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PATRIMONIO AMPELOGRAFICO

I vignaioli ed i vitigni autoctoni italiani protagonisti a Barolo con Bing by Collisioni

Da domani 100 produttori che hanno dedicato il loro lavoro ai vini che hanno reso unica l’Italia enoica nel mondo

Dall’uva Favorita (con Poderi Gianni Gagliardo) al Cornalin (con Grosjean), dalla Turbiana (con Cà Maiol) alla Nosiola (con Cesconi), dal Verdicchio (con Coroncino), al Nero d’Avola (con Cusumano e Donnafugata), dal Cannonau (con Argiolas e Tenute Sella e Mosca) all’Aglianico (con Elena Fucci), dal Sangiovese (con Caterina Dei e Castello Romitorio), all’Albarossa (con Bava e Michele Chiarlo), al Nebbiolo (con Conterno Fantino, Pira e Figli, Ceretto, Marchesi di Barolo e Travaglini Gattinara), e ancora la Nascetta, la Garganega, il Picolit, il Perricone, il Bovale Sardo, il Sussumaniello, il Sagrantino, il Foglia Tonda, l’Enantio, il Bracchettone, la Freisa o il Ruchè: sono solo alcuni dei vitigni autoctoni (e delle cantine), baluardo del patrimonio ampelografico italiano, protagonisti di “BING - Best Italian Native Grapes and Wines”, la rassegna firmata Ian D’Agata e Collisioni che domani e domenica porta a Barolo 100 produttori del Paese che hanno dedicato il proprio lavoro alla massima espressione dei vitigni autoctoni della propria Regione, trasformandoli in grandi vini apprezzati in tutto il mondo, e segnando la via a quello che, anche in virtù dei cambiamenti climatici, sarà il futuro dell’enologia.
Il Castello di Barolo, così, si trasformerà in un crocevia di diverse culture vinicole di eccellenza, basate sull’utilizzo di uve autoctone italiane, dalla Valle d’Aosta alla Puglia, dal Piemonte al Veneto alla Sicilia. Parallelamente, ad AgriLab, spazio museale didattico di Collisioni dedicato al vino, i produttori di diverse regioni italiane e professionisti internazionali del settore avranno la possibilità di confrontarsi e raccontare la passione e la tenacia che li ha spinti a dedicare parte delle loro vita allo studio e alla produzione di vino da una particolare uva autoctona, portando all’eccellenza una varietà di uva bianca o rossa regionale.
Varietà che raccontano la diversità e l’unicità dell’Italia enoica, che si traducono in vini caratteristici e di territorio, a volte poco conosciuti, altre estremamente popolari, ma tutti, assolutamente, da tutelare e promuovere, è da anni al centro del lavoro di D’Agata, che agli autoctoni del Belpaese ha dedicato un appuntamento annuale, firmato con il Progetto Vino di Collisioni, “Indigena”, che, dal 9 all’11 maggio, metterà al centro “Uve e Terroir”, con gli interventi di Jean-Claude Berrouet, enologo consulente della mitica griffe di Francia Petrus, Steven Spurrier, decano del giornalismo enoico Usa, Julien Trimbach, della celebre griffe del Riesling, Bernard Hervet, già direttore di due delle più famose maison di Borgogna, Faiveley e Bouchard Père et Fils, e l’enologo Lorenzo Landi, tra i massimi esperti dei vitigni autoctoni italiani.

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