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SOAVE STORIES

Il Soave sa invecchiare bene: la longevità protagonista a Soave Stories e nei calici di WineNews

Garganega e Trebbiano di Soave, terreni vulcanici e calcarei, mappatura dei cru e tanta ricerca sul campo: questi gli ingredienti tanto per cominciare

Il Soave sa invecchiare bene: se c’è una “storia”, fra le tante raccontate durante Soave Stories, che è passata forte e chiara è questa. Complice il terreno (vulcanico e calcareo, ricco di residui marini e ferrosi), due vitigni intensamente radicati in questo territorio (Garganega e Trebbiano di Soave), le condizioni geo-climatiche e, senza dubbio, le scelte sempre più oculate dei produttori, che da circa 20 anni hanno trovato il coraggio di smarcarsi dalla patina di vecchio che offuscava la denominazione e dalla scelta poco lungimirante di molti di puntare sulla quantità a dispetto della qualità. Da allora le storie raccontate sono state tante, a dimostrare la grande dinamicità del territorio e del suo Consorzio: sono state promosse ricerche con diverse Università per studiare vecchi e nuovi approcci alla coltivazione della vite (dalla valorizzazione della pergola, al vigneto Itaca che si “tratta” da solo), si è mappato il territorio, dividendolo in 33 cru (o Unità Geografiche) che aspettano l’approvazione delle istituzioni entro la vendemmia per finire in etichetta, ed è arrivato anche il riconoscimento della Fao come territorio Giahs (Globally Important Agricultural Heritage Systems), patrimonio agricolo di rilevanza mondiale.
Questa crescente consapevolezza, diffusa intorno a diverse tematiche ma in particolare relativa alle potenzialità di invecchiamento della Garganega e del Trebbiano di Soave, è partita nei primi anni 2000 con la manifestazione “Tutti i colori del bianco”, che ha messo le basi per creare una rete informale di esperti, appassionati e ricercatori di tutta Italia, i quali da allora lavorano assiduamente per creare occasioni e studi su vitigni e i suoli più adatti a far durare i vini bianchi nel tempo. I terreni vulcanici fanno sicuramente parte dell’equazione (tanto da aver incuriosito anche l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, che uscirà con una mappa dettagliata di tutti i suoli vulcanici d’Italia), ma anche le caratteristiche dei vitigni non sono da meno. La struttura e la gentilezza della Garganega e l’aromaticità e sapidità del Trebbiano di Soave hanno dimostrato di avere tutte le carte in regola per affrontare un’evoluzione ottimale, presentando terziarizzazioni pulite e interessanti, di inaspettata complessità.
Il Trebbiano di Soave, nello specifico, è stato protagonista di un approfondimento diretto dagli agronomi Ermanno Murari e Paolo Menapace e fortemente voluto dal Consorzio del Soave come momento di riflessione rispetto alla sommessa attenzione che i produttori del territorio dedicano a questo vitigno dalle potenzialità sottovalutate: basti pensare che solo 100 dei 7.000 ettari vitati della denominazione vi sono dedicati, con molte aziende che puntano più sulla Garganega in purezza per i vini d’alta gamma. Eppure il Dna del Trebbiano di Soave parla chiaro: ricco di flavonoidi, corrisponde geneticamente al Verdicchio (vino fuoriclasse fra i bianchi da invecchiamento) ed ha un legame storico fortissimo con i terreni vulcanici dell’areale. Oggi, in assenza di biotopi selezionati dall’areale di produzione originale, si sta puntando sulla selezione massale, proprio per tornare a preservarne la biodiversità, oltre che l’identità ed originalità espressiva. Questa rinnovata attenzione trova un riscontro favorevole in tutti quelle (ancor poche, va detto) aziende che invece hanno investito in questo vitigno, vinificandolo in purezza con risultati sorprendenti.
Tre sono state le occasioni che Soave Stories ha offerto per testare nel calice questa capacità d’invecchiamento del Soave: la degustazione Soave Seven, in cui una trentina di aziende hanno presentato un Soave dell’annata corrente e uno più datata (di almeno sette anni); la degustazione di Soave provenienti dai 10 diversi Cru che hanno coperto 15 vendemmie (dal 2017 al 2002), diretta Kerin O’Keefe, Italian editor di “Wine Enthusiast”; infine una degustazione alla cieca che ha comparato 14 vini provenienti da alcune zone vulcaniche d’Italia, diretta dal Master of Wine John Szabo.

