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Il ruolo del vino italiano nel mondo, le sue eccellenze, il primato da strappare alla Francia, le mille sfumature della critica enoica, specie vista dalla parte di “Vinous”, che ha fondato e dirige: a WineNews, il wine writer Antonio Galloni

Italia
Antonio Galloni, fondatore di "Vinous"

Tra le grandi firme della critica enoica internazionale, Antonio Galloni, storico collaboratore del “The Wine Advocate” di Robert Parker e dal 2013 alla guida di “Vinous”, che ha fondato e portato in pochissimo tempo alla ribalta, è tra i più legati al mondo del vino italiano, specie di quello piemontese, con i “Piedmont Report” che, già nei primi anni 2000, facevano conoscere i grandi vini di Langa in tutto il mondo. Da allora, di acqua sotto i ponti ne è passata, sia per Galloni che per l’Italia del vino, pronta, come racconta il wine critic a WineNews, da Collisioni, che chiude i battenti oggi a Barolo, con le ultime degustazioni del Progetto Vino diretto da Ian D’Agata, “a giocarsi il primato con la Francia”.

“L’Italia ha un patrimonio tale, dal paesaggio alla moda, dal cibo alla cultura, che il vino non può essere che al numero uno, al pari di tutto il resto. Per “Vinous” - spiega Antonio Galloni, a WineNews - il Belpaese è importantissimo, abbiamo una squadra di tre persone, me incluso, tra cui Ian D’Agata, che avrà un ruolo sempre più rilevante nella nostra crescita in Asia ed Europa, e Alessandro Masnaghetti, con cui abbiamo in progetto di mappare la Napa Valley”. Punto di forza, ma a volte limite, per il successo del vino italiano nel mondo, è la sua enorme varietà, “uno dei grandi patrimoni dell’Italia, la sua ricchezza principale, specie al Centro Sud, in Regioni come Campania e Sicilia, dove c’è tantissimo da scoprire, è un libro da scrivere in futuro. Al top, ad oggi, almeno a livello internazionale - continua Galloni - ci sono ancora Piemonte e Toscana, con il Veneto ancora dietro, ma la possibilità di emergere c’è ovunque, dalla Val d’Aosta al Friuli: ci sono tante Regioni che non possono che crescere. Ricordo di aver fatto assaggiare ad un amico collezionista un Pinot Grigio 1955 di Terlano che lo lasciò senza parole: è di questo - racconta ancora il critico italoamericano - che abbiamo bisogno, di esperienze così, specie tra le piccole aziende, che meritano di essere conosciute, ma c’è ancora tanta strada da fare”. Specie se vogliamo davvero rimettere in discussione il primato della Francia, che diamo ormai come un fatto assodato ed una realtà incontrovertibile, ma non è così, almeno per Galloni, perché “nel paragone tra Italia e Francia, vorrei ricordare ai produttori italiani che non serve a nulla il complesso di inferiorità nei confronti dei produttori transalpini, è una questione esclusivamente mentale ed impedisce il progresso. L’Italia non deve temere nessuno dal punto di vista qualitativo, la Francia non ha nessun primato inalienabile, anche se tra le quattro zone al top nella produzione rossista (Bordeaux, Borgogna, Napa Valley e Piemonte), due sono Francesi”.

Parole importanti, dette da chi, negli ultimi anni, i grandi cambiamenti che hanno coinvolto il mondo del vino, li ha vissuti in prima persona, decidendo però di dare una svolta al proprio approccio di critico. “Quando ho deciso di lasciare “The Wine Advocate” - riprende il fondatore di “Vinous” - io e mia moglie, che lavorava con me, ci siamo presi un grosso rischio per seguire un sogno, è stata dura, ma a volte è importante affrontare le proprie paure per capire di che pasta si è fatti. Oggi, tre anni dopo, siamo contentissimi, abbiamo lettori in 90 Paesi nel mondo, abbiamo le due app più moderne che ci siano ed abbiamo un grande team: il sogno è quello di fare di “Vinous” la Apple del vino, un posto in cui chiunque vorrebbe lavorare. Abbiamo un modo molto circolare di vedere il nostro lavoro: ogni cosa è collegata, è un caso che faccia il critico, perché ciò che ci interessa è creare progetti che ruotino intorno alla passione. Questo vuol dire fare mappe, eventi, degustazioni, ma sempre come piace a noi”.

A proposito di critica, il discorso vira, naturalmente, sul Sacro Graal di qualsiasi tipo di critica: l’oggettività. “È chiaro che se si parla dei grandi vini riconosciuti nel mondo come tali - dice Antonio Galloni - in un gruppo di 7 o 8 persone converranno tutti o quasi tutti sulla loro grandezza: è la nostra opinione, che si basa anche su una lunga esperienza, ma alla fine la cosa importante è non pensare di porsi su un piano diverso e superiore a quello dei nostri lettori. Io ho solo la possibilità di assaggiare più vini, ma mi piace condividere la mia opinione, non imporre il mio gusto agli altri, non voglio che la gente beva ciò che bevo io, ognuno ha i propri gusti, voglio solo aprire delle porte ai wine lovers. Non solo, e non tanto, con punteggi e giudizi, quanto con racconti di verticali e di aziende che, anche se parlano di vini che possono non piacere, danno informazioni di ogni genere, dalla storia alla geografia, e poi mappe interattive, interviste video, che non hanno nulla a che fare con i punteggi. In tanti anni di lavoro - conclude il fondatore di “Vinous” - ho avuto modo di assaggiare tanti vini, anche grandissime bottiglie, ma i ricordi più belli sono legati alle persone con le quali ero, specie gli amici, più che alle bottiglie. Sarebbe banale nominare Romanée-Conti o Roberto Conterno, che mi piacciono ovviamente molto, ma ciò che amo davvero è stringere la mano ad un contadino con le unghie sporche”.

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