02-Planeta_manchette_175x100
Consorzio Collio 2026 (175x100)
VINO & REDDITIVITÀ

I vigneti che creano più ricchezza per ettaro? Champagne n. 1, poi Alto Adige e Valle d’Aosta

Lo studio dell’American Association of Wine Economist (Aawe): nella Top 20 anche Liguria, Piemonte, Toscana, Molise, Veneto e Friuli

Uno dei punti più delicati e, allo stesso fondamentali, per il mondo del vino riguarda la redditività di un’azienda. Molti i fattori che possono influire in questo ambito come, ad esempio, la posizione geografica dei terreni, la forza lavoro impiegata, la capacità produttiva. In Italia, e nel mondo, ci sono tante viticolture diverse che esprimono, allo stesso tempo, valori diversi. E non è scontato che aree più prestigiose siano, di riflesso, anche quelle più “ricche”. Uno studio che entra su queste dinamiche, benché in modo parziale e con l’assenza di territori importanti, lo fornisce l’American Association of Wine Economist (Aawe), sulla base dei dati Fadn (Farm Accountancy Data Network, ndr) 2024, e che misura la ricchezza creata dalla coltivazione dei vigneti per ogni ettaro di terreno, al netto dei costi intermedi. Il risultato è un mosaico molto variegato in Europa con una forbice di valori ampia che spazia dai 60.030 euro all’ettaro dello Champagne, le bollicine simbolo della Francia, per valore aggiunto netto aziendale, fino ai 684 euro della Comunità Valenciana in Spagna. Sul podio accanto al “big” francese sale l’Italia con due realtà che, a livello di volumi, non sono certo tra i top produttivi, ma che sono tra i vertici come livello di valore aggiunto per ettaro di vigneti: alla posizione n. 2 c’è, infatti, l’Alto Adige, “perla bianchista” del Belpaese, con 32.155 euro per ettaro e, alla n. 3, la Valle d’Aosta con 32.043 euro per ettaro e con i suoi vigneti montani ed eroici che danno vita a vini di nicchia, ma, allo stesso tempo, ricercati.
Posizione n. 4 per la Borgogna, la patria dei grandi rossi (e non solo) francesi a 25.312 euro per ettato, davanti alla Liguria (n. 5) a 21.177 euro per ettaro con i suoi spettacolari vigneti a picco sul mare delle Cinque Terre e del Ponente Ligure. La Top Ten prosegue con il Lussemburgo (n. 6 a 20.715 euro all’ettaro), la Galizia, in Spagna (n. 7 a 18.742 euro all’ettaro), il Piemonte alla n. 8, la regione del Barolo e del Barbaresco, della Barbera d’Asti e dell’Alta Langa, del Gavi e dell’Asti, tra gli altri, con 18.253 euro di valore aggiunto all’ettaro. Si torna in Francia, alla n. 9, con la Franche-Comté (la zona della Jura), a 16.100 euro all’ettaro, per arrivare poi in Croazia, nella zona di Jadranska Hrvatska (n. 10) con 15.287 euro all’ettaro.
Scorrendo verso la Top 20 (al n. 12) c’è anche la Toscana, la terra del Chianti Classico e di Bolgheri, dell’Igt Toscana e del Chianti, della Maremma e del Brunello di Montalcino, del Vino Nobile di Montepulciano e della Vernaccia di San Gimignano, tra gli altri (12.447 euro all’ettaro), e che precede il Molise (n. 13) della Tintilia, vino simbolo di una regione che ha un valore aggiunto per ettaro di 12.275 euro, e poi il Veneto (n. 14, 11.609 euro l’ettaro), tra i grandi territori del vino italiano con i suoi Amarone della Valpolicella, Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg, Asolo Prosecco Superiore Docg e Prosecco Doc in primis, ma anche Soave, Valpolicella, Bardolino, Lugana e molti altri. Posizione n. 17 per il Friuli-Venezia Giulia del Collio e dei Colli Orientali, tra gli altri, a 9.373 euro di valore aggiunto per ettaro.
Una classifica, va ribadito, parziale, e che aggrega i dati in zone ampie, al cui interno la forbice di valore può essere anche enorme (si pensi alla diversità di valore tra le zone più celebri e quelle meno pregiate, più da “volume” che da valori, all’interno di Toscana, Piemonte o della stessa Borgogna, per esempio), ma che racconta uno spaccatto importante, ovvero quanto “reddito” può trarre, chi coltiva la vigna, da un ettaro di filari. Un tema centrale per il futuro della viticoltura.

Copyright © 2000/2026


Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit


Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2026

Altri articoli