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Italia Oggi

Giovani viticoltori in cerca di Doc…Troppo squilibrio fra domanda e offerta e poche regole chiare. Una palude legislativa rende meno dinamico il settore vitivinicolo italiano, soprattutto ora che la concorrenza internazionale si è fatta più aggressiva. Questa è la fotografia le comparto messa a fuoco nel convegno organizzato a Vinitaly dall’Anga (Associazione nazionale Giovani Agricoltori). Davide Gaeta, docente di marketing all’università di Milano, ha parlato esplicitamente di deregulation; gli altri relatori si sono espressi sulla necessità di realizzare le regole a salvaguardare quelle funzionali, su n quadro normativo più chiaro e più semplice.
La principale preoccupazione dei giovani agricoltori è, però, la sfida dei nuovi mercati e con i nuovi paesi produttori, resa difficile dal contesto di crisi strutturale e non congiunturale. C’è infatti squilibrio fra domanda e offerta e la qualità di vino prodotta è maggiore della richiesta.
Il presidente nazionale dell’Anga, Gerardo Diana, ha sottolineato il lavoro di promozione dell’istituto del commercio estero. Giuseppe liberatore, vicepresidente della federDoc, ha ribadito il ruolo essenziale dei consorzi, una struttura forte che molto ha fatto nell’attività per la valorizzazione e la promozione delle denominazioni d’origine nel mondo, ha detto, «dove è rappresentata tutta la filiera». Per liberatore, è perdente una politica che pensi di contrastare i concorrenti sui costi di produzione, quando questo sono un ottavo rispetto ai nostri, o punti ad accorpamenti fra aziende. La strategia deve tenere conto di altri fattori. La viticoltura europea, ha osservato, «ha qualcosa di diverso rispetto alle viticolture del nuovo mondo, ha il territori, la storia, quello che c’è dietro una bottiglia di vino». Secondo l’imprenditore Stefano Cesari, sui mercati del Sudest asiatico, degli Stati Uniti e del Nord Europa, si possono aumentare le penetrazioni, ma va identificato un brand diverso dalle Doc, che potrebbe essere l’indicazione geografica tipica, o il nome del vitigno. Su quasi 300 denominazioni d’origine quelle che hanno un reale valore mercantile sono meno di 100», ha puntualizzato «questo non vuol dire che la Doc è sbagliata, è un percorso che dà a ciascuno operatore la possibilità di crescere, valorizziamo però l’unicità dei nostri vitigni. E’ una grande carta da giocare».


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