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FINE WINE

Il mercato dei “second vin” cresce, e debutta il Massetino 2017, seconda etichetta del mito Masseto

Geddes: “la nuova cantina ci consente di portare avanti il progetto”. Axel Heinz a WineNews: “debutto in 5.000 bottiglie, ma si vedrà anno per anno”
MASSETINO, MASSETO, SECOND VIN, Italia
Massetino 2017, debutta il second vin di Masseto

Quello dei “second vin”, le seconde etichette, idea nata, neanche a dirlo, a Bordeaux, verso la fine dell’Ottocento, nei grandi Chateaux, per dare vita ai vini di qualità non ritenuti tali, però, da essere utilizzati per i primi vini, è un segmento di mercato in forte crescita, negli ultimi anni. Che fa felici sia gli appassionati che vogliono stappare e bere grandi bottiglie che viaggiano a prezzi che sono in media il 35-45% di quelli dei primi vini, almeno al momento dell’immissione sul mercato, che i collezionisti, visto che in molti casi i tassi di rivalutazione di questi vini non è poi molto inferiore a quello delle prime etichette. E sulla scena, in questo senso, ora arriva anche Masseto, il vino italiano forse più costoso e protagonista assoluto nelle grandi aste internazionali, che, ad ottobre 2019, farà debuttare il suo “second vin”, ovvero il Massetino, annata 2017. Un debutto in 5.000 bottiglie, ad un prezzo che sarà grosso modo il 40% di quello del Masseto, spiega a WineNews il direttore della tenuta Masseto, Axel Heinz, e che, proprio per la produzione limitatissima, per il suo debutto, sarà disponibile esclusivamente dai rivenditori selezionati in Italia e negli Stati Uniti.
“Fa parte del naturale sviluppo degli eventi la produzione di un “second vin” ad opera della tenuta Masseto - commenta Giovanni Geddes, Ceo di Masseto - e l’annata 2017 si è rivelata essere la più propizia. La tenuta Masseto sta attraversando un periodo di vero e proprio fermento e la nuova cantina ci permette di disporre del giusto ambiente per poter portare avanti questo nuovo progetto”.
“È un vino che nasce da un processo che esisteva da tempo, perchè in realtà sui vini prodotti dai vigneti di Masseto abbiamo sempre fatto una grande selezione, e ora che Masseto ha la sua cantina, e prende a tutti gli effetti la sua strada, abbiamo pensato che la selezione dei vini che non arrivano a diventare Masseto potessero vivere un loro percorso”, spiega a WineNews Axel Heinz.
“Un nuovo vino è sempre una nuova sfida, e siamo ansiosi di vedere come andranno le cose. Massetino è un secondo vino abbastanza classico, frutto di un’annata particolare, la 2017, che, nonostante il basso livello produttivo in quantità, ha richiesto grande selezione. La prima annata, dunque, sarà di 5.000 bottiglie, ma proprio per la particolarità dell’annata non è un numero da prendere come riferimento. In futuro vedremo, valuteremo annata per annata, ma considerata la produzione media di 30-32.000 bottiglie di Masseto, che il Massetino potrà raggiungere le 10-15.000 bottiglie all’anno. E anche sul prezzo dobbiamo ancora definire i dettagli, ma sarà in media il 40% del prezzo del Masseto”.

Il 2017, ricordano da Masseto, sarà ricordato come una delle annate più calde e secche degli ultimi anni. A causa di un inverno insolitamente mite con temperature di 3 gradi centigradi al di sopra delle medie stagionali, la stagione vegetativa della vite è iniziata con almeno due settimane di anticipo. Ad eccezione di un breve periodo caratterizzato da temperature fresche verso la fine di aprile, l’intera stagione vegetativa è stata dominata da temperature calde e da un clima secco, causando un ridotto sviluppo della chioma. Di conseguenza, il Massetino 2017 riflette le caratteristiche di questa annata: colore scuro e aromi ricchi e complessi, dominato da note di prugne e more mature. Il gusto è ricco e ampio, la struttura si caratterizza per una straordinaria freschezza e fermezza.

Ennesima novità per la celeberrima tenuta bolgherese che fa parte del gruppo controllato dalla famiglia Frescobaldi, che, nelle scorse settimane, ha aperto ufficialmente le porte della sua nuova cantina, progettata dagli architetti del prestigioso studio ZitoMori, scavata in profondità nell’argilla blu su cui sorge il vigneto, tributo fisico e simbolico alla storia della tenuta e alla sua rapida evoluzione: dall’intuizione del potenziale nascosto di una particolare vigna all’affermazione di un vino di fama internazionale.

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