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VINO E TERRITORI

La Borgogna affronta il climate change per difendere il valore (anche patrimoniale) del terroir

La visione di Domaine Thibault Liger-Belair, tra le cantine più prestigiose del territorio-mito del vino mondiale. Con acqua e suolo al centro
BORGOGNA, CAMBIAMENTO CLIMATICO, Tibault Liger-Belair, Mondo
Borgogna e climate change, la visione di Domaine Thibault Liger-Belair

Non solo caratterizzata da una vendemmia 2026 anticipata come non succedeva da oltre mezzo millennio (come abbiamo scritto qui): la Borgogna, territorio mito del vino mondiale, terra natale di moltissimi dei vini più quotati e ammirati del mondo, sta vivendo una fase di cambiamento profonda, come del resto sta facendo gran parte del mondo del vino, per adattarsi al cambiamento climatico senza compromettere il patrimonio che ne sostiene identità, reputazione e valore. E lo fa con prontezza e apertura al cambiamento stesso. Come racconta, dalla zona di maggior pregio della Borgogna stessa, la Côte de Nuits, “enclave” più preziosa della Côte d’Or, la visione di Thibault Liger-Belair e del suo Domaine Liger-Belair, tra i nomi più prestigiosi, e che si fonda su “suolo, acqua, energia e autonomia”, come in parte aveva già anticipato a WineNews, in questa intervista, raccolta nell’ultima edizione del Forum “Reincontrare Giulio Gambelli” by Pasquale Forte, nella Val d’Orcia patrimonio Unesco.
D’altra parte, vendemmie sempre più precoci, temperature più elevate, periodi di siccità e una disponibilità d’acqua meno prevedibile stanno modificando le condizioni produttive della Borgogna. Non è soltanto una questione agronomica. Per una regione nella quale il valore del vino è indissolubilmente legato alla specificità del luogo, cambiare il modo di coltivare significa anche proteggere nel tempo il valore stesso del terroir. Ed in questo quadro si innesta il percorso di Liger-Belair, che, spiega il Domaine, non è tanto un modello da applicare alla Borgogna nel suo insieme, ma un esempio concreto di una possibile direzione nel cuore della sua area più prestigiosa: aumentare la capacità di adattamento riducendo la vulnerabilità del sistema.
 Tutto parte dalla vendemmia: mentre il cambiamento climatico spinge verso raccolte sempre più anticipate, Liger-Belair sceglie di non inseguire semplicemente il calendario, ma di osservare le parcelle e attendere che l’uva raggiunga il proprio equilibrio. “Non c’è una risposta già pronta. L’idea è subire il meno possibile, adattarsi”, spiega Liger-Belair. È una filosofia che porta a mettere al centro la qualità della materia prima e la capacità di leggere ogni annata e ogni parcella. In un sistema nel quale il valore di una bottiglia dipende prima di tutto dalla capacità di esprimere l’identità del luogo, la resa diventa quindi soltanto uno degli indicatori, e non necessariamente quello prioritario.
Secondo Liger-Belair, in questo scenario diventa fondamentale privilegiare la qualità della materia prima rispetto alla semplice ricerca della quantità. Una prospettiva particolarmente significativa in una regione nella quale il valore economico del prodotto finale è strettamente legato alla sua identità e alla capacità di esprimere il terroir. Il cambiamento climatico impone infatti di ripensare alcuni equilibri consolidati. Gli zuccheri possono concentrarsi più rapidamente, mentre acidità, maturità fenolica e sviluppo aromatico non seguono sempre lo stesso ritmo. La vera domanda diventa quindi quando l’uva è realmente pronta, non semplicemente quando il calendario suggerisce di raccoglierla.
Ma la vendemmia è soltanto il punto di partenza. Per Liger-Belair, uno degli aspetti destinati ad assumere maggiore importanza è la gestione dell’acqua. “La gestione dell’acqua è centrale”, sottolinea Tibault Liger-Belair. La risposta non consiste necessariamente nel consumarne di più, ma nel costruire un sistema capace di conservarla, trattenerla e utilizzarla meglio. Da qui il ruolo centrale del suolo. Un terreno ricco di sostanza organica, vivo e non compattato può assorbire e trattenere una maggiore quantità d’acqua, favorendo lo sviluppo delle radici e aumentando la capacità della vite di affrontare gli stress. Inerbimento, cover crop, biodiversità e lavorazioni attente diventano così strumenti produttivi, ma anche una forma di assicurazione sul futuro. È una visione che porta a considerare il vigneto come un ecosistema e non soltanto come una superficie produttiva. Il capitale da proteggere non è quindi soltanto la pianta, ma l’intero sistema che permette alla vite di esprimersi. Ed è qui che entra il concetto di autonomia, centrale nella filosofia di Liger-Belair. L’azienda viene pensata come un sistema il più possibile circolare, nel quale le risorse vengono prodotte, utilizzate, recuperate e nuovamente messe in circolo. Energia, acqua, gestione del suolo, riduzione degli sprechi e ricerca di nuove forme di autosufficienza rispondono a una logica che è insieme ambientale ed economica: ridurre la dipendenza dall’esterno significa anche aumentare la resilienza dell’impresa.
La stessa impostazione riguarda la cantina. La ricerca sui lieviti parte dalla consapevolezza che ogni parcella e ogni annata presentano caratteristiche differenti. Se il clima aumenta la variabilità, la risposta può essere una maggiore capacità di adattare i processi alla materia prima, anziché uniformare le uve attraverso procedure standard. La filosofia del ciclo della vite arriva così a comprendere l’intera azienda: dal suolo all’acqua, dalla vigna all’energia, dalla fermentazione al legno. Anche ciò che normalmente viene considerato uno scarto può diventare una risorsa. La ricerca riguarda, per esempio, il recupero dell’acqua e, in prospettiva, dell’anidride carbonica prodotta durante le fermentazioni. In questa prospettiva anche la biodiversità genetica diventa un investimento economico e produttivo di lungo periodo. La conservazione della diversità di Pinot Noir e Chardonnay attraverso un conservatorio significa mantenere un patrimonio vegetale capace di offrire, nel tempo, nuove possibilità di adattamento. E riporta l’attenzione anche sulle varietà storicamente presenti in Borgogna e oggi marginali, che potrebbero assumere un ruolo diverso in condizioni climatiche differenti. Il punto, però, resta la Borgogna. Perché ciò che è in gioco non è soltanto la capacità delle singole aziende di adattarsi, ma la tenuta di un modello che ha fatto della precisione del luogo il proprio principale elemento di valore.
 La Côte d’Or rappresenta in questo senso un caso estremo. Qui il valore economico dei vigneti, la reputazione internazionale delle denominazioni e la rarità delle produzioni rendono ancora più importante la capacità di preservare nel tempo la qualità e la riconoscibilità dei vini.
Il cambiamento climatico diventa quindi anche una questione di gestione del patrimonio: proteggere il terroir significa proteggere un capitale costruito nel corso dei secoli. Ed è proprio guardando al futuro che Liger-Belair mantiene un atteggiamento positivo. “Sono ottimista e credo che la Borgogna non sia mai stata così curiosa e pronta a rinnovarsi”, osserva Liger-Belair. La frase racchiude forse il punto centrale della sua visione: innovare non significa necessariamente rompere con la tradizione, ma trovare nuovi strumenti per permettere alla tradizione di continuare a esistere. La sua esperienza mostra quindi una possibile direzione: non opporre tradizione e innovazione, ma utilizzare l’innovazione per rendere la tradizione economicamente e ambientalmente sostenibile nel lungo periodo. L’obiettivo non è produrre di più, consumare di più o dipendere da più risorse. È fare in modo che il sistema abbia la capacità di rigenerarsi. Meno dipendenza, più autonomia. Meno sprechi, più circolarità. E una maggiore capacità di ascoltare la vigna, invece di costringerla ad adattarsi a un calendario sempre più condizionato dal clima. 
In una Borgogna che deve affrontare una trasformazione climatica destinata a incidere sempre più sui suoi equilibri produttivi, la filosofia di Liger-Belair diventa così un esempio concreto di come affrontare il futuro nella parte più preziosa della regione: non fermare il cambiamento, ma costruire un sistema abbastanza resiliente da attraversarlo senza perdere ciò che rende la Borgogna unica.

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