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IL LUTTO

Il vino di Sicilia e d’Italia saluta uno dei suoi grandi: ci ha lasciato Diego Planeta

Uno dei patriarchi del rinascimento del vino siciliano, pioniere ed imprenditore coraggioso, creatore e guida di realtà come Planeta e Settesoli
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Diego Planeta nel ritratto di Tullio Puglia

Il vino di Sicilia e d’Italia saluta uno dei suoi grandi: ci ha lasciato Diego Planeta, uno dei patriarchi del rinascimento del vino siciliano, pioniere ed imprenditore coraggioso, in una Sicilia ben diversa da quella di grande fama enoica che conosciamo oggi.
“Una perdita incolmabile, non solo per il mondo del vino italiano, ma per tutti coloro che credono nella forza e nel coraggio di impresa. Un amico e un vero signore, oltre ad essere stato un autentico pioniere del processo di rinnovamento della viticoltura siciliana. Addio Diego, mi mancheranno tanto le tue indicazioni, osservazioni e critiche”, è il saluto e ricordo del direttore WineNews, Alessandro Regoli.

A ricordare una delle figure che più hanno inciso sul vino siciliano ed italiano, soprattutto negli anni Novanta del Novecento, anche Confagricoltura, organizzazione agricola in cui ha vissuto un ruolo da protagonista. “Oltre ad aver ricoperto incarichi di prestigio in ambito vitivinicolo - ha detto il presidente Massimiliano Giansanti - ha speso la sua vita a diffondere la cultura del territorio e della collettività, anche nei momenti più difficili. Da quando nel 1972 venne eletto presidente della cantina sociale Settesoli, a Menfi, con l’obiettivo convinto di far crescere, insieme alla sua azienda, tutte le piccole realtà vinicole della zona. Un obiettivo che Diego Planeta ha perseguito in tutto il suo percorso imprenditoriale, con battaglie personali e sindacali in Confagricoltura, che hanno portato allo sviluppo e alla diversificazione delle aziende di famiglia, in cui ha voluto da sempre coinvolgere figli e nipoti, che da oggi continueranno con convinzione a diffondere il suo messaggio”.
Nato a Palermo il 2 febbraio 1942, Diego Planeta comincia a lavorare presto, a 18 anni. Nel 1967, costituisce a Vittoria, la SIS, società per azioni che opera nel campo dei servizi per l’agricoltura, oggi presente nell’intero territorio nazionale. Successivamente stabilisce il suo “quartier generale” a Menfi, di cui, dal 2012, è cittadino onorario. Qui ha condotto le aziende agricole della famiglia, e il progetto di Cantine Settesoli (di cui è stato presidente dal 1972 al 2011), oggi la più grande cantina cooperativa europea. Dal 1985 al 1992 è stato presidente dell’Istituto Regionale della Vite e del Vino, dove è stato protagonista del rinnovamento e della qualificazione del vino siciliano, avvalendosi di prestigiose consulenze a partire da quella di Giacomo Tachis. Dal 1987 è componente dell’Accademia Italiana della Vite e del Vino. Per il contribuito al processo di internazionalizzazione della Sicilia enoica, nel 2003 ha vinto il Premio Florio. Nel 2004, è nominato Cavaliere del Lavoro dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e riceve la laurea ad honorem, in Scienze e Tecnologie Agrarie dall’Università di Palermo. Nel 2008 è nominato presidente di Assovini Sicilia, carica mantenuta fino al 2011.
In un ciclo di attività così ricco e proficuo occupa un posto privilegiato, evidentemente per motivi che oltrepassano il puro lavoro, l’azienda di Menfi. Nata agli inizi degli anni Novanta ed oggi affidata alla figlia di Diego Planeta, Francesca, e ai nipoti Alessio e Santi, a cui va l’abbraccio di tutta la redazione di WineNews, oggi Planeta si estende su 400 ettari con cinque cantine in cinque particolari terroir dell’isola: Menfi, Vittoria, Noto, Etna e Capo Milazzo.
Una delle realtà più importanti del vino di Sicilia e d’Italia, oggi un fiore all’occhiello della viticoltura di tutto il Belpaese, il cui seme, piantato da Diego, continuerà a fiorire e rifiorire nel lavoro quotidiano della tenuta, guidata da Francesca, Alessio e Santi Planeta.

Focus - Il ricordo di Diego Planeta firmato da Cantine Settesoli
“La mia vita di lavoro non è stata fatica, è stata il piacere della sfida ed il gusto del riscatto; e la cosa che forse mi ha più aiutato è stata la pazienza, così semplicemente definita da Giacomo Leopardi “la più eroica delle virtù giusto perchè non ha nessuna apparenza di eroico””. E’ l’incipit della lectio magistralis dal titolo: “Vino e metamorfosi del territorio. Una Case History: Menfi e le Terre Sicane”. È il 2004 e questo racconto viene enunciato in occasione della Laurea Honoris Causa conferita dall’Università degli Studi di Palermo all’agricoltore Diego Planeta.
All’agricoltore, si, non all’imprenditore, al cavaliere, all’uomo nobile. Tale lui si sentiva e si definiva. Questo dimostravano il suo rispetto per la terra, per gli uomini che questa terra lavorano con fatica ed orgoglio, la sua auto infangata, il suo commuoversi davanti al primo carico d’uva arrivato in cantina, il suo saper ascoltare il ritmo delle stagioni.
Perchè Diego Planeta amava profondamente la sua terra, questa terra fertile ove affondano le sue radici, questa campagna generosa, incastonata tra mare e colline che è Menfi, ma ancor di più amava quella comunità agricola, che con grande caparbietà ha saputo difendere la propria bellezza e identità.
Grazie alla sua guida ed alla sua lungimiranza, in questo lembo di costa di Sicilia oggi c’è una storia unica da raccontare, fatta di uomini, di vigneti e di idee.
Questa è la nostra storia, la storia di Cantine Settesoli, una comunità di 2000 viticoltori che ogni giorno da oltre 60 anni si prende cura di un meraviglioso vigneto di 6000 ettari, difendendone la biodiversità e producendo vini distintivi dal carattere unico, distribuiti in oltre 45 paesi nel mondo.
Senza la sua visione le 5000 famiglie del Distretto delle Terre Sicane non avrebbero contribuito e sostenuto e reso possibile quella metamorfosi, avviando quella trasformazione sociale ed economica fulcro della Lectio Magistralis all’interno della quale Cantine Settesoli assume ruolo centrale.
Diego Planeta soleva dire che di tutte le sue creature Cantine Settesoli era la più amata, e dopo aver tradotto le enormi potenzialità del territorio in azienda feconda, investendo, sperimentando e innovando insieme agli uomini ed alle donne della comunità, dopo aver dimostrato che anche grande è bello e può produrre qualità, nel 2011 aveva fatto quello che definiva un "passo di lato"; proprio come un buon padre di famiglia che ad un certo punto lascia il proprio figlio camminare da solo e viaggiare per il mondo. I risultati oggi raggiunti sono frutto di due elementi: la coesione della compagine sociale, la solidità dell’impostazione gestionale che guarda sempre più alla qualità ed all’internazionalizzazione, la consapevolezza che bisogna lavorare duro per costruire e garantire reddito ai viticoltori”.
“Oggi Cantine Settesoli perde certamente una figura carismatica ed un capitolo importante della sua storia, perchè Diego Planeta rappresenta la storia di questa cantina. I suoi insegnamenti e la sua lungimiranza sono le radici e la traccia del nostro futuro”, commenta Giuseppe Bursi, presidente Cantine Settesoli.

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