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Italia Oggi

Muro contro muro sul vino ... Le regioni bocciano la riforma europea dell’Omc. Report sul tavolo dei governatori. Pomo della discordia? Gli aiuti alle estirpazioni ... Le regioni italiane si apprestano a bocciare la proposta di riforma dell’Organizzazione comune di mercato del vino, messa a punto dalla Commissione europea. E denunciano la politica “al ribasso” di Bruxelles nel settore vitivinicolo. Un gruppo tecnico di lavoro interregionale ha stilato un rapporto che sarà discusso nel corso della prossima riunione (5-6 dicembre) della Commissione politiche agricole, in Conferenza delle regioni. Dalla lettura del report, di cui ItaliaOggi è giunta in possesso, emerge un giudizio durissimo della riforma. Pomo della discordia il finanziamento delle estirpazioni, previsto dalla bozza di riforma comunitaria, quale misura di riequilibrio del mercato.
L’Ue infatti stanzierebbe circa 2,4 miliardi di euro da erogare in cinque anni per estirpare 400 mila ettari di coltivazioni a vite. Ma le regioni considerano tale proposta “non accettabile”. Per tanti motivi. In primis, secondo il report delle regioni, “le precedenti esperienze in materia non hanno dato i risultati attesi”; in seconda battuta, “i finanziamenti all’estirpazione potrebbero ridurre quella viticoltura di qualità, collocata nelle aree più difficili e impegnative”. Ma non finisce qui. La misura causerà, secondo il rapportò, “gravi danni ambientali e ripercussioni negative sull’occupazione in zone in cui non ci sono altre alternative di tipo occupazionale”. E, dicono le regioni, faciliterà “la penetrazione di produzioni extra-Ue sul mercato”.
Tra l’altro, agli enti territoriali, una simile misura, in un’ottica di progressiva liberalizzazione dei diritti di impianto, appare “incoerente e costosa”. Il rapporto messo a punto dalle regioni quindi chiede che “la cospicua dotazione finanziaria” di cui le attività di estirpazione dovrebbero beneficiare “possa essere meglio utilizzata in favore del compatto per azioni positive in relazione agli aspetti ambientali, occupazionali e allo sviluppo dei mercati”.
Cioè, per potenziare comunicazione e promozione sul settore. Quindi la denuncia: bisogna “passare da un approccio di difesa di un compatto “ridimensionato” a un approccio di attacco che consente di valorizzare appieno il nostro patrimonio produttivo per il significato economico, ambientale e occupazionale e per le valenze storiche culturale e paesaggistiche”. In sostanza, gli enti territoriali italiani lamentano la timidezza della Commissione Ue e avvertono che un simile atteggiamento porterà a “ridimensionare” la produzione vitivinicola europea, esponendola ai venti di una rafforzata concorrenza extra Ue. Ma dal report arriva anche un suggerimento a Bruxelles: “il regime di estirpazione, in forma molto limitata e mirata”, si legge, “potrebbe essere previsto nei programmi regionali (Envelope) per le viticolture non qualitative e senza possibilità di riconversione”. Ma una simile misura dovrebbe essere svolta solo “sulla base di regole stabilite dalle regioni d’intesa con la filiera e con possibilità di modulazione del premio”. E questo per responsabilizzare al massimo le imprese sull’impiego delle risorse che, avvertono le regioni, “dovranno essere prioritariamente destinate ad azioni di sviluppo del comparto”.
Nel report, sono poi contenuti altri no alla commissione. Eccoli, tutti virgolettati: “No alla soppressione degli aiuti per la distillazione dei sottoprodotti. No all’omologazione delle denominazioni d’origine (Do) dei vini alle Dop/Igp”. E questo perché la Do “identifica un prodotto la cui produzione trasformazione ed elaborazione ha luogo in un’area geografica determinata ed è caratterizzata da un’esperienza riconosciuta e constatabile, mentre l’Igp e Dop ha un legame meno forte col territorio e può riguardare solo una delle diverse fasi: produzione, trasformazione, elaborazione del prodotto”. E ancora, “No alla soppressione del titolo alcolometrico naturale minimo nei vini per salvaguardia della qualità. No all’eliminazione del di- vieto di vinificazione dei mosti di importazione” e, dulcis in fundo, “No alla possibilità di indicare varietà e annate in etichetta per i vini da tavola”. Siamo, insomma, al muro contro muro.
(arretrato di Italia Oggi del 2 dicembre 2006) 

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