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Indice Fao dei prezzi alimentari mondiali: il 2025 chiude in calo, ma resta più caro del 2024

A dicembre -0,6% su novembre, ma a +4,3% su base annua: rincari per oli vegetali (+17,1%) e latticini (+13,2%), giù cereali (-4,9%) e zucchero (-17%)
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Coltivatori di riso a Bali (credit: Fao/Goran Stavrikj)

Nonostante le tensioni sui mercati agricoli e le dinamiche geopolitiche, il 2025 si chiude con un quadro complesso per i prezzi alimentari globali. Secondo l’indice di riferimento dei prezzi alimentari dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao), il benchmark dei prezzi mondiali delle derrate alimentari segna un calo a dicembre (124,3 punti; -0,6% rispetto a novembre 2025 e -2,3% su base annua), ma l’anno resta più caro del 2024 (il 2025 chiude con una media di 127,2 punti, il 4,3% in più del 2024), trainato dai rincari di oli vegetali e latticini. Dietro questi numeri si intrecciano fattori strutturali e congiunturali: dalla forte domanda di cereali e mais, spinta anche dalla produzione di etanolo, alle oscillazioni dei mercati del riso e dello zucchero, fino alle incertezze legate alle malattie animali e alle tensioni geopolitiche. Un contesto che riflette la fragilità delle catene di approvvigionamento e la crescente volatilità dei prezzi agricoli a livello mondiale.
Nel dettaglio, l’Indice Fao dei Prezzi dei cereali si è attestato a 107,3 punti a dicembre 2025, in aumento del +1,7% su novembre. Il rialzo è stato sostenuto dalle rinnovate preoccupazioni sulle esportazioni dal Mar Nero, che hanno spinto i prezzi internazionali del grano, pur restando sotto pressione per l’ampia disponibilità globale e i raccolti abbondanti confermati in Argentina e Australia. Al contrario, il mercato mondiale del mais ha beneficiato di una forte domanda all’export e della robusta produzione di etanolo in Brasile e negli Stati Uniti, mentre i prezzi del sorgo sono saliti in linea con il mais, nonostante il ritmo lento delle vendite verso la Cina, principale importatore. Anche il comparto del riso ha registrato un incremento del +4,3% su base mensile, con rialzi in tutti i segmenti grazie alla minore pressione dei raccolti, a una domanda più vivace e a misure di sostegno politico. Sul piano annuale, l’Indice Fao dei prezzi dei Cereali si è fermato a 107,9 punti, in calo del -4,9% sul 2024, terzo calo annuale consecutivo, e al livello medio più basso dal 2020. Ancora più marcata la flessione per il riso, che nel 2025 ha segnato una media inferiore del 35,2% sull’anno precedente, riflettendo l’ampia disponibilità esportabile, la forte concorrenza tra esportatori e la riduzione degli acquisti da parte di alcuni Paesi asiatici.
Passando agli oli vegetali a dicembre 2025 l’Indice Fao ha registrato un minimo semestrale, con un calo del -0,2% su novembre, attestandosi a 164,6 punti. La flessione è dovuta alla diminuzione dei prezzi mondiali di soia, colza e girasole, che ha più che compensato il lieve rialzo delle quotazioni dell’olio di palma. In particolare, i prezzi della soia sono scesi per l’ampia disponibilità di esportazioni dalle Americhe, mentre la maggiore produzione di colza in Australia e Canada ha esercitato pressioni al ribasso sul mercato. Per il girasole, la domanda globale debole e la ridotta competitività hanno determinato contrazioni per il secondo mese consecutivo. Al contrario, l’olio di palma ha segnato un lieve aumento, sostenuto dalle prospettive di rallentamento stagionale della produzione nel Sud-Est asiatico, nonostante le scorte elevate in Malesia. Su base annua, l’Indice Fao dei prezzi degli oli vegetali ha raggiunto una media di 161,6 punti, in crescita del +17,1% sul 2024, segnando il livello più alto degli ultimi tre anni a causa delle forniture globali limitate.
Per quanto riguarda la carne, a dicembre 2025 l’Indice Fao si è attestato a 123,6 punti, in calo del -1,3% su novembre, con ribassi diffusi in tutte le categorie, in particolare per bovino e pollame. Il calo dei prezzi bovini riflette quotazioni più deboli in Australia, dove le condizioni stagionalmente secche hanno favorito la riduzione delle mandrie, aumentando la disponibilità di capi per la macellazione e spingendo i prezzi al ribasso. Le quotazioni internazionali del pollame sono diminuite per l’ampia offerta esportabile che ha superato la domanda globale, mentre i prezzi dell’ovino hanno registrato solo lievi flessioni grazie all’ingresso di maggiori forniture stagionali, nonostante la domanda di importazioni resti sostenuta. Anche la carne suina è scesa leggermente, complice la debolezza delle quotazioni nell’Ue e la domanda globale contenuta. Su base annua, l’Indice Fao dei prezzi della carne ha raggiunto una media di 123,2 punti nel 2025, in aumento del +5,1% sul 2024, sostenuto da una forte domanda di importazioni e dall’incertezza del mercato legata a focolai di malattie animali e tensioni geopolitiche. Nel dettaglio, i prezzi di bovino e ovino sono cresciuti sensibilmente su base annua, mentre quelli di suino e pollame hanno mostrato tendenze più deboli.
Infine, il comparto dei latticini ha registrato a dicembre 2025 un calo del -4,4% su novembre, trainato da un forte ribasso dei prezzi del burro, dovuto alla maggiore disponibilità stagionale di panna in Europa e all’accumulo di scorte dopo la robusta produzione nella prima parte dell’anno. Anche il latte intero in polvere ha registrato ribassi, riflettendo il picco stagionale della produzione lattiera in Oceania e la domanda contenuta dalle principali regioni importatrici. Al contrario, le quotazioni di latte scremato in polvere e formaggi sono diminuite più moderatamente: per il latte scremato in polvere (Skim Milk Powder - Smp), l’ampia disponibilità all’export e fondamentali stabili hanno limitato le variazioni, mentre per i formaggi il calo complessivo è stato favorito da mercati ben forniti e domanda europea più debole, nonostante prezzi più sostenuti in Nuova Zelanda. Su base annua, l’Indice Fao dei prezzi dei latticini ha raggiunto una media di 146,9 punti nel 2025, in crescita del +13,2% sul 2024, grazie agli aumenti significativi nella prima metà dell’anno, trainati da burro, latte intero in polvere e formaggi, sostenuti da forte domanda globale e limitate disponibilità esportabili.
Chiude il quadro lo zucchero, con un Indice Fao pari a 90,7 punti a dicembre 2025, in aumento del +2,4% su novembre dopo tre mesi consecutivi di calo. Il rialzo è stato trainato dalla forte riduzione della produzione nelle principali regioni meridionali del Brasile, dovuta a minori volumi di canna da zucchero lavorata e a un minor impiego della materia prima per la produzione di zucchero. Tuttavia, le aspettative di ampie forniture globali, sostenute dai buoni progressi dei raccolti e dalle prospettive favorevoli in India, hanno limitato la pressione al rialzo sui prezzi mondiali. Su base annua, l’Indice Fao dei prezzi dello zucchero ha registrato una media di 104,3 punti nel 2025, in calo del -17% sul 2024 e segnando il valore più basso dal 2020, in un contesto di ampie disponibilità per l’esportazione.

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