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VINO E MERCATO

Il Prosecco Doc apre al rosè: “possibile produzione di 20 milioni di bottiglie sui 460 totali”

Pinot nero (10-15%) in aggiunta alla Glera. Ed i consumatori d’Italia e del mondo, secondo Wine Monitor, sono già pronti ad acquistarlo
PROSECCO, PROSECCO DOC, ROSÉ, Italia
Il Prosecco Doc apre alla versione rosè, con l'aggiunta di Pinot Nero, e solo millesimato

Il rosè è uno dei trend dominanti del mercato del vino di oggi, e anche il Prosecco Doc ci scommette, e apre a questa tipologia per crescere ancora. Tanto che parte delle risorse del prossimo bilancio saranno destinate a risorse a supportare un’analisi tecnico-economica sull’introduzione della tipologia “Rosato” nel disciplinare della Doc Prosecco. A comunicarlo ufficialmente lo stesso consorzio guidato da Stefano Zanette, nell’assemblea dei soci che ha approvato il bilancio 2018, e le linee guida per il futuro, nei giorni scorsi a Treviso.

“Dobbiamo incrementare le opportunità di narrazione delle nostre produzioni che non potranno essere vendute in un tutto indistinto in cui il valore si perde e si deprime”, ha detto Zanette,
sottolineando come il 2018 si sia chiuso con una produzione in crescita sul 2017, a 3,6 milioni di ettolitri (+10,7%), ma come ancor maggiore sia stata la crescita dei valori (+13,4%, a 2,3 miliardi di euro grazie alla vendita di 466 milioni di bottiglie). E la scommessa sul rosè, andrebbe proprio nella direzione di confermare questo trend: “sarà un modo molto interessante di diversificare l’offerta - spiega Zanette - e credo sarebbe possibile produrre, dopo la vendemmia del 2020, dai 15 ai 20 milioni di bottiglie rosé sui 460 milioni complessivi prodotti nella denominazione Prosecco Doc”. D’altronde, il territorio del nord est Italia è vocato anche alla produzione di spumanti rosè, tanto che il 57% degli imbottigliatori del Prosecco ne produce già. Questo, oltre al successo dei rosati sui mercati del mondo, a partire dagli Usa, è una delle molte ragioni per cui il Consorzio di Tutela del Prosecco Doc ha scelto di proporre all’assemblea dei soci un disciplinare che permetta di introdurre una versione rosé che si chiamerà “Prosecco spumante rosé millesimato”. “Al consumatore apparirà di colore “rosa tenue più o meno intenso, brillante”, con “spuma persistente” e con una componente zuccherina - spiega il Consorzio - da classificare fra quelle di vini “brut nature ad extra dry”. Per ottenerlo, spiega la formula, si useranno uve Glera e una quota di Pinot nero compresa fra il 10% ed il 15%, con indicazione in etichetta dell’annata e immissione nel mercato dal 1 gennaio successivo alla vendemmia. La proposta è stata approvata pochi giorni fa ed ora, tecnicamente, per risultare a tutti gli effetti praticabile, occorre attendere il disco verde delle Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia e, infine, il timbro definitivo del Comitato nazionale vini del Governo”.
E, intanto, il Consorzio del Prosecco ha già sondato il mercato, con una ricerca affidata a Nomisma - Wine Monitor, da cui emerge che in Italia, il 55% degli intervistati ha consumato almeno una volta negli ultimi 12 mesi spumante rosé contro un non così lontano 75% relativo al Prosecco. Il distacco si riduce a tre soli punti nel Regno Unito, principale piazza di esportazione, con un 48% di Prosecco e un 45% per il vino rosé frizzante, mentre negli Usa la tendenza è addirittura capovolta. Sono cioè più gli americani che hanno bevuto spumante rosato (50% almeno una volta all’anno) rispetto a quelli che si sono orientati sul Prosecco (46%). Il quale, sostengono ancora gli studiosi di Nomisma, se esordisse nella versione rosé sarebbe acquistato dal 72% del campione di consumatori italiano, dal 78% di quello americano e addirittura dal 93% degli intervistati britannici.

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