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TERRITORI DEL VINO

“Incontri Rotaliani”: definire l’identità attraverso il confronto

A “tu per tu” la Piana Rotaliana ed il mito Borgogna, tra differenze e analogie, degustazioni e dibattiti, fondamentali per la crescita del territorio
“Incontri Rotaliani”: definire l’identità attraverso il confronto

A volte, definire e raccontare la propria identità, passa dal confronto con altre realtà, magari non più ricche di storia e di storie, ma più conosciute ed affermate del mondo. Possono essere letti così, gli “Incontri Rotaliani 2019. Teroldego e vini di Borgogna”, di scena nei giorni scorsi nel territorio trentino, tra Mezzocorona e San Michele all’Adige, nati proprio per valorizzarla Piana Rotaliana incontrando e scambiando esperienze con altre importanti realtà vitivinicole, con il fine ultimo di ideare una nuova visione di questo territorio.
Ed in questo senso, la Borgogna, mito del vino mondiale, può essere senz’altro di ispirazione, in generale, perché ha fatto del connubio tra cultura, tradizione, terroir e vino il proprio elemento caratterizzante. Non sempre - per usare le parole degli organizzatori - nei territori del vino è alto il livello di autoconsapevolezza delle proprie peculiarità, dei punti di debolezza e soprattutto di forza che possono aiutare l’intera area a posizionarsi ai massimi livelli sui mercati vinicoli internazionali.
La Piana Rotaliana può rappresentare un’eccezione: vi convivono anime differenti, grandi cantine e piccole imprese familiari, interpreti di vini diversi, ma tutti consapevoli delle peculiarità della zona, come ad esempio suoli molto caratterizzanti e variabili anche a poche decine di metri, che solo interpreti ben consapevoli sanno esaltare, ma anche un vitigno sui generis, il Teroldego, forte e delicato al contempo, di antica origine e discendente dalla nobile stirpe del Pinot noir, curiosità che rende ancor più significativo il fatto di avviare questa serie di “Incontri”, partendo dalla Borgogna. Al centro, oltre al vino, nelle degustazioni, temi come archeologia e cambiamenti climatici, terroir e vitigni, differenze e similitudini, tra la Piana Rotaliana e la Borgogna, dove, tra le altre cose, ha sede la cattedra Unesco “Cultura e tradizione del vino”, costituita nel 2007 presso l’Università di Borgogna, e l’unica ad oggi che si occupa, a livello mondiale, di tematiche legate alla vite e al vino proponendosi di sostenere e favorire il dialogo tra i “vigneti” del mondo e coloro che li studiano, organizzando convegni internazionali, seminari e conferenze; attribuendo borse di studio, sostenendo percorsi formativi accademici, programmi di ricerca e pubblicazioni scientifiche e divulgative.
La Piana Rotaliana e la Borgogna, è emerso nei dibattiti, condividono la variabilità dei suoli, anche se questa si è originata da fenomeni diversi, la presenza antichissima della coltivazione della vite e di vitigni caratterizzanti, rispettivamente il Teroldego - prima doc varietale riconosciuta in Trentino nel 1971 - e il Pinot nero, legati da una parentela rivelata da studi genetici dei ricercatori della Fondazione E. Mach 15 anni fa.
“Abbiamo trovato una interessante parentela tra Teroldego e Dureza (un vitigno francese,ndr) - ha raccontato Stella Grando del C3A - Università di Trento - che dimostra per la prima volta uno stretto legame tra due vitigni di lati opposti delle Alpi. L’evidenza genetica ha posto il Teroldego in relazione da una parte con il Syrah (in quanto figlio di Dureza) e dall’altra con il Pinot nero, in secondo grado”. Come dire che il Pinot nero è il nonno del Teroldego e pare che diffondendosi, contestualmente all’espansione dei Romani, probabilmente venne coltivato anche in Trentino prima del vitigno rotaliano.
La Piana Rotaliana ha forma triangolare ed è delimitata dal torrente Noce e dall’Adige, con al vertice la Rocchetta, l’imbocco della Val di Non, ma il percorso di questi due corsi d’acqua è stato “stravolto” a metà dell’Ottocento, sotto il dominio dell’impero austriaco, contestualmente alla costruzione della ferrovia. Per millenni la valle aveva ospitato i meandri del fiume Adige nel quale sfociava, all’altezza di San Michele, anche il torrente Noce, e questo connubio tra terra e acqua si è conservato nei sedimenti che presentano l’alternanza di livelli di sabbie e limi, a strati con elementi litici di natura calcarea o vulcanica oppure con rocce carbonatiche, metamorfiche e magmatiche.
La Borgogna, invece, conta su 5 zone viticole, per oltre 30.000 ettari nell’arco di 230 chilometri da nord a sud, come dire quasi tra la latitudine della Champagne e il Beaujolais.
“Geologicamente il vigneto borgognone è complesso - ha spiegato Francoise Vannier di Adama - Università della Borgogna - con diverse sottoregioni e situato su due entità geologiche distinte. In particolare la denominazioni delle Côte d’Or si trova al limite di zone geologiche diverse. Circolano molte fake news sulla base della costruzione dei terroir della Borgogna. Il modello borgognone della costruzione di terroir che ha generato un mosaico di “Climats”, si racchiude in due elementi soltanto: argilla e calcare presenti a zone in percentuali diverse. I suoli non sono così diversi da giustificare da soli il mosaico dei Climat. Il paesaggio attuale è il risultato di una lunga storia geologica e delle decisioni politiche dell’uomo. Non è mai esistita, come si dice, una grande faglia, l’avvallamento profondo esistente è dovuto a cedimenti, visibili ma non evidenti. E ancora, la mescolanza di rocce di diversa età è dovuta non a una “pieghettatura” degli strati di roccia, ma a fratturazioni oblique che attraversano le Côte trasversalmente”.
Comunque sia, la Borgogna e i suoi “Climats du vignoble” sono patrimonio mondiale dell’Unesco dal 2015 per il loro “valore universale ed eccezionale” e perché la sua scomparsa o alterazione rappresenterebbe una perdita per l’umanità. La “missione Climats”, coordinata dall’omonima associazione, raccoglie le istanze provenienti dalle realtà locali pubbliche e private, con lo scopo di preservare l’autenticità dei Climats, di divulgarne i valori e l’unicità. “Mettiamo in atto azioni di tutela, di sviluppo economico, turistico e culturale - ha sottolineato Catherine Girard dell’Association des Climats du vignoble de Bourgogne e sindaco di Sampigny-Les-Marage in Côte de Beaune - da più di 2000 anni il lavoro dell’uomo ha dato vita a un mosaico di più di 1.000 Climats conosciuti a livello mondiale: Romanée-Conti, Clos de Vougeot, Montrachet, Corton e molti altri. Siamo diventati un riferimento internazionale per la viticoltura di territorio e così si è creata un’unità indissolubile tra i vini prodotti, di altissima qualità, e il bellissimo paesaggio”.
Indicazioni utili anche per una Piana Rotaliana “in cerca d’autore”, se così si può dire, che dagli “Incontri Rotaliani”, organizzati da Consorzio Turistico Piana Rotaliana Korinberg e Alteritas-Interazione tra i popoli-Sezione Trentino, in collaborazione con la storica rivista Civiltà del Bere, con il supporto e la partnership scientifica della Fondazione Mach di San Michele all’Adige - grazie anche all’eterogeneità delle realtà coinvolte che si occupano di vino da diversi punti di vista e con competenze talvolta distanti, esce forse con un’immagine più nitida e tuttavia complessa, da comprendere e raccontare ancora di più.

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