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Italia Oggi

Un Ocm vino che piace a pochi ... Il commissario Ue Fischer Boel presenta la proposta di riforma. De Castro: sarà lunga mediazione. Aiuti agli espianti. No a zuccheraggio e a fondi per i mosti... Una riforma radicale che aumenti la competitività dei produttori del vino in Europa, riconquisti i vecchi mercati, bilanciando nello stesso tempo l’equilibrio tra domanda e offerta. E che, soprattutto, eviti la sovrapproduzione e gli sprechi nelle sovvenzioni. Parte da qui la strategia messa a punto dal commissario europeo all’agricoltura, Mariann Fischer Boel, per una riforma radicale del settore del vino. Una proposta, quella presentata ieri a Bruxelles, a cui si è giunti dopo un anno di dibattito in sede europea e con i maggiori produttori divino e che ora verrà sottoposta al consiglio per l’approvazione finale. Ma è una riforma che, pur presentando diverse novità rispetto a quanto annunciato, rimane fedele ai capisaldi di fondo: una prima fase di riequilibrio del sistema, per ridurre la produzione totale, soprattutto attraverso l’estirpazione, e una seconda per dare la possibilità a nuovi concorrenti di entrare nel mercato. La proposta troverà graduale applicazione tra il 2008 e il 2013 e riserva comunque alcune modifiche, tra cui la riduzione del 50% delle superfici da estirpare, da 400 a 200 mila con l’introduzione di alcune clausole di salvaguardia.
Potranno essere così esclusi da questa applicazione, che è comunque a carattere volontario, vigneti di montagna o collocati su terreni particolarmente ripidi, fino al 2% della superficie coltivata a vigna. Il tutto sarà accompagnato da incentivi che nel primo anno saranno superiori del 30% rispetto agli attuali e decresceranno nell’arco del quinquennio previsto. Nessun dietrofront sull’eliminazione degli aiuti di mercato come lo stoccaggio pubblico dell’alcol, la distillazione di crisi e gli aiuti al mosti. Quest’ultima misura, ha assicurato Fischer Boel, verrà applicata parallelamente al divieto della pratica enologica dell’arricchimento (zuccheraggio), finora permessa in alcune regioni del Nord Europa, ma vietata nel Sud Europa, cosa su cui insisteva particolarmente l’Italia. Mantenuto anche il divieto di utilizzare mosti importati; e la classificazione dei vini verrà ridotta a solo due categorie, con o senza indicazione geografica protetta. Quanto alla chiave di ripartizione dei finanziamenti comunitari diretti al produttori, la Commissione propone un sistema in cui peserà per il 50% il criterio storico, per il 25% il numero di ettari coltivati e per il 25% la quantità prodotto in ogni stato membro. E se questo meccanismo in principio penalizzerebbe Italia e Spagna rispetto ai criteri delle prime proposte di Bruxelles, la chiave di ripartizione sarà accompagnata da un meccanismo correttivo dell’ultima ora, con il quale verranno compensate in gran parte le perdite dei viticoltori italiani e spagnoli.
Alitalia, in particolare, andranno 3,8 milioni di euro in più a partire dal 2009, oltre ai 160,5 (di cui 29 per le misure di promozione) che le spettano secondo il meccanismo di ripartizione; a partire dal 2015, l’aumento sarà di 7,1 milioni di euro, rispetto ai 214 inizialmente previsti.
Il ministro dell’agricoltura, Paolo De Castro, ha espresso il suo malumore con una semplice frase: “La proposta ci pone nella prospettiva di un lungo e intenso lavoro negoziale”.
Tutte negative le reazioni delle associazioni di categoria. Per il segretario nazionale della Uila-Uil, Pietro Pellegrini, “se la riforma dovesse passare, sarebbe un vero disastro produttivo e occupazionale, peggiore di quello sullo zucchero”, per il presidente di Confagricoltura, Federico Vecchioni, pone “in serio pericolo i nostri produttori di vino e per questo deve essere modificata”. L’unica nota positiva per Vecchioni è il mantenimento del divieto di zuccheraggio, che invece per Paolo Bruni, del coordinamento delle centrali cooperative agricole e agroalimentari (Fedagri Confcooperative, Legacoop agroalimentare, Agci-Agrital e Ascat-Unci), pur essendo positiva. fa nascere riserve sull’efficacia di tale misura soprattutto per quanto riguarda i controlli”.
Per Coldiretti, infine, con lo stop allo zuccheraggio, è stato raggiunto lo storico obiettivo di mettere fine a una pratica ingannevole e lesiva degli interessi dei vini di qualità”.
Tuttavia, “se è vero che è stato adeguato il budget finanziario, restano ancora da negoziare importanti aspetti applicativi, dalle denominazioni alle pratiche enologiche, fino all’etichettatura dei vini da tavola”.

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