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SECONDA VITA

Isola di Gorgona 2012 - 2022: Frescobaldi festeggia la decima vendemmia del suo “vino giusto”

Il progetto di rieducazione fra l’istituto detentivo e la tenuta toscana è un ponte ormai solido per immaginarsi una vita legale oltre la reclusione

Tutto è iniziato con un’email ripescata da Lamberto Frescobaldi, in cui Maria Grazia Giampiccolo, al tempo direttrice dell’Istituto di Pena Gorgona (isola penitenziaria da 150 anni, l’ultima d’Europa), invitava le aziende vitivinicole italiane a proporsi come gestori del vigneto dell’isola, insieme ai detenuti. Era il 2012, il vigneto era grande poco più di un ettaro, gestito e vinificato (come meglio poteva) da un carcerato siciliano, che possedeva vigne di famiglia. “L’isola era bellissima e io pensavo, pieno di preconcetti, che fosse uno spreco dedicarla ad un centro di detenzione. Invece mi sbagliavo”, racconta Lamberto Frescobaldi, perché gli accessi alla balneazione non ci sono (a parte la minuscola spiaggia dove approdano le barche), rendendo Gorgona una scelta ideale per questo tipo di destinazione. Ma soprattutto per un motivo molto più elevato: la sua bellezza - e la gestione della stessa - permette alle persone sfortunate che vi risiedono forzatamente di riacquistare dignità; di imparare un mestiere che apra uno spiraglio concreto di possibilità futura; di potersi effettivamente immaginare e proiettare a fare qualcosa in un altrove libero tanto spaventoso, quanto agognato.
Sono passati 10 anni da quella risposta, quasi casuale (si scoprì poi che Frescobaldi fu l’unica azienda a rispondere all’appello), e oggi il progetto quindicinale è una macchina oliata che coinvolge 3,5 ettari di vigna condotta a biologico - una porzione minuscola sui 223 ettari totali, perché l’isola livornese è difficilmente coltivabile, essendo composta principalmente da ferrosa roccia vulcanica metamorfica - piantata nel 1999 e ampliata nel 2015 e nel 2018, in parte terrazzata e ad alberello; uve di Vermentino Bianco e Nero, Sangiovese e Ansonica; una piccola cantina di vasche di acciaio e barrique usate, con due pompe e una pressatrice; 2 o 3 detenuti assunti come operai agricoli da Frescobaldi durante l’anno, che arrivano a 5-6 durante la vendemmia. I contratti sono di circa 6 mesi, per dare a più persone possibili l’occasione di imparare il mestiere, ma gli altri reclusi sono comunque impiegati nella manutenzione ordinaria dell’isola e nella cura di animali, come vacche e galline, e di un orto. Sono solo uomini (non sono ammesse carcerate femmine sull’isola), di cui oltre il 50% stranieri, condannati a pene superiori ai 15 anni, ma che per buona condotta meritano di passare gli ultimi anni a Gorgona. Le richieste sono - comprensibilmente - moltissime, ma i posti disponibili solamente 87.
Nonostante le rigidità burocratiche che assillano la gestione delle carceri italiane, la cronica mancanza di budget a disposizione e, in questo caso, il problema del trasporto di materiali e persone in balia del mare e dei suoi bollettini (Rapporto Antigone 2018), gli sforzi congiunti di amministrazione, polizia penitenziaria, educatori e assistenti sociali hanno reso Gorgona un’isola carceraria accogliente e attiva dal punto di vista culturale. Ci sono, ad esempio, una biblioteca a disposizione dei detenuti e un parco giochi per i bambini ospiti durante i colloqui settimanali con le famiglie. Gorgona è visitabile tramite trekking naturalistici organizzati, che prevedono la presenza di un detenuto che racconta momenti di vita quotidiana. Sono previsti mostre d’arte, costituite in percorsi che attraversano l’isola, e di recente è stato istituito un piccolo museo contenente i reperti di una villa romana, scoperta sul posto grazie ad uno scavo archeologico: le guide culturali che prossimamente condurranno le visite al museo saranno affiancate dai carcerati, per renderli partecipi e fornire loro maggiori competenze. C’è inoltre l’intenzione di attivare in futuro corsi di formazione all’interno del ristorante del piccolo borgo colorato, che prepara i pasti nella mensa per gli agenti penitenziari.
Frescobaldi è parte attiva in tutto questo impegno, non solo nell’insegnare il mestiere di operaio agricolo e di cantina (seguiti dal project leader Federico Falossi e dagli enologi Nicolò D’Afflitto e Francesco Duranti), ma creando piccole conquiste d’indipendenza all’interno delle inflessibili regole della prigionia. La gestione quotidiana di un mestiere agricolo impone infatti di trovare alle volte soluzioni repentine a problemi urgenti inaspettati, che un ordinamento carcerario non contempla; ma la collaborazione fra gli abitanti dell’isola (fra azienda, amministrazione, polizia e detenuti) è tale da spianare barriere organizzative apparentemente inviolabili, portando beneficio a tutti. A ciò si aggiunge l’aspetto remunerativo, lo stipendio che la cantina garantisce a chi entra nel progetto e che viene consegnato al detenuto una volta liberato. “Avere a disposizione una discreta somma di denaro che permette di scegliere, di dire no all’illegalità una volta usciti da qui, è ciò che li rende davvero liberi, come in fondo rende liberi anche ognuno di noi” riflette Lamberto Frescobaldi, pensando a quanto sia nostra precisa responsabilità restituire un poco della fortuna, che la vita ci ha casualmente destinato, a coloro che quella fortuna invece non l’hanno avuta. Spesso la stessa Frescobaldi si è anche resa disponibile a “traghettare” questi cittadini in una graduale integrazione nella società libera, assumendoli per un anno in una delle proprie tenute.
Gorgona è prevalentemente montuosa e ricca di vegetazione tipica della macchia mediterranea; è definita da suggestive insenature e baie, formate da una costa che cade a picco sul mare; fa parte del Parco Nazionale Arcipelago Toscano, apparentemente così simile a Capraia, Pianosa, Elba, Giglio, Giannutri e Montecristo. Si trova nel mar Ligure, di fronte a Livorno, a 34 chilometri dalla costa: un’ora e mezza di nave che ci pone mentalmente distanti da ciò che lì dentro avviene. Frescobaldi ha superato quella distanza, crescendo in un palpabile coinvolgimento emotivo e di consapevolezza comunitaria. Un processo che ha trasformato il “progetto Gorgona” - dal rischio di essere solamente una bellissima cartolina - in un concretissimo vino bianco, non solo buono (forse il più buono del gruppo) ma soprattutto giusto. L’etichetta dell’annata 2021 lo esprime letteralmente con gratitudine, verso tutti coloro che la rendono possibile da 10 anni: “Chi arriva qui avverte il medesimo senso di unione e vive le stesse emozioni forti dell’isola. A Gorgona, in armonia con la natura, l’uomo ritrova, nel contatto con la terra, dignità e speranza per il futuro. Uomini con storie e percorsi diversi parlano finalmente la stessa lingua, uniscono forze e competenze per un obiettivo più alto, un progetto sociale giusto che “sa di buono”. Questa decima vendemmia è dedicata a tutti gli uomini di Gorgona, ai direttori, alle autorità, alla polizia e agli educatori, ai partner e ai generosi sostenitori, a tutti coloro che hanno vissuto e raccontato il progetto Gorgona, ma soprattutto ai detenuti e agli enologi, che si sono messi in gioco imparando e insegnando un nuovo mestiere. All’unicità di questo progetto straordinario”.

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