezzo stampa e mediante il sito www.terregiunte.it da parte delle aziende Masi Agricola e Futura 14, al fine di vigilare sul rispetto della normativa di settore che disciplina le denominazioni tipiche per le produzioni vitivinicole e - se del caso - assumere ogni più opportuna iniziativa. Nello svolgimento della funzione di tutela dei produttori e di informazione e tutela del consumatore che il legislatore riconosce ai Consorzi, il Consorzio del Primitivo di Manduria ritiene opportuno specificare che qualsiasi produttore può, per motivi di scelta commerciale, effettuare un'operazione di declassamento del proprio vino: nel caso di specie mediante il taglio di un vino Doc, quale il Primitivo, con un Docg come l’Amarone. Tale operazione di declassamento - che peraltro implica la necessaria annotazione nei registri e le conseguenti comunicazioni agli Enti di controllo - determina de plano la perdita del diritto all'uso della denominazione d'origine, non solo sulle etichette, ma in generale sul materiale che viene utilizzato a promozione del prodotto ottenuto. Fermo restando che tali condotte commerciali, ove non conformi a normativa, sono soggette alle sanzioni dell’Ispettorato Centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari (presso il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali), il Consorzio ritiene non corrette le informazioni sin qui diffuse al pubblico, e quindi conseguentemente necessaria una significativa correzione dei contenuti comunicati”.

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