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EXPORT & MERCATI

Un mercato difficile, ma in crescita, trainato dai giovani: le opportunità per il vino in Africa

Il report Iwsr sull’Africa subsahariana tra sfide, possibilità di crescita e ostacoli con i mercati che sono tutt’altro che omogenei
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Il vino può crescere ancora nel mercato dell’Africa subsahariana

Sono tante le sfide che il mondo del vino sta affrontando, in ottica presente e futura, e, tra quelle più importanti e affascinanti, ma meno facili, perché frutto di investimenti mirati, lungimiranza, presenza sul posto, progetti a lungo termine, c’è la ricerca di nuovi mercati. E tra quelli da tempo “sotto osservazione” c’è l’Africa, continente dalla vasta popolazione e dalle potenzialità ancora inesplorate. Ma ancora un mercato di nicchia su cui, comunque, continuare a lavorare (come sta facendo ormai da anni, ad esempio, il Chianti Docg grazie al Consorzio Vino Chianti, e al quale punta anche Veronafiere con Vinitaly e Ita-Italian Trade Agency con Vinitaly Tasting Africa in programma nel febbraio 2027). I numeri che arrivano dal continente africano sono ancora molto distanti, per il vino italiano, da quelli dei mercati principali del settore, ma le prospettive ed i margini di crescita non mancano.
Come sottolinea uno studio Iwsr, l’Africa subsahariana rappresenta una delle opportunità di crescita a lungo termine più interessanti per il settore delle bevande alcoliche, e questo grazie al “traino” di una popolazione giovane, in rapida crescita e in fase di urbanizzazione, e ad una classe media in espansione. Tuttavia, viene spiegato, i mercati sono tutt’altro che omogenei e le condizioni commerciali possono essere complesse e difficili
, rappresentando una sfida anche per gli operatori più affermati del settore.
Secondo i dati Iwsr, i volumi totali di bevande alcoliche nell’Africa subsahariana (coprono Angola, Benin, Botswana, Camerun, Congo, Repubblica Democratica del Congo, Gibuti, Guinea Equatoriale, Etiopia, Gabon, Ghana, Costa d’Avorio, Kenya, Mauritius, Mozambico, Namibia, Nigeria, Riunione, Senegal, Seychelles, Sud Africa, Tanzania, Togo, Uganda e Zambia) sono aumentati dell’1% nel 2025 e si prevede che cresceranno a un tasso annuo composto (Cagr) del 2% tra il 2025 e il 2035. La previsione è che tutte le principali categorie cresceranno nel prossimo decennio.
Tra i settori regionali che si sono distinti nel 2025 figurano le bevande pronte da bere (ready to drink), i cui volumi sono cresciuti dell’11%, ed i superalcolici (+6%). La birra è aumentata dell’1%, mentre il vino ha registrato un calo del 3%. Gli “agave spirits” sono cresciuti dell’8% e si prevede che manterranno un tasso di crescita annuo composto (Cagr) del 5% fino al 2035.
“L’Africa - ha affermato Russell Menezes, direttore della ricerca Iwsr per Africa e Medio Oriente - viene spesso indicata come la prossima frontiera per le bevande alcoliche, e i dati demografici giustificano tale attenzione. La popolazione è giovane, in rapida crescita e in costante urbanizzazione: un fattore strutturale che favorisce la domanda di bevande alcoliche in molteplici mercati”. E poi “il consumo aspirazionale è un tema ricorrente: i marchi di alcolici fungono da simboli di mobilità sociale per le classi medie emergenti, anche durante i periodi di difficoltà economica. I consumatori sudafricani, in particolare, scelgono con cura prodotti di fascia alta per le occasioni speciali, e lo stesso vale per altri Paesi africani come Nigeria, Tanzania, Ghana ed Etiopia”.
Tuttavia, spiega lo studio, emergono sfide economiche che non sono ostacoli temporanei, bensì caratteristiche strutturali del panorama commerciale, senza dimenticare che il consumo di alcol è limitato o vietato in alcuni mercati per motivi religiosi o culturali. Nell’Africa subsahariana, i prodotti locali dominano il mercato, rappresentando il 97% dei volumi di birra nel 2025, secondo i dati Iwsr, l’80% dei superalcolici, l’87% delle bevande pronte da bere (ready to drink), il 59% del vino e il 71% del sidro.
“Non c’è dubbio - conclude Menezes - sull’entità delle opportunità offerte dal mercato delle bevande alcoliche nell’Africa subsahariana, ma il percorso per coglierle è complicato dalla volatilità strutturale, dal persistente predominio di prodotti locali e artigianali a basso prezzo e dalle difficoltà di accesso al mercato”.

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