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RICERCA E SOSTENIBILITÀ

I raspi dell’uva, da scarti di produzione a prodotti per l’alimentazione animale

Il progetto NewFeed, finanziato dai fondi Ue, studierà come migliorarne la digeribilità per migliorare salute degli animali e produzione di latte
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Raspi di uva (ph: Mingo Hagen via Flickr)

Ormai da anni gli scarti del ciclo della produzione di vino non vengono buttati, ma destinati ad altri usi, tra cosmetica, colorazione dei tessuti, produzione di energia con le potature e così via. Ma ora c’è chi punta a dare nuova vita al raspo del grappolo. Usato da pochissimi nella vinificazioni, potrebbe diventare presto nutrimento per i ruminanti. Almeno, è l’obiettivo del progetto NewFeed, finanziato con quasi 200.000 euro dal Programma europeo Horizon 2020, come spiega una delle aziende coinvolte, la spagnola Neiker. Raspo che, sottolinea Neiker, rappresenta dall’1,4% al 7% della materia prima iniziale del ciclo produttivo del vino, e che va valorizzata con “soluzioni innovative e sostenibili che aiutino a riutilizzare questo sottoprodotto con un approccio di economia circolare”. Raspo che, di suo, è già commestibile per bovini e ovini da latte, per esempio, e grazie all’elevato contenuto di polifenoli potrebbe non solo migliorarne la salute, ma anche la produttività. Ma c’è il problema della digeribilità, e migliorare questo aspetto è proprio uno degli obiettivi di questo progetto.
“Attualmente, i raspi d’uva sono, nel migliore dei casi, riutilizzati attraverso il compostaggio. Tuttavia, questi rifiuti potrebbero anche essere riutilizzati come ingrediente nell’alimentazione dei ruminanti, grazie al loro alto contenuto di polifenoli, il cui uso, formulato in dosi adeguate, può portare a un miglioramento dell’efficienza produttiva di questi animali”, spiega Aser García, ricercatore del Dipartimento di Produzione Animale di Neiker.
Tuttavia, la formulazione dei raspi d’uva come mangime ha un limite: la sua ridotta digeribilità. Quindi, per poter utilizzare questo tipo di sottoprodotto in grandi proporzioni nell’alimentazione dei ruminanti, i raspi d’uva devono essere lavorati, e quello che farà Neiker è puntare all’ottimizzazione del processo di idrolisi enzimatica, che è una reazione chimica catalizzata da un enzima che utilizza l’acqua per rompere una molecola in due o più frazioni, al fine di migliorare la digeribilità dei raspi d’uva. “Nel progetto, stabiliremo anche i livelli ottimali da utilizzare nella dieta dei ruminanti e valuteremo l’effetto dei raspi d’uva su diversi parametri come la performance produttiva, la qualità del latte e le emissioni di metano enterico”, aggiunge l’esperto di produzione animale Neiker. Il progetto è partito a luglio 2021, e si chiuderà a dicembre 2025.

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