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Italia Oggi

Vino e marketing dei paesi tuoi ... Gli esperti: poche pianificazioni, serve ancora molto lavoro...Il mercato del vino è sempre più globalizzato, difficile
da prevedere, differenziato da paese a paese. Per
questo servono marketing e analisi di mercato, che di per se stessi non sono il viatico per il successo, ma aiutano a interpretare le tendenze e a capire verso quale direzione si stanno muovendo i singoli mercati. Lo studio di Nomisma, presentato ieri al Vinitaly. indica un settore molto cambiato negli ultimi anni: tra il 2001 e il 2006 è cresciuto del 76% (da 12,7 a 22,4 miliardi di dollari), ma il consumo è molto cambiato; è fortemente sceso nei mercati saturi (Italia e Francia), è cresciuto in quelli innovativi (Stati Uniti e Gran Bretagna) ed emergenti (Cina, Russia, India). Sono anche mutati i rapporti di forza tra paesi produttori: tra il 1996 e il 2006, la Francia ha perso quasi il 6% di quote di mercato (dal 41,5 al 34,9%), l’Italia ha tenuto (-0,8%), mentre i concorrenti emergenti, come Australia, Cile, Usa, Sud Africa e Nuova Zelanda, sono passati da una quota di mercato complessiva di periodo del 10,8% a quella del 2 1,5%. Se i volumi di export di vino italiano sono leggermente scesi, non così i valori, che hanno registrato un balzo del 277% tra il 1991 e il 2007, grazie soprattutto al continuo aumento della qualità e quindi del prezzo delle singole bottiglie. I mercati di riferimento restano sempre Stati Uniti (+86,3% in valore tra 11 2000 e il 2006), il Regno Unito (+63%), la Germania (+40,8%; ma resta prima quanto a volumi). Incrementi assai più rilevanti si sono registrati con i paesi emergenti, ma i numeri di partenza erano quasi inesistenti, anche se questi mercati sono potenzialmente i più promettenti per il futuro. L’Italia ha anche incrementato le sue quote
di mercato: in Usa, nello stesso periodo, è passata dal 29 al
31%, nel Regno Unito dal 10,9 all’11,5%, in Germania dal 36,2 al 37,9%, grazie anche ai prezzi medi più contenuti rispetto a molti concorrenti. Ma questi numeri non bastano ancora a spiegare il fenomeno: entrando in nuovi mercati, quali sono i canali più opportuni di vendita? Tre opinion leader del
settore, Rolando Chiossi, presidente del Gruppo italiano vini (numero uno per produzione ed export in Italia), Donatella Cinelli Colombini e Chiara Lungarotti due importanti donne del vino, che hanno fatto dell’export un loro cavallo
di battaglia, hanno ribadito il quadro di generale incertezza, con un potenziale anno di transizione (Chiossi), ma con la necessità di accelerare con il marketing, quasi sconosciuto alle imprese (Cinelli Colombini) e con i rapporti con gli importatori, necessario veicolo per la vendita internazionale (Lungarotti). Resta tuttavia un quadro di fondo
positivo. Ma per rimanere tale, serve ancora tanto, ma tanto lavoro.

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