02-Planeta_manchette_175x100
Allegrini 2018
SCENARI

Il futuro di agricoltura e vino passa da paesaggio e Recovery Fund. La visione di Chiara Soldati

La Ceo de La Solca (e nipote di Mario Soldati) tra le 100 imprenditrici italiane al Forum Ue (digitale) Women 2021/2027
CHIARA SOLDATI, FUTURO, GAVI, LA SCOLCA, TERRITORIO, vino, Italia
Chiara Soldati, alla guida de La Scolca, storia del Gavi, e nipote di Mario Soldati

La temporanea revisione delle aliquote Iva sul vino, il rilancio internazionale del Made in Italy vitivinicolo e agricolo. Ed ancora, il riconoscimento di premialità alle aziende virtuose che in questi anni hanno investito in un percorso di ecosostenibilità ed incentivi e per quelle che non le hanno ancora adottate; la garanzia d’accesso ad infrastrutture digitali per una transizione rapida all’agricoltura 2.0. Ad elencare le azioni da intraprendere a sostegno del settore agrifood e vitivinicolo è Chiara Soldati, produttrice con una delle cantine storiche del Gavi, La Scolca (e nipote di uno dei più grandi intellettuali che abbiamo mai guardato al tema agricolo come centrale, Mario Soldati), selezionata tra le 100 imprenditrici italiane protagoniste del Women 2021/2027 Bruxelles, evento organizzato da “Donne si fa storia” e Unioncamere Lombardia in collaborazione con Unioncamere del Veneto, Unioncamere Piemonte e Unioncamere nazionale, che punta a creare un manifesto di dieci punti per dare un contributo concreto alle linee della nuova programmazione dei fondi europei 2021/2027.
“Nel Recovery Fund - spiega Soldati - occorre allocare risorse per investire su un nuovo concetto di agricoltura e sulla tutela del paesaggio come opportunità occupazionale per i giovani e per lo sviluppo dell’imprenditoria femminile, i segmenti più colpiti dalla crisi pandemica”.
Il meeting si focalizzerà anche su come sviluppare nuove idee e innovare le politiche europee per l’agricoltura, che, come ha ricordato Soldati, “rappresentano ancora oggi il 70 % circa dell’intero budget annuale Ue”, aggiungendo poi, riferendosi al contesto attuale europeo, che “la produzione alimentare non possa essere più considerata l’unico fine dell’agricoltura, che è invece un’attività cruciale per contribuire al miglioramento della qualità della vita sotto molteplici aspetti. Dobbiamo inserire a livello europeo, fra i beni pubblici essenziali generati dall’agricoltura, anche il paesaggio. Non a caso la “Convezione europea del paesaggio” sottolinea come un territorio sia percepito dalle popolazioni come risultato di fattori naturali e umani e di un mix delle loro interrelazioni”.

L’intensificazione della produzione agricola, cosi come il tema dell’urbanizzazione e della rigenerazione urbana sono considerati i due principali fattori che mettono a rischio i valori estetici, sociali ed economici del paesaggio. Per comprendere il ruolo strategico dell’agricoltura per una migliore gestione del paesaggio, basta osservare come laddove mancano le cure e le attività di manutenzione del territorio, o dove dilagano attività antropiche con usi della terra impropri e dequalificanti, la natura cerca di riappropriarsi dello spazio perduto causando squilibri idrogeologici. Per questo è sempre più importante coinvolgere gli agricoltori nella gestione del paesaggio, la cui conservazione può essere messa a dura prova dalla pandemia. Il numero degli agricoltori è andato calando negli ultimi anni, in parallelo al diffondersi di pratiche agricole intensive che hanno portato alla scomparsa di terrazzamenti, ciglioni, muretti a secco, siepi che, soprattutto nelle zone montane, avevano contribuito per secoli al contenimento dei fenomeni erosivi. Una risposta che guarda al ritrovamento di un equilibrio tra uomo e natura è data dalla strategia sulla biodiversità e da quella “Dal produttore al consumatore” (Farm to Fork Strategy), fulcro dell’iniziativa Green Deal.
In Italia ancora c’è molto da migliorare, secondo i dati dell’Aea (Agenzia Europea dell’Ambiente) la percentuale cementificata del territorio italiano arriva al 2,8%, al di sopra della media europea, e l’Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale (Ispra) stima un consumo di suolo di 8 m² al secondo. Eloquente è anche lo studio “The Value of EU Agricultural Landscape”, pubblicato dal Joint Research Center (JRC) della Commissione europea, secondo cui il valore del paesaggio agricolo dell’Unione europea nel 2009 poteva essere stimato di 27,1 miliardi di euro, quasi metà dei pagamenti della Politica Agricola Comune (Pac) di quell’anno.
È dunque urgente, secondo Soldati, che le nuove linee guida europee 2021/2027 ed il Recovery Fund riconoscano il mondo agricolo come soggetto attivo nel mantenimento delle risorse naturali, nella gestione e nella valorizzazione del paesaggio e del patrimonio culturale ed identitario dei territori rurali come occasione per generare nuove opportunità occupazionali in particolare per giovani e donne, tra i più colpiti dalla pandemia. Ma unitamente ai temi del green new deal “serve un supporto forte per la tutela delle Igp, Dop e di tutte le denominazioni specifiche del nostro paese, il più ricco in Europa per numero e valori”.
Non viene dimenticata anche la questione relativa all’etichettatura e sulle decisioni europee che guardano a prodotti come vino e salumi come alimenti dannosi per la salute. “Dobbiamo fare qui in Europa - conclude Soldati - una lobby buona e fermare chi sta facendo pressioni sul decisore europeo. È in gioco l’economia e la cultura del nostro paese e delle nostre denominazioni; l’attuale etichettatura fornisce già le informazioni corrette e garantisce al consumatore finale di scegliere consapevolmente”.

Copyright © 2000/2021


Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit


Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2021

Altri articoli