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Italia Oggi

Export difeso a colpi di novità ... Per mantenere le posizioni sui mercati esteri gli italiani arricchiscono la gamma... Prezzi fermi malgrado mini-dollaro e materie prime... Il mondo diviso in due, fra le economie occidentali sull’orlo della recessione e le emergenti con gran voglia di crescere, si sta facendo percepire bene anche nel settore del vino. Perché se è vero che i produttori italiani hanno incrementato nel 2007 la quota generale di export del 7,8%, pari a 3,5 miliardi di euro, è anche vero che a gennaio il maggiore mercato di riferimento per il made in Italy, gli Usa, è sceso del 6,7% nei consumi di vino. Non solo. “Siamo stati superati dall’Australia, diventato il primo esportatore negli Stati Uniti”, spiega Giacinto Giacomini, dg di Cavit, cooperativa trentina che ha chiuso il 2007 con un fatturato di 182 milioni di euro, con una quota di export del 75%, quasi il 50% negli Stati Uniti. “Nello stesso periodo, però, l’Australia ha ridotto le vendite dell’11 % rispetto al 2006”, prosegue. L’Italia ha perso il 2%, molto meno della flessione del 18% registrata dalla Francia. A guadagnare terreno sono stati, invece, l’Argentina, con un +4%, e il Cile, +20%. Per gli spumanti è andata molto peggio, visto che hanno dovuto incassare un -45%. “Per fortuna diversi anni fa abbiamo scelto di vendere in euro negli Usa e
non in dollari”, aggiunge Giacomini. “In più dobbiamo tenere i
prezzi fermi, nonostante l’aumento di molte materie prime”.
Ma anche sugli altri mercati europei c’è qualche difficoltà per la contrazione generale dei consumi. Alla quale si aggiunge qualche tassa in più. Il Regno Unito a fine febbraio ha imposto al vino italiano 0,18 centesimi di imposta a bottiglia. “Una scelta che ci penalizza, nel momento in cui stanno premendo i vini australiani e neozelandesi”, spiega il dg.
Anche per il Gruppo Italiano Vini di Valpolicella (Verona), che ha chiuso il 2007 a 294 milioni di euro di fatturato, l’estero costituisce una quota decisiva, il 70%. E gli Usa assorbono quasi il
33% delle vendite. A metà 2007 è nato il progetto Bivio, joint venture fra il gruppo veronese, una piccola cantina californiana e alcuni manager americani di lunga esperienza. “Nonostante ci troviamo nella patria del vino americano”, spiega Rolando Chiossi, presidente di Giv, “la California è sempre stata molto aperta anche agli operatori esteri. Qui vendiamo prodotti classici in maniera innovativa, perché agli americani piacciono le novità”. Allo scopo si usano pubblicità ed etichette particolari, come per esempio una lambretta sull’etichetta della bottiglia, poi venduta al consumatore finale a 12-15 dollari. Nel 2007 Giv ha piazzato negli Stati Uniti 30 mila casse (360 mila bottiglie) per un giro d’affari di circa 600 mila euro. I1 progetto mira ad arrivare a tre, quattro volte tanto. Nel resto degli Stati Uniti la società italiana commercializza i suoi prodotti classici. “Gran parte delle vendite Oltreoceano è in dollari”, riprende Chiossi, “e questo ci mette alle corde. Ma dobbiamo resistere, perché è un mercato troppo importante per rischiare di subire un arretramento.
Sull’altro versante geografico ci sono i famosi paesi emergenti sui quali si concentra l’attenzione di tutto il mondo produttivo. Quello più promettente in questa
fase è la Russia, ma tante speranze si appuntano anche sulla Cina, che, a detta di molte aziende vitivinicole italiane, può trasformarsi in un buon mercato ma si deve attendere almeno una decina di anni prima di un pieno sviluppo. Nonostante ciò, le occasioni per promuovere il prodotto made in Italy non mancano. Il consorzio del Grana Padano e del Prosciutto San Daniele, per esempio, assieme a Cavit, al gruppo Boscolo e a Conserve Italia, apriranno una location a Pechino, durante le olimpiadi, per far conoscere i prodotti italiani.
E a proposito di Oriente, Berlucchi ha scelto Shanghai per inaugurare il Berlucchi Bar Club, il primo flagship lounge della casa franciacortina, che ha chiuso il 2007 con un giro d’affari di 45,6 milioni di euro. Il Bar Club è all’interno di Villa Oro, dimora anni Trenta che raccoglie i migliori nomi della gastronomia, della moda e dell’arte italiana.

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