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Italia Oggi

Ocm vino, nuovo allarme ... Contro le ventilate scelte della Commissione Ue. Bruxelles intenzionata a una riforma radicale. Il no di Confagricoltura... Il 4 luglio si avvicina e sono molto fosche le previsioni per la proposta che la Commissione europea presenterà in materia di Ocm vino. A un anno dalla presentazione della piattaforma dalla quale ha preso il via un fitto dibattito in sede europea, ma soprattutto nei paesi maggiori produttori di vino, Bruxelles sembra intenzionata a ritornare al punto di partenza; vale a dire alle proposte presentate nel 2006, senza tener conto del fitto e polemico dibattito intercorso da allora con organizzazioni agricole e governi, che invece avevano pressoché smontato i capisaldi della riforma stessa: una prima fase di riequilibrio del sistema, con la riduzione della produzione vinicola, con corrispettiva incentivazione all’uscita dal mercato dei produttori marginali e con forti incentivi all’estirpazione; di pari passo saranno eliminati i sostegni alla distillazione;

in una seconda fase, a partire dal 2014, partirebbe il “ri-orientamento al mercato”, con agevolazioni a nuovi impianti e la liberalizzazione delle superfici vitate. Inoltre, la Commissione vorrebbe porre mano alla ridefinizione delle Vqprd e delle Igt, assimilandole alle Igp, che oggi tutelano gli altri prodotti tipici dell’agroalimentare.

Rimarrebbero invece i divieti allo zuccheraggio e all’aggiunta di mosti importati. Se questa fosse la scelta definitiva del commissario Mariann Fischer Boel, ciò danneggerebbe, come dicono in modo unanime le tante voci del mondo agricolo italiano, gli interessi e lo sviluppo di qualità del vino nazionale. Per ricordare i pericoli cui va incontro il comparto, Confagricoltura ha voluto ribadire ieri, nel corso di un convegno a Roma, le sue posizioni e le proposte alternative, indicate al ministero. Secondo il presidente di Confagricoltura, Federico Vecchioni, “la proposta della Commissione è lontana dal mondo agricolo e va fermamente ostacolata”.

Da qui la proposta, inserita in uno studio, presentato da Eugenio Pomarici, docente all’università Federico II di Napoli, con modifiche sostanziali a quelle che dovrebbe contenere il documento di Bruxelles. Secondo Confagricoltura, la liberalizzazione degli impianti farebbe perdere la corretta gestione del potenziale viticolo, “con rischi di crescita eccessiva delle superfici e una caduta del valore della produzione. L’estirpazione è un’operazione inefficace rispetto al problema della mancanza di equilibrio tra domanda e offerta e rischiosa per la stabilità socioeconomica di alcune aree, oltre che molto costosa”. Un deciso no viene anche all’ipotesi di ridefinire le denominazioni. Secondo Vecchioni, “non possiamo condividere l’appiattimento della politica delle denominazioni di origine, la cui protezione riteniamo fondamentale. La Commissione, dando minore importanza alla fase di trasformazione in zona, svilisce le tradizioni produttive e il fattore umano, senza dare il giusto peso alle capacità dei nostri imprenditori”.

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