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Italia Oggi

Vino, annata incoraggiante per l’export ... Un anno positivo, almeno sul fronte dell’export. È questo il “sentiment” che si respira alla vigilia del Vinitaly in un’indagine condotta da Vinitaly e da www.winenews.it, il principale portale del vino italiano, su un campione dei 50 principali produttori nazionali. Il giudizio è stato espresso “a pelle” (per il 44% del campione è stato positivo, per un altro 44% moderatamente positivo e per il restante 12% molto positivo), ma è supportato da elementi solidi, come i contatti avuti negli ultimi mesi con i buyer esteri, sia in azioni promozionali singole sia in missioni più strutturate. Secondo l’indagine, a trovare migliore accoglienza all’estero sono i vini compresi nella fascia di prezzo 5-15 euro franco cantina, così come indicato dal 57% del campione; buona crescita di fatturati anche per i vini di fascia alta tra i 15 e i 50 euro; solo il 13% del campione indica invece una crescita delle vendite nella fascia di prezzo fino a 5 euro franco cantina. Dove si sta orientando l’export di vino italiano, che, nel 2006, secondo l’Istat, ha fatto registrare fatturati per 3,2 miliardi, con un incremento del 7% sul 2005. In testa alla classifica per paese ci sono gli Stati Uniti (35% del campione), seguiti da Gran Bretagna (20%), Russia (20%), Canada (15%), Giappone e India (entrambi al 5%).
Mercati che non hanno o stanno perdendo interesse sono, a sorpresa, la Germania (indicata dal 35% del campione), seguita da Francia (30%) e Cina (15%), mercato che molti produttori non giudicano ancora maturo. Quanto ai canali di vendita preferiti, in testa resta l’horeca, indicato dal 45% del campione, seguito da enoteche/wine bar (35%), gdo (15%) e la vendita diretta (5%). Tra i problemi segnalati, emergono la possibilità di perdita di competitività internazionale (3 1%), la debolezza nei consumi (26%), la concorrenza dei paesi emergenti (17%), le incognite politico-economiche (13%). Come armi per combattere questi possibili elementi di crisi, i produttori indicano la necessità di aumentare gli investimenti in formazione e quelli per la conquista di nuovi mercati. Quasi unanime è però, secondo l’indagine, la richiesta che il nostro sistema punti decisamente su strategie capaci di valorizzare le peculiarità territoriali a scapito di modelli propri del Nuovo mondo, come per esempio l’introduzione dell’Igt Italia, adottando così una linea strategica introdotta di recente dalla Francia.

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