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Italia Oggi

Così l’Italia vuole fare breccia nella Grande Muraglia ... Il vino italiano si appresta a fare breccia nella Grande Muraglia. Il mercato enologico cinese e’ un grande iceberg che tuttavia non riesce ad emergere. Mercato interessante, ