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SCENARI

Il futuro del Valdarno di Sopra è bio. Quello della Toscana (anche) nei grandi “cru” di Sangiovese

A WineNews la visione di Luca Sanjust, presidente del Consorzio del Valdarno di Sopra e produttore con la griffe Petrolo
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Luca Sanjust, alla guida del Consorzio della Doc Valdarno di Sopra

La tenuta sul mercato, nonostante tutto, la crescita della produzione, ed un percorso che non si ferma per diventare la prima denominazione italiana tutta biologica, come già lo sono in realtà tutte le sue aziende. È il percorso della Doc Valdarno di Sopra, piccola chicca del vino di Toscana, tutelata dal Consorzi guidato da Luca Sanjust, produttore con una della cantine simbolo delal denominazione, la Tenuta Petrolo. “Il 2020 è stato durissimo soprattutto per la ristorazione, ma alla fine, anche se non si può generalizzare - dice Sanjust a WineNews - il settore ha tenuto e anche la nostra denominazione. Nel 2020 siamo arrivati a produrre 5.200 quintali di uva sui 3.500 del 2015, l’imbottigliato è intorno alle 173.000 bottiglie. Siamo piccoli, ma stiamo crescendo ed è un buon segnale. Sperando di uscire presto da questa situazione, perchè se le cose saranno così ancora a lungo sarà davvero difficile”.
La pandemia ha rallentato anche il percorso per fare del Valdarno Superiore una denominazione, la prima, interamente bio per disciplinare. “È una cosa voluta da tutti, davvero dal 100% dei produttori, che sono già tutti certificati biologici o in fase di conversione. È un percorso intrapreso da tempo, abbiamo trovato ostacoli e resistenze da fuori, ma continuiamo a batterci e prima o poi ce la faremo perchè lo vogliamo tutti. La proposta è già nella modifica del disciplinare che è al vaglio del Comitato Vini, insieme all’allargamento della zona che, io spero già dalla vendemmia 2021, o al massimo dalla 2022, comprenderà non solo il Valdarno della provincia di Arezzo, come oggi, ma anche quello della provincia di Firenze, ricostituendo l’integrità storica e geografica del territorio”.
Territorio che non può che proseguire nella ricerca della maggiore qualità possibile dei propri vini, come testimonia anche lo stesso percorso di Petrolo con i suoi vini, dal Galatrona (ormai un piccolo classico del Merlot in purezza) al Torrione al Bòggina, che nella sua versione “C” (a differenza della “A”, per la quale viene usata l’anfora per la vinificazione, e della “B”, cioè bianca) con la vendemmia 2019 debutta nella versione Riserva. “Una sottolineatura formale della ancora maggiore attenzione e ricerca che vogliamo mettere in questo nostro “cru” di Sangiovese, anche grazie ad una annata 2019 che è stata davvero eccezionale, e che viene dopo altre grandi vendemmie per noi e per tutta la Toscana, come la 2015, la 2016 e la 2018, mentre la 2017 è stata un po’ più problematica. Un passo avanti per noi, in una direzione che, secondo me, può seguire tutta quella parte della Toscana centrale, quindi anche alcune zone del Chianti Classico, per esempio, oltre ovviamente a Montalcino. Ovvero quello zone riconosciute a livello mondiale come terre per i più grandi “cru” di Sangiovese. Sui quali nel mondo c’è sempre più attenzione, e che possono fare ancora più grande la Toscana nel mondo, se si lavora seguendo il modello della Borgogna”.

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