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SGUARDO AL FUTURO

Il vino italiano e la pandemia, tra scorte abbondanti di cantina e gestione della produzione

Coldiretti torna ad invocare la distillazione, le Cooperative dell’Emilia Romagna contro il taglio delle rese “nazionale” per i vini generici
Coldiretti, COOPERATIVE, DISTILLAZIONE, EMILIA ROMAGNA, RESE, vino, Italia
I vigneti dell’Emilia Romagna

Anno nuovo, problemi vecchi, per il vino italiano. Perchè la pandemia è ancora ben presente, ed il settore, al netto di dati che parlano di una tenuta complessiva nei volumi dei consumi interni e nei valori delle esportazioni, soffre, e deve fare i conti con la gestione della produzione di vino, guardando a quello che c’è in cantina oggi, ed a quanto potrebbe arrivare dalla prossima vendemmia. A guardare all’immediato è la Coldiretti, che torna ad invocare la distillazione (provvedimento che, peraltro, nel 2020 non ha avuto il successo che ci si aspettava): “oltre 6,9 miliardi di litri di vino sono fermi nelle cantine italiane per effetto della chiusura di ristoranti, bar ed enoteche in Italia e all’estero che ha fatto crollare i consumi fuori casa con gravi difficoltà per il settore vitivinicolo italiano in particolar modo quello legato ai vini a denominazioni di origine e indicazione geografica, a maggior valore aggiunto”, sottolinea l’organizzazione agricola commentando i dati del Ministero delle Politiche Agricole sulle giacenze al 31 gennaio 2021, da cui emerge che “ci sono almeno 150 milioni di litri in più rispetto allo scorso anno. La diffusione dei contagi fa prevedere una aggravamento della situazione per il prolungamento delle misure di contenimento con un forte squilibrio di mercato che rischia di vanificare l’impegno di qualificazione dei produttori per aumentare il valore delle produzioni e il successo sui mercati internazionali dove per la prima volta dopo anni le vendite sono risultate in calo del 3%. Non bisogna perdere altro tempo è ed necessario intervenire con una distillazione di emergenza rivolta ai vini a Do e Ig con l’obiettivo di togliere dal consumo alimentare almeno 200 milioni di litri di vini e mosti a valori paragonabili a quelli di mercato per garantire la sopravvivenza delle aziende. Chiediamo al Governo di intervenire con almeno 150 milioni di euro (valore medio 75 euro/ettolitro) attraverso aiuti nazionali vista la mancanza di disponibilità di risorse aggiuntive garantite per la situazione di emergenza da parte della Ue. Una misura che peraltro consentirebbe di produrre 25.000 litri alcol e gel disinfettanti 100% italiani che oggi vengono in larghissima parte approvvigionati sui mercati internazionali”.
Guardano ai prossimi mesi, invece, le cooperative, ed in particolare l’Alleanza delle Cooperative dell’Emilia Romagna (una delle Regioni che producono più vino in Italia, con nomi di primo piano della cooperazione da Caviro a Terre Cevico, a Cantine Riunite, solo per citarne alcune), a cui non piace la bozza del Decreto Ministeriale Rese inviata dal Ministero delle Politiche Agricole alla conferenza delle Regioni, che “presenta criteri non condivisibili e pericolosi per le specificità regionali in merito alla riduzione indiscriminata delle rese massime ad ettaro dei vini generici. Pertanto, così come chiesto a gran voce dalla Regione Emilia-Romagna, siamo a richiedere un immediato, rapido e definitivo confronto, auspicando un’ampia autonomia delle Regioni nel definire le aree in deroga per queste riduzioni, che altrimenti rischiano di penalizzare fortemente alcuni territori”, chiedono Carlo Piccinini e Cristian Maretti, presidenti Confcooperative FedAgriPesca Emilia Romagna e Legacoop Agroalimentare Nord Italia, in rappresentanza delle cantine cooperative emiliano-romagnole che insieme producono quasi l’80% del vino regionale.
“Da troppi mesi - sottolineano le centrali cooperative - è in corso una “vivace discussione” nella filiera vitivinicola italiana relativamente alle rese ad ettaro dei vini generici. Ci si riferisce in particolare alla revisione al ribasso delle rese massime per questa tipologia di vini, da 500 a 300 quintali ad ettaro, con la previsione di una deroga a 400 quintali ad ettaro per i territori particolarmente vocati a questa tipologia di produzione”. “Guardando ai vini generici emiliano/romagnoli - aggiungono Piccinini e Maretti - dobbiamo orgogliosamente ribadire come nel corso del tempo si sia progressivamente consolidata una filiera che, anche dopo la fine degli aiuti Ue per il sostegno al mercato, sia in grado di collocare l’intera produzione in Italia e all’estero, generando una Produzione Lorda Vendibile (Plv) più che dignitosa per i produttori. Non è un caso se l’Emilia-Romagna non abbia praticamente mai aderito alla misura della distillazione di crisi”.
È bene poi ricordare come per le cooperative vitivinicole questo risultato si traduca in un beneficio economico, soprattutto per i viticoltori di piccole e medie dimensioni largamente maggioritari all’interno delle basi sociali delle cantine cooperative.
“Diventa quindi quanto mai offensivo per i viticoltori di vini generici, quindi non a denominazione di origine - sottolineano i presidenti Confcooperative FedAgriPesca Emilia Romagna e Legacoop Agroalimentare Nord Italia -, venire strumentalizzati come un problema da risolvere con drastiche riduzioni delle rese ad ettaro, e non invece come una risorsa per il Paese. Tra l’altro, è incredibile non cogliere come la riduzione indiscriminata delle rese in Italia porterebbe solo ad una immediata invasione dei vini generici spagnoli, argentini, cileni e sudafricani”.
Sul tema, le cooperative italiane del settore hanno ampiamente ragionato e discusso all’interno del coordinamento vino dell’Alleanza Cooperative Agroalimentari, pensando di trovare un punto di equilibrio accettabile da tutti, incentrato sull’autonomia delle singole Amministrazioni regionali nel definire i territori in deroga e quindi con una resa massima fino a 400 quintali ad ettaro.
“Gli sviluppi degli ultimi mesi, con svariate versioni di Decreto Ministeriale che si sono nel tempo succedute e sconfessate - concludono Piccinini e Maretti - hanno fatto emergere con chiarezza come tali sforzi di mediazione del movimento cooperativo non siano bastati per coinvolgere positivamente l’intera filiera ed il Ministero delle Politiche Agricole. Abbiamo inoltre ricordato a tutti che questo processo di autoregolamentazione mal si addice con il perdurare dell’utilizzo in molti Paesi dell’Unione Europea (Germania, Francia, Paesi dell’Est) ed extra Unione Europea del saccarosio di barbabietola per l’aumento del grado alcolico”.

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