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CRISI COVID

Il “j'accuse” del Chianti: “distanza abissale tra le misure annunciate dal Governo e la realtà”

Giovanni Busi, presidente del Consorzio della Docg più grande d'Italia: “le banche ci chiudono le porte in faccia. La situazione è al collasso”
CHIANTI, CRISI CORONAVIRUS, GOVERNO, vino, Italia
Il presidente del Consorzio del Chianti Giovanni Busi

“È abissale la distanza che separa gli innumerevoli annunci fatti dal Governo attraverso conferenze stampa quasi quotidiane e la realtà con cui puntualmente le nostre aziende fanno i conti il giorno dopo, quando le banche sbattono loro la porta in faccia negando ogni forma di aiuto”. Parole che arrivano dalla denominazione più grande del vino italiano, pronunciate dal presidente del Consorzio Vino Chianti, Giovanni Busi. Parole nette e durissime, che fanno capire quanto sia realmente difficile la situazione per tanti viticoltori e produttori di vino d’Italia, con la denominazione che “si fa portavoce di una situazione ormai non più sostenibile della filiera del vino toscano e nazionale, a causa delle conseguenze sull’economia dovute all’emergenza Covid. Le nostre aziende ormai non sanno più cosa fare. Per ovvi motivi - ribadisce Busi - siamo costretti a continuare l’attività perché l’agricoltura non può fermarsi e uno stop significherebbe per noi abbandonare i nostri vigneti con il rischio concreto di non avere poi la forza di ripartire. Come Consorzio abbiamo preso decisioni drastiche come la riduzione della produzione del 20% con gravi danni economici per le aziende. Una scelta indispensabile per mantenere in equilibrio la produzione con il mercato. Dall’altra parte non possiamo che notare con sgomento e profonda preoccupazione che il Governo, aldilà degli annunci televisivi e dirette Facebook, non ha ancora previsto alcun sostegno concreto per permetterci di sopravvivere”.
Un appello importante, che fotografa una situazione di reale emergenza per un settore che, come abbiamo scritto in questi giorni, affronta una crisi di liquidità importante, fondamentale da risolvere perchè le attività in vigna ed in cantina, come spiegato dallo stesso Busi, vadano avanti per arrivare vivi al dopo pandemia. Una crisi dovuta in gran parte alla paralisi della ristorazione, in Italia ed in tanti Paesi del mondo, le crescite pur importanti degli acquisti per il consumo di vino domestico, siano in gdo o on-line, non riescono a compensare se non in minima parte.
“Noi siamo anche disposti ad indebitarci nell’interesse del Paese per salvaguardare la nostra attività - aggiunge Busi - ma per poterlo fare non possiamo prescindere dalla garanzia che lo Stato deve darci, prevedendo, fra le altre misure, l’annullamento momentaneo degli accordi di Basilea. Perché, e qui ci rivolgiamo al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, è inutile illuderci tenendoci incollati davanti al televisore aspettandoci un aiuto che puntualmente si infrange contro le porte scorrevoli delle banche, dove, in alcuni casi addirittura ci vengono ridotti gli affidamenti. L’agricoltura e gli agricoltori sono al collasso. Continuiamo a pagare i nostri dipendenti che lavorano regolarmente e i nostri fornitori per mandare avanti l’attività nei campi. Dall’altra parte invece non si incassa il vino che abbiamo già venduto prima dell’emergenza, in attesa di capire quando e se riaprirà chi deve pagarci. Le aziende che oggi continuano a vendere lo fanno nella grande distribuzione ma sono un numero assai ridotto rispetto alla mole di piccole e medie imprese della filiera vitivinicola che sono alla disperazione. Il Governo agisca rapidamente con interventi seri e concreti e una volta approvati, allora sì che potrà annunciarli”.

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