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VINO & ITALIA

Internazionalizzazione e sostenibilità: ecco le parole chiave del vino italiano per il 2020

Le priorità per il nuovo anno sono state delineate nell’ultimo cda 2019 dell’Unione Italiana Vini
VINO ITALIANO, Italia
Le parole chiave del vino italiano per il 2020

Uscire fuori dai confini per concretizzare il processo di internazionalizzazione del vino italiano. Obiettivi da raggiungere grazie alla nascita del “Tavolo Vino”, strumento che contiene le linee guida per imporsi nei mercati sempre più importanti come quello asiatico. Nell’ultimo cda 2019, col Sottosegretario alle Politiche Agricole Giuseppe L’Abbate, di Brunella Saccone (Ice), del Capo Dipartimento delle Politiche Europee e Internazionali e dello Sviluppo Rurale del Ministero Giuseppe Blasi, di produttori e dei giovani imprenditori vitivinicoli italiani di Agivi (guidata da pochi giorni dalla presidente Violante Gardini, ndr), ieri a Roma.
Tra i tanti temi trattati un focus particolare è stato dedicato ad internazionalizzazione e sostenibilità, entrambi centrali per il settore. Ernesto Abbona, presidente Unione Italiana Vini (Uiv), ha sottolineato come “l’internazionalizzazione per il vino italiano è una priorità assoluta e rappresenta un’opportunità unica per il nostro settore. Per questo continueremo a lavorare a fianco di Ice e delle Istituzioni. In particolare, continueremo la proficua collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, al quale sono state trasferite le competenze in materia di politica commerciale e promozionale con l’estero e di sviluppo dell’internazionalizzazione del Sistema Paese. Il Tavolo Vino, nato per elaborare le linee guida per la promozione del vino italiano e formulare proposte operative all’Agenzia Ice, è stato confermato e verrà a breve convocato per definire le nuove azioni da intraprendere e i Paesi sui quali puntare, tra i quali l’Asia sarà certamente protagonista anche grazie all’iniziativa di Vinitaly Wine To Asia (che coinvolgerà 500 aziende, di cui almeno il 25% saranno italiane)”. Abbona ha chiarito l’importanza di puntare sulla formazione della cultura del vino nei Paesi esteri, “come stiamo già facendo con gli Usa rivolgendoci a grossi importatori, retailer e wine lovers, e continuare con le operazioni di incoming. Inoltre le azioni e le iniziative di promozione intraprese fino ad oggi vanno rafforzate e, in questa direzione, siamo molto soddisfatti che il “Piano straordinario del Made in Italy”, partito nel 2015, sia stato potenziato e stia assumendo una dimensione strutturale”.
L’Italia vuole diventare un modello di sostenibilità e punta a farlo in tempi brevi.
“Il nostro Paese - ha spiegato Paolo Castelletti, segretario generale di Unione Italiana Vini (Uiv) - è sicuramente tra i più attenti e attivi sul tema della sostenibilità e sosteniamo la volontà del Ministero di arrivare a uno standard nazionale per il vino. Un ringraziamento va al Capo Dipartimento Blasi per il lavoro svolto finora. Ora che è stata chiusa la fase tecnica sulla norma unica di sostenibilità fortemente voluta da Uiv e alla quale abbiamo contribuito significativamente, auspichiamo che in tempi brevi il Ministero delle Politiche Agricole traduca in norma giuridica il lavoro svolto, così che, dopo i diversi passaggi istituzionali, a Vinitaly questa norma venga presentata come realtà, rendendo l’Italia il primo Paese al mondo ad esserne dotato. Sempre sul tema, la nostra volontà è che in Italia, come accade in altri Paesi, la sostenibilità non riguardi solo le singole aziende ma diventi un protocollo di interi distretti viticoli e un passo ulteriore è che venga definito il logo identificativo dei prodotti ottenuti da pratiche sostenibili: una certificazione che garantisca trasparenza sui mercati che favorirebbe aziende e Ministero nella promozione del Made in Italy”.

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