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IL TRIBUNALE DI DIGIONE METTE LA PAROLA FINE ALLA VICENDA GIBOULOT, IL “BIO-VIGNERON” DISSIDENTE: CONFERMATE LE ACCUSE, E MULTA DI MILLE EURO, PER NON AVER TRATTATO LE PROPRIE VIGNE CONTRO L’INFEZIONE DI FLAVESCENZA DORATA, COME PREVISTO DALLA LEGGE

Il tribunale di Digione ha messo la parola fine alla vicenda Giboulot, il “bio-vigneron” dissidente, diventato un simbolo per il mondo del vino al naturale, giudicandolo colpevole, non aver ottemperato all’obbligo di trattare le sue vigne con insetticidi chimici in presenza di una pericolosa infezione di Flavescenza dorata, che minacciava anche le sue vigne, vigne in Côte de Beune e Haute-Côte de Nuit in Borgogna. I magistrati hanno confermato così le accuse, in linea con le leggi, che obbligano i viticoltori a trattare chimicamente (la legge francese, è bene ricordarlo, è identica a quella italiana, ndr) in casi come questo: mille euro di multa, una condanna più simbolica che sostanziale, ma che ribadisce i paletti di una legge che, seppur invisa a molti, è pur sempre legge.

Sabato Giboulot era intervenuto al summit dei contadini produttori di vini naturali a Cerea, per ricordare a tutti la sua battaglia, ricordando che “c’è un problema di fiducia dei consumatori rispetto all’alimentazione, di consapevolezza e di necessità di conoscenza sull’uso di sostanze chimiche e di pesticidi in ciò che si mangia e si beve. Di ciò che si usa nel produrre il vino. L’immagine di vino sano che è sempre più debole e fuorviante. Se fossi stato da solo in questa battaglia, solo se non ci fosse stata questa grande mobilitazione e conseguente mediatizzazione sicuramente non ci sarebbe stato il cambio di approccio e atteggiamento da parte dell’Autorità sanitaria e degli Ordini professionali sull’uso dei pesticidi e non si sarebbe riusciti ad influenzare le ordinanze prefettizie su prassi agricole che hanno importanza sulla salute umana”.

Eppure, almeno in Francia, secondo la sociologa Perez Victoria, “la situazione sta evolvendo - prosegue - e lo dimostra il fatto che la condanna sia stata mite. Anche se Giboulot doveva essere assolto. Prima i contadini biologici erano lasciati soli, ora invece sta maturando una coscienza civile, la gente è preoccupata per la salute e l’ambiente e segue queste storie: la campagna pubblica e via internet in difesa di Giboulot ha raccolto ben 800 mila firme per il viticoltore della Borgogna”.

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