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ENOTURISMO

I numeri del fenomeno, il profilo dei wine lovers, la norma che disciplina il turismo del vino

Nelle parole del senatore Dario Stefàno, i prossimi passi per tutelare, analizzare e far crescere il settore dell’enoturismo
Italia
La legge sull’enoturismo firmata dal Senatore Stefàno

Pur con una legge ad hoc, seppure in via di definizione, l’enoturismo in Italia si muove ancora in un contesto scevro di dati economici certi e di analisi approfondite. Ad offrire un quadro il più completo possibile sul comparto è chi la legislazione sul turismo in vigna ed in cantina l’ha scritta e firmata, il Senatore Dario Stefàno, dal Congresso n. 73 di Assoenologi di Trieste. Innanzitutto, qualche dato: il turismo è l’unico comparto economico maturo ad alta velocità di crescita, nel mondo vale 1.260 miliardi di dollari, di cui 77 dal mondo del turismo enoico; il turismo in Italia vale 93,9 miliardi di euro, quello legato al vino 3,5 miliardi di euro. “Ma cosa ci rende attrattivi?”, si chiede Stefàno? “Senza dubbio lo stile italiano, eppure, dopo il referendum del 1993 non abbiamo più un Ministero del Turismo, demandando la competenza alle Regioni. E i risultati si vedono: nel mondo siamo quinti per arrivi, con 50,7 milioni di turisti, dietro a Francia (84,5 milioni), Usa (77,5 milioni), Spagna (68,2 milioni), Cina (56,9 milioni), e per entrate addirittura al settimo, con 39 miliardi di euro, dietro a Usa, Cina, Spagna, Francia, Uk e Thailandia”.
E allora, come si inserisce in questo quadro il vino, e che ruolo gioca? “Il food & wine - riprende il Senatore - è la seconda attrattiva dell’Italia dopo l’arte, ma quella che più rimane nei ricordi di chi visita il Belpaese. Le zone del vino ogni anno accolgono 15 milioni di visitatori, per un giro d’affari, come detto, di 3,5 miliardi di euro, un trend in crescita del +3,6% annuo”. Analizzando il profilo dei turisti stranieri, “il 64% ha comprato un prodotto agroalimentare, il 60% ha comprato una bottiglia di vino, e di questi il 56% sono europei. Tra chi ama di più il vino italiano, il 75% dei russi, il 67% dei cinesi, il 64% dei turisti Usa ed il 62% dei tedeschi, mentre la percezione delle nostre produzioni da parte dei turisti stranieri parla di qualità, genuinità e notorietà”, spiega ancora Dario Stefàno. Ma i luoghi del vino sono anche dei veri e propri attrattori, “al pari dei centri storici, del patrimonio artistico e dei paesaggi. Gli arrivi nei territori del vino sono cresciuti del +25% tra il 2011 ed il 2016, con i picchi di Montalcino (+125%) e del Chianti (+35%)”.
I turisti del vino si possono dividere in quattro categorie: Enoturisti per caso (gruppi a bassa capacità di spesa e turisti presenti nell’area con poco interesse per il vino); Turisti del vino classici (curiosi dotati di una certa cultura enologica, gourmand amanti della buona tavola, professionisti del trade); Opinion Leader (sempre alla ricerca del nuovo e del meglio); Amanti del lusso (poco esperti, cercano ciò che è famoso e caro). Cui vanno aggiunte le due sotto categorie del turismo associato: Gruppi turistici in bus (scarsa competenza enologica, visite veloci, scarsa propensione all’acquisto
e preferenze per cantine nei pressi dell’autostrada o vicino alle grandi città d’arte) e Piccoli geuppi di wine lover (ottimo interesse, visita accurata, degustazione professionale e guida competente).
A livello geografico, se veri e propri Wine Tour esistono praticamente solo in Toscana, con qualche esempio anche in Veneto, Piemonte e Sicilia, le visite in cantina sono particolarmente popolari in Piemonte e Sicilia. Nel complesso, ricorda ancora il Senatore Stefàno, “in Italia oggi ci sono 1.200 cantine attrezzate per l’accoglienza, 21.000 cantine aperte al pubblico per la vendita diretta e 170 Strade del vino, ma poco più di una dozzina effettivamente attive. Le cantine del nuovo Millennio come caratteristiche hanno quella di essere pre-esistenti e adatte al turismo, oppure di nascere da un progetto contenente punto vendita e sala degustazione per i turisti, ma in entrambi i casi i fatturati enoturistici sono componente fondamentale del business plan. Tra le cantine già aperte al pubblico - prosegue Stefàno - possiamo invece individuare cinquediverse tipologie: cantine storiche e monumentali, cantine funzionali, cantine capolavoro di architettura moderna, cantine familiari e boutique, cantine di personaggi da mito, in cui vivere esperienze di convivialità ed amicizia, perché ogni luogo ha la capacità di raccontare una storia diversa”.