Ecco i migliori assaggi della redazione di WineNews:

Vicentini Agostino, Soave Superiore Il Casale 2013 (100% Garganega)
Note di miele d’acacia, mele e idrocarburi, delicatissimo in bocca, finisce con una notevole spinta sapida

Bertani, Soave Sereole 2005 (100% Garganega)
Intensissimo nel colore e nel sapore, avvolge setoso il sorso di caramella d’orzo e miele di castagno, restando centrale dall’inizio alla fine, sapido

Corte Adami, Soave Decennale 2013 (100% Garganega)
Ginestra, note erbacee, idrocarburo e miele, si rivela sostanzioso in bocca: subito fresco, si allarga sapido, ritornando dolce sul finir del sorso, con leggera nota ammandorlata

Filippi, Soave Colli Scaligeri Vigne della Brà 2006 (100% Garganega)
Aromi di cera, miele d’acacia e bergamotto, il sorso spicca per freschezza e persistenza, finendo profumato e piacevolmente caldo

Filippi, Soave Colli Scaligeri Turbiana 2006 (100% Trebbiano di Soave)
Gli aromi di mela, lime e basilico si addolciscono e ammorbidiscono al naso. In bocca è centratissimo e profondo, finendo leggermente sapido

Portinari, Soave Classico Superiore Ronchetto 2009 (100% Garganega)
Coerentemente ammandorlato sia al naso (con note di erbette fresche) che al palato, dove la morbidezza e dolcezza del miele si alternano ad un leggero senso amaricante e alla sapidità gentile

Suavia, Soave Classico Monte Carbonare 2007 (100% Garganega)
Dal colore vivacissimo, profuma di prezzemolo, mentuccia, miele d’acacia e polvere da sparo. In bocca tondo e sapido e intenso

Suavia, Bianco Veronese Massifitti 2009 (100% Trebbiano di Soave)
Il naso delicato di glicine, basilico, buccia di limone e gesso si intensifica di note candite. La spiccata sapidità si arricchisce di leggera dolcezza, ma il sorso resta verticale e lungo

Franchetto, Soave La Capelina 2018 (100% Garganega)
Fruttatissimo di gelsomino e basilico e gesso, dal sorso largo, ma fresco fino alla fine, dove chiude con leggera dolcezza

GianniTessari, Soave Classico Monte Tenda 2018 (85% Garganega, 15% Trebbiano di Soave)
Naso spiccatamente minerale, mentuccia e buccia di limone, dal sorso centrale, decisamente sapido in entrata per poi bilanciarsi

Rocca Sveva, Soave Superiore Classico Ciondola 2017 (100% Garganega)
Profumato di fiori bianchi, buccia di limone e una nota minerale, che mantiene per tutto il sorso, largo di sapidità e leggermente amaricante nel finale

Balestri Valda, Soave Classico Vigneto Sengialta 2015 (100% Garganega)
Lentissimo, rivela poi un naso delicatamente mentolato, fiori bianchi e note di miele d’acacia, si evolve lento anche in bocca, ben bilanciato fra sapidità e freschezza, note amaricanti e dolci

Stefanini, Soave Superiore Classico Monte di Fice 2015 (100% Garganega)
Miele, fichi, equiseto, basilico, ginestra, note minerali: il sorso inizia rotondo, poi sferzato di sapidità e buona acidità. Forse corto, ma profumato e materico

Gini, Soave Classico Salvarenza 2002 (100% Garganega)
Alloro, miele, mandorla e note di erbette, ginestra e whisky. Il sorso è morbido e caldo, poi si allarga sapido, sorpassato da vene laterali di freschezza. Finisce lunghissimo con note di pasticceria e uvetta sotto spirito.

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