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Italia Oggi

E la Polonia promette bene... ... Si piazza in Europa al secondo posto come attrattore di investimenti, e nel mondo è al 4° posto. Ha un salario medio aziendale che negli ultimi cinque anni è raddoppiate a fronte di un’inflazione di solo il 2%. La Polonia si presenta per l’Italia come la nuova frontiera verso la quale l’export di vino può ancora crescere moltissimo.
È una delle indicazioni emerse nel corso del 62° congresso nazionale dell’Assoenologi che si è tenuto nei giorni scorsi con la partecipazione dei vertici europei del settore viticolo. Con quasi 4 mila aderenti, l’Assoenologi rappresenta gli enologi e cioè coloro che firmano il vino italiano e i suoi lusinghieri successi. Produrre bene, però, oramai non basta ed è indispensabile la massima sintonia con le richieste dei consumatori.
Indispensabile, inoltre, l’attenzione verso i nuovi mercati in cui il vino può crescere visto che nel mondo occidentale i consumi sono oramai stabili.
Con cifre alla mano Francesco Alfonsi, direttore dell’Ice di Varsavia, ha evidenziato gli spazi di incremento che il nostro vino potrà trovare in Polonia dove, oggi, il consumo di birra è di 80 litri l’anno procapite e quello di vino di 3 litri ma è raddoppiato negli ultimi cinque anni. A ciò si aggiunge la capacità di reddito, e una presenza dell’Italia che è fra i primi esportatori di vino verso la Polonia dove, a sorpresa, in cima alla classifica si trova la Bulgaria. Ci potranno essere prospettive anche per i vini di qualità, considerando che al momento il 44% è rappresentato da vino da tavola ma che i gusti si affinano nel tempo.
Da notare che la Polonia produce vino, come ha ricordato Alfonsi, ma che non sarà mai un competitor dell’Italia. “È noto che noi subiamo più la concorrenza dei paesi nuovi produttori”, ha commentato il neo presidente di Assoenologi, Giancarlo Prevarin. Un grande aiuto ai vini italiani in Polonia, e anche negli altri paesi dell’Est, potrà venire dalla diffusione della vera cucina italiana.

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