Un mondo complesso, che ha vissuto per anni senza una regolamentazione specifica, tanto che il 70% delle visite e delle degustazioni sono fatte senza corrispettivi, con il rischio di incorrere in sanzioni amministrative e/o fiscali. La norma, quindi l’emendamento all’art 1 commi dal 502 al 505
della Legge Bilancio 2018, voluta proprio dall’allora capogruppo in Commissione Agricoltura del Senato della Repubblica, Dario Stefàno, definisce l’attività enoturistica nei luoghi di produzione, stabilisce le norme fiscali e amministrative che la regolano (per tutta l’Italia) e rimanda ad un Decreto Ministeriale la definizione degli standard minimi di qualità. Definisce anche l’enoturismo:
“con i termini “enoturismo” o “turismo del vino” si intendono tutte le attività formative e informative sul vino espletate nel luogo di produzione cioè degustazioni, visite, wine class, trekking nei vigneti e altre offerte di tipo ludico o didattico delle cantine”. Riguarda le cantine delle aziende agricole e le aziende di imbottigliamento dei territori dei vini Docg, Doc-Dop e Igt-Igp, solo relativamente a tali vini, mentre sono esclusi dalla disciplina gli imbottigliatori industriali. Per le imprese agricole la tassazione è calcolata forfettariamente al 25% dei ricavi e con Iva ridotta al 50% ed al 22% su degustazioni e pacchetti enoturistici. A livello amministrativo, la nuova normativa non prevede l’emanazione di Leggi Regionali (alle singole Regioni le attività di vigilanza e controllo amministrativo), si muove in un quadro normativo semplificato con riferimento alla disciplina dell’agriturismo e basterà una SCIA al comune di competenza per iniziare l’attività di incoming in cantina. Il decreto del Ministero delle Politiche Agricole, di concerto con il Ministero dei Beni Artistici e Culturali e d’intesa con la Conferenza Stato-Regioni, dovrebbe definire gli standard di accoglienza, disciplinare la formazione degli operatori, regolamentare la cartellonistica stradale ed istituire l’osservatorio sull’enoturismo (per rilevamenti periodici sul comparto e definizione strategie di sostegno economico, interventi normativi e promozione).
Il primo decreto Ministeriale conferma il carattere culturale del turismo del vino, la sua capacità di creare sviluppo e la sua potenzialità di valorizzare le produzioni enologiche. L’Articolo prevede come punti qualificanti: la vendemmia didattica fra le attività enoturistiche, l’abbinamento dei vini con cibi e ricette tipiche e le visite nei luoghi della pratica vitivinicola, mentre l’Articolo 2 definisce i requisiti igienico sanitari di sicurezza: carattere dei locali compresi accessi esterni, porte di sicurezza, rapporto di illuminazione e ventilazione; bagni per i dipendenti e per i turisti compreso quello per i disabili ed i requisiti delle aree destinate alla somministrazione e alla preparazione degli alimenti. Ci sono, però, come ricorda ancora Stefàno, delle dimenticanze, “come le agevolazioni sulla segnaletica, la creazione di un portale web dell’enoturismo, l’istituzione di un osservatorio o una cabina di regia nazionale, una puntuale e specifica qualificazione degli addetti”, mette in guardia il Senatore. Che sottolinea anche come “nessuna facoltà di agraria ha un insegnamento sul vino e gli istituti tecnici superiori non formano sul vino, per questo come obiettivi per questa Legislatura ho quello di introdurre l’insegnamento di “Storia e Cultura del Vino” nelle scuole, ma anche estendere la normativa alla filiera dell’olio”.

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