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VENEZIA SOTT’ACQUA

I locali e “le vigne” di Venezia si mobilitano dopo la marea: al via raccolta fondi Fipe e Venissa

Matteo Bisol: “la vigna di Venissa rimasta a lungo sotto l’acqua salata. Mettiamo in vendita magnum della cantina di famiglia per raccogliere fondi”

Venezia sommersa dal mare, conta ancora i danni della marea che l’ha investita nelle scorse ore, portando il livello dell’acqua a 187 centimetri, il secondo più alto di sempre mai registrato. Con la città della laguna che, dopo aver pianto due vittime, continua a fare la conta dei danni, ingentissimi, ma già si mobilità, anche attraverso la rete dei suoi tanti locali pubblici, rappresentata da Fipe (organizzazione di Confcommercio, ndr), e attraverso progetti vinicoli che hanno unito storia e vigna, a Venezia, come Venissa della famiglia Bisol.
“Non resteremo con le mani in mano ma sosterremo concretamente gli imprenditori in ginocchio aprendo un conto corrente ad hoc per raccogliere fondi che servano per far ripartire le attività - spiega il presidente Fipe, Lino Stoppani. “Secondo le primissime informazioni e stime i danni ammontano a centinaia di milioni di euro - sottolinea il direttore Aepe (Associazione Pubblici Esercizi di Venezia), Ernesto Pancin - i locali di Venezia sono costruiti per fronteggiare il fenomeno dell’acqua alta, ma qui siamo davanti a un evento di portata epocale, che ha distrutto tutto, dagli arredi alle attrezzature di bar, ristoranti, e tutti gli altri tipi di esercizi, oltre che il resto della città. A Venezia ci sono più di 1.000 esercizi pubblici e tutti stanotte hanno subito danni molto ingenti. Come Aepe ci impegneremo a raccogliere tutte le denunce per i danni subiti e accompagneremo gli imprenditori lungo tutto l’iter burocratico per ottenere i contributi per rimettersi in piedi: il primo consiglio che diamo è quello di fotografare dettagliatamente i danni subiti facendone un primo inventario”.
E mentre locali simbolo di Venezia come il Caffè Quadri della famiglia Alajmo sono usciti devastati dalla marea, ed altri, come l’Harry’s Bar di Arrigo Cipriani, cercano di rialzarsi e annunciano di essere aperti già oggi, anche il mondo del vino si mobilita, come spiega, a WineNews, Matteo Bisol, alla guida di Venissa, la storica vigna murata recuperata e ricostruita dalla famiglia Bisol, salvando gli ultimi esemplari di uva Dorona sopravvissuti all’alluvione del 1966, l’unica più grave di quella attuale, quando l’acqua alta arrivò a 194 centimetri. “Il vigneto è rimasto tutta la notte sotto l’acqua salata e c’è un po’ di preoccupazione”, spiega Bisol, e solo in primavera sarà possibile capire il reale stato di salute delle piante.
Ma, intanto, la famiglia Bisol ha deciso di rilasciare alcune magnum del vino Venissa, tra cui due della prima annata, per raccogliere fondi per le famiglie in difficoltà, in particolare sulle Isole di Mazzorbo e Burano.

“La famiglia Bisol per sostenere la comunità in questo momento difficile, ha deciso di mettere a disposizione dei collezionisti e degli appassionati di vino delle magnum di vecchie annate del vino Venissa, che erano state tenute per la cantina di famiglia. Bottiglie - spiega una nota che partono da un valore di 990 euro per l’annata più recente la 2014, fino ai quasi 5.000 dell’annata 2010. Il ricavato sarà totalmente devoluto in beneficenza a sostegno delle famiglie colpite dall’acqua alta eccezionale. Nel 2010 sono state realizzate solamente 88 magnum di Venissa, tutte numerate e con etichetta in foglia d’oro, essendo la prima annata mai prodotta di questo vino il valore delle bottiglie ha raggiunto livelli altissimi tra appassionati e collezionisti”.
Una delle tante iniziative messe in campo in queste ore dalla macchina della solidarietà, che aiuteranno Venezia a riemergere dal mare, ancora una volta.

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