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Il Chiaretto di Bardolino verso la (seconda) rivoluzione, quella della longevità

Il rosato più prodotto in Italia, con 10 milioni di bottiglie, si misura con la sfida del tempo, punta sulla Corvina e vuole crescere sui mercati

Passato, presente e futuro del Chiaretto di Bardolino in una master class che ne ha raccontato l’evoluzione nei calici a partire dall’annata 2014, inizio della “Rosé Revolution”. Una bella chiave di lettura, che ha portato in profondità la conoscenza del rosato più prodotto in Italia, con 10 milioni di bottiglie, a cui si è aggiunta una seconda master class, che lo ha messo a confronto con i vini rosa di Mosella, Rioja e Provenza, ognuno dei quali presenta una sola delle tre caratteristiche del Chiaretto: acidità, tannicità e sapidità. Con la Rosé Revolution” sono state abbandonate le varietà utilizzate in passato per conferire più colore alla Corvina, che ne è naturalmente scarica, e le macerazioni. Solo pressatura e controllo delle temperature di fermentazione in cantina, vigneti dedicati per produrre uve con caratteristiche ottimali per la tipologia: così si è pervenuti a vini dai colori più chiari, caratterizzati al contempo da acidità e tannicità interessanti, che trovano il loro equilibrio grazie a una spiccata sapidità.

Quando abbiamo cominciato la Rosé Revolution” nessuno pensava ad un Chiaretto che affinasse nel tempo - ha raccontato Franco Cristoforetti, presidente del Consorzio del Chiaretto e Bardolino all’Anteprima n. 13 del vino rosa del Garda veronese - quanto ad un vino che “tenesse” per arrivare su alcuni mercati lontani anche a due anni dalla vendemmia. Oggi, invece, sono sempre di più i produttori che sperimentano lunghi affinamenti. Due importanti degustazioni tenutesi in Francia, dove accanto ai grandi rosé d’Oltralpe è stato degustato anche un Chiaretto di Bardolino 2016, hanno dimostrato come la strada intrapresa con la “Rosé Revolution” nel 2014 sia quella giusta: non solo abbiamo destagionalizzato il nostro vino rosa, ma ne abbiamo dimostrato anche la longevità”.

Dopo nove anni dall’inizio del percorso i profili organolettici dei vini dimostrano che abbiamo fatto e continuiamo a fare la nostra strada non copiando altri vini rosé di successo”, ha sottolineato Angelo Peretti (Consorzio del Chiaretto e Bardolino). “Abbiamo la stessa origine storica dei vini provenzali: l’uso del torchio e, quindi, l’assenza macerazione, l’individuazione di un colore predefinito è stato un necessario e facile punto di riferimento iniziale, che ha “costretto” i produttori a lavorare in pressa e a non lasciare zuccheri residui responsabili di ossidazioni che pregiudicano la tenuta del colore, aprendo alla longevità. Così, nel territorio, è cresciuta una cultura del Chiaretto, che oggi non è più vissuto come un secondo vino”.

La nuova fase della Rivoluzione del Chiaretto di Bardolino, iniziata ufficialmente il 12 aprile 2021 con l’approvazione del nuovo disciplinare di produzione, che ha portato al 95% la quota della Corvina, vitigno autoctono che caratterizza i rossi del Veronese, approda a vini che escono anche a tre anni dalla vendemmia, affinati in acciaio, ceramica, anfora, in rari casi in legno, e poi in bottiglia. Obiettivo che può essere conseguito scegliendo uve con una elevata maturità fenolica a parità di grado zuccherino, e con una vinificazione attenta che, iper ossigenando i mosti, fissi il colore ed elimini altre sostanze ossidabili. Si ottengono così vini di maggior volume e ampiezza.

Il Chiaretto di Bardolino, contrariamente agli stereotipi che affliggono i rosati, è un vino “serio” che nella sua leggerezza presenta una complessità importante. Oggi sono diverse le aziende che declinano il Chiaretto su più etichette, quelle dell’annata e altre pensate per l’affinamento, grazie al quale acquisiscono uno spettro aromatico diverso e più ampio, destinate a un altro tipo di consumo, e che escono a prezzi più elevati. Una strada che aiuta a migliorare il posizionamento nella ristorazione e tra i consumatori più curiosi, che vanno “sensibilizzati” sulla sua spiccata vocazione gastronomica.

Se il vino rosa in generale - Francia docet - è un passepartout, un vino a tutto pasto “il Chiaretto di Bardolino nelle diverse declinazioni - ha spiegato Cristoforetti - è capace di accompagnare un panino al salame come una carne alla brace, grazie a una tannicità leggera che sgrassa diversamente da quella di un rosso: asciuga, ma non allappa. In Italia l’Horeca, con una crescita del 10% nel 2022, ci sta dando soddisfazioni sempre maggiori. Ha invece rallentato l’export, che vale il 60% del totale, con la grande distribuzione tedesca che sta pagando seriamente le conseguenze della crisi internazionale. In ogni caso, contiamo di chiudere l’anno con una crescita globale intorno al 5%, anche grazie all’apertura di nuovi mercati nordamericani e scandinavi”.

Il Consorzio è chiamato a un lavoro molto delicato perché deve fare scelte che accontentino tutta la filiera - ha sottolineato Cristoforetti - come la definizione dei tre “Distretti” al vertice della piramide qualitativa del Bardolino rosso (La Rocca, Monte Baldo e Sommacampagna), o il progetto “Chiaré”, spumante rosa extra dry metodo Martinotti. Non vogliamo governare il mercato riducendo l’offerta, cioè la produzione di uva ad ettaro, ma puntando ad aumentare la domanda per far crescere la produzione lorda vendibile su livelli che garantiscano la sostenibilità economica”, ha concluso la presidente del Consorzio del Bardolino e Chiaretto.


Focus - L’annata 2022 del Chiaretto di Bardolino

Annata con ottima struttura, freschezza e sapidità in equilibrio, nonostante le condizioni meteorologiche estreme: “nella produzione del Chiaretto di Bardolino - ha spiegato Andrea Vantini, a capo Area Tecnica Consorzio del Chiaretto di Bardolino - la selezione corretta dei vigneti, la loro gestione agronomica e la scelta mirata dei tempi di raccolta non sono mai risultati così fondamentali come nell’annata 2022, segnata da cambiamenti climatici estremi in termini di scarsità delle precipitazioni e di elevati livelli delle temperature. La vendemmia è stata anticipata di circa otto giorni rispetto alla media degli ultimi anni. La gradazione zuccherina delle uve è stata superiore rispetto all’annata 2021, mentre l’acidità totale, pur inferiore nei confronti dell’anno precedente, è stata fortunatamente supportata dalle provvidenziali piogge di agosto. Ne è derivata, per il Chiaretto di Bardolino, un’annata dotata, insieme, di ottima struttura, di freschezza e sapidità in equilibrio”.

 

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