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Il vigneto più antico del mondo, quello di Cremisan, in Palestina, rischia di sparire: dall’Alta Corte di Israele arriva il via libera alla costruzione di un muro di 8 metri che allargherà gli insediamenti israeliani di Gillo e Har Gillo

Italia
I vigneti di Cremisan, in Palestina

L’atmosfera natalizia, nella culla della Cristianità, è tutt’altro che nell’aria. L’intifada dei coltelli, come è stata ribattezzato l’ultimo capitolo del conflitto israelo palestinese, non ha fermato l’espansione delle colonie che, dopo aver causato lo sradicamento di ettari di ulivi secolari, adesso minaccia le viti di una cantina simbolo di tutto il Medio Oriente, Cremisan, dove sorge quello che per molti è il vigneto più antico del mondo. Un luogo particolare, tra Beit Jala e la biblica Har Gillo (a pochi chilometri da Betlemme), dove, dal 1895, i salesiani producono vino dalle vigne di cinquanta contadini. Un vino che, negli anni, come ricorda “Repubblica” (www.repubblica.it), ha richiamato l’attenzione di uno degli enologi più importanti d’Italia, Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi. “Produciamo 150.000 bottiglie l’anno - racconta a “Repubblica” il direttore della cantina Ziad Giorgio Bitar - e abbiamo ridotto il numero per premiare la qualità e puntare anche alla esportazione”.

Per questo fazzoletto di terra ci sono state decine di manifestazioni, il Vaticano per anni ha impiegato i migliori avvocati italiani e non solo. Gli appezzamenti, da palestinesi, diventeranno israeliani. Nonostante l’Alta Corte di Israele, ad aprile, avesse rigettato il progetto del Ministero della Difesa israeliana di costruire un muro di separazione nella valle (come raccontato a suo tempo da WineNews, http://goo.gl/dbVpta), presto verrà eretta, sulle vigne di Cremisan, una struttura alta 8 metri, con filo spinato, torrette, luci, telecamere check-point, proprio grazie al via libera, arrivato ad agosto, della stessa Alta Corte di Israele, che ha così smentito sé stessa. “L’impressione - commenta all’agenzia Fides il vescovo William Shomali , vicario del Patriarcato latino di Gerusalemme - è che non si sia mai rinunciato ad appropriarsi di quei terreni del Cremisan, per avere un’area in cui potere allargare gli insediamenti israeliani di Gillo e Har Gillo, costruiti anch’essi su terre sottratte alla città palestinese di Beit Jala, Questa era l’intenzione fin dall’inizio, l’obiettivo cui si mirava anche prima dei pronunciamenti della Corte e a questo si è arrivati ad ogni costo” .

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