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Il Sole 24 Ore / Rapporti

L’agroalimentare guarda all’estero ... Le piccole imprese chiedono supporto per reggere la competizione mondiale... Food valley. Alla regione il record per Dop, Igp e vini Doc... Ogni anno migliaia di turisti, soprattutto stranieri, prenotano una vacanza o anche solo un tour alla scoperta dei prodotti Dop e Igp (in tutto 26) e dei vini Doc (20) dell’Emilia-Romagna. Il merito va a tutta la filiera agroalimentare che è stata capace, nel tempo, di “cambiare pelle”, di offrire prodotti di qualità con un’attenzione ai nuovi gusti dei consumatori. L’industria alimentare, diffusa in tutta la regione, è particolarmente concentrata soprattutto nella provincia di Parma, che rappresenta uno dei punti di forza dell’economia regionale, con 15.800 addetti impegnati in circa 1400 aziende, dal latte ai salumi e alla pasta. “Questo è uno dei settori anticiclici più importanti, legato al territorio, che difficilmente può essere delocalizzato”, spiega Cesare Azzali, direttore di Confindustria Parma. Che aggiunge: “ma le aziende hanno bisogno di essere sostenute nella loro capacità di proiettarsi sui mercati internazionali in maniera efficace. Alcuni grandi gruppi riescono da soli, ma la filiera è composta da centinaia di piccole imprese e di artigiani che per investire all’estero devono essere sostenute da tutto il sistema”. Nel pieno della crisi economica, la Food Valley parmense riesce però ancora a registrare risultati positivi: nel 2009 le vendite sono cresciute del 3,6% (fatturato complessivo di 7 miliardi di euro) e nei primi tre mesi del 2010 l’incremento è pari al 10,6% (contro il +7% del paese). Molta parte dell’industria alimentare della regione, infatti, pur essendo concentrata sui prodotti tradizionali, è in realtà molto attenta all’innovazione. “L’innovazione - precisa Enrica Gentile, amministratore delegato di Aretè srl, società di consulenza di Bologna - la si ritrova soprattutto nei processi produttivi; nei prodotti, per renderli più sicuri, salutari e “pratici” da consumare; nell’organizzazione delle filiere di approvvigionamento, specie per quanto concerne l’approvvigionamento delle materie prime di qualità; e nelle strategie industriali e commerciali all’approvvigionamento, ma non per questo meno importanti”. È il caso, per esempio, del colosso della pasta Barilla che ha avviato da mesi il progetto “Grano duro di qualità in Emilia-Romagna” che coinvolge l’intera filiera, dai produttori di sementi alle aziende agricole, dai ricercatori alle istituzioni locali. “L’obiettivo - secondo Paolo Cabrini, responsabile della Strategic commodities market intelligence Unit per Barilla - è quello di favorire lo sviluppo di una filiera locale per la produzione di grano duro di qualità, adatto a soddisfare, in modo efficiente, le esigenze dei consumatori, degli impianti di trasformazione di Barilla e degli agricoltori. Il progetto comprende la selezione di nuove varietà, la messa a punto e la sperimentazione di nuove tecniche produttive rispettose dell’ambiente, l’assistenza tecnica agli agricoltori”. Francesco Mutti, amministratore delegato di Mutti spa (+20% di fatturato nel 2009, +10% nei primi cinque mesi del 2010), lo chiama “cammino virtuoso”, quello che l’industria di conserve alimentari compie assieme alle oltre 200 aziende agricole fornitrici. “Per il food - spiega - quello gustativo è uno degli elementi più importanti, assieme alla sicurezza e alla tracciabilità. Ma per fare prodotti buoni è fondamentale una costante ricerca e perfezionamento, a partire dalle materie prime. Per questo ci imponiamo di stare a stretto contatto con i nostri fornitori, facendo formazione alle aziende agricole e pagando di più, ormai da diversi anni, la materia prima”. L’impresa che ha sede a Montechiarugolo (Parma) ha avviato un percorso di riorganizzazione interna per ridurre i tempi di carico e scarico della merce (sia in entrata che in uscita) privilegiando, tra l’altro, i fornitori distanti non più di 70 km dallo stabilimento. “Quest’anno - aggiunge - abbiamo investito oltre 2,5 milioni di euro per migliorare i vari processi di lavorazione del pomodoro, aggiornando costantemente i nostri strumenti di controllo e di verifica della qualità dei prodotti”. Il comparto viti-vinicolo emiliano-romagnolo, che lo scorso anno ha prodotto oltre 2,8 milioni di ettolitri di mosti e vini, oltre mezzo milione in più rispetto al 2008, punta sulla riduzione dell’uso di pesticidi di almeno il 20 per cento. “Sono stati selezionati alcuni produttori modenesi che stanno sperimeritando tecnologie ecologiche e innovative per migliorare la salvaguardia ambientale, a partire dalla coltivazione delle uve”, spiega Giandomenico Tomei, assessore provinciale all’Agricoltura e alla qualità del territorio rurale.

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