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Italia Oggi

Vignaioli in doppio fermento ... Ad agitarli in primis è la riforma europea dell’organizzazione comune di mercato... Tensioni anche per le modifiche alla legge nazionale... Negli ultimi mesi due rivoluzioni, una realizzata, l’altra avviata, hanno agitato il mondo del vino. La prima è la riforma europea dell’organizzazione comune di mercato, la seconda è il restyling della legge nazionale sul vino, contenuto in un dlgs inviato dal governo alle commissioni parlamentari competenti. La prima riforma è frutto di un lungo negoziato tra gli stati membri dell’Unione. La seconda è un’iniziativa del governo, non concertata con gli operatori del settore, che abolisce seduta stante albo vigneti e denuncia delle superfici vitate. Le due riforme non sono andate giù agli operatori.

La riforma europea. Un coup de theatre e nel budget che l’Unione europea ha stanziato per l’Italia sono finiti 60 milioni di euro in più del previsto; apparentemente risorse aggiuntive da dedicare agli aiuti ai mosti concentrati. In realtà uno zuccherino che la politica comunitaria ha dato per far digerire ai produttori italiani la reintroduzione della pratica dello zuccheraggio, prassi inizialmente cancellata dalla bozza di riforma dell’Organizzazione comune di mercato vitivinicolo (Ocm) stilata dalla commissaria all’agricoltura, Mariann Fischer Boel.

Ma il tentativo di colpo di spugna non è andato a buon fine. Contro si sono schierati ben 22 paesi, tra cui la Francia, che utilizza lo zucchero nelle zone del Nord, accompagnata da Gran Bretagna e Nord Europa. A favore, in primis, Roma e Madrid, che hanno anche minacciato di rimandare il varo della riforma al 2008, sotto presidenza slovena. E che, in extremis, hanno strappato un gruzzolo di risorse più cospicuo.

Così, dopo cinque mesi di negoziati e al termine di una maratona di tre giorni, mercoledì 19 dicembre i ministri dell’agricoltura dell’Unione europea hanno partorito la riforma dell’Ocrn vino. Le misure sono riassunte in tabella. Gli obiettivi sono dichiarati: aumentare la competitività dei produttori europei, riconquistare mercati e preservare le migliori tradizioni della produzione vitivinicola del Vecchio continente.

E i numeri? Eccoli: dal primo anno di entrata in vigore della riforma (1 agosto 2008) la dotazione finanziaria di Roma passerà da 190 a 251,3 milioni per poi attestarsi a 376,4 milioni di euro l’anno (rispetto a un bilancio Ue per i
27 stati membri di circa 1,3 miliardi. Rispetto alla proposta iniziale andranno più fondi all’aiuto
ai mosti ancora per un periodo di
quattro anni. Entro il 201 2 la
Commissione dovrà effettuare un
rapporto al Consiglio, per tracciare lo stato di salute del settore alla
luce della riforma. Check-up che
riguarderà anche gli aspetti relativi all’utilizzo di saccarosio e mosti. Bruxelles inoltre ha ammorbi dito le sue pretese in fatto di estirpazione vigneti: i grandi paesi
produttori sfuggiranno alla politica di estirpazione selvaggia: da
400 mila ettari iniziali si è passati a un programma di estirpazione
volontario su tre anni per un massimo di 175 mila ettari, con soglie
massime per paese che non potranno superare l’8% delle superfici piantate a vigneto.
La riforma nazionale. Un decreto legislativo varato giovedì
28 febbraio dal consiglio dei ministri in fatto di regolazione dei
mercati agricoli mette pesantemente mano alla normativa nazionale sul vino e, in particolare,
alla legge 164/92, la legge fondamentale che Io governa (tutte le novità in tabella). Per ogni vino docg, doc e igt sarà istituito, tenuto e aggiornato un fascicolo aziendale delle imprese imbottigliatrici. Il fascicolo aziendale agricolo per i produttori vitivinicoli (per i dati sull’attività di imbottigliamento) dovrà essere attivato on-line, distinto in due parti. I produttori vitivinicoli che imbottigliano il vino vi inseriranno i dati relativi all’attività di imbottigliamento. Gli imbottigliatori che invece non svolgono attività agricola, cioè non producono vino, dovranno istituire un fascicolo aziendale di imbottigliamento. Il dlgs abolisce gli articoli 14 “Denuncia delle superfici vitate” e 15 “Albo dei vigneti ed elenco delle vigne” della legge 164/92. Sostituiti dai dati del fascicolo aziendale.

La norma ha suscitato le perplessità dell’associazione Città del vino, secondo cui la decisione è discutibile, perché “la gestione dei diritti d’impianto resta ancora vigente nel testo della nuova Ocm vino almeno fino al 2014, quando potrebbe esserci la loro liberalizzazione”.

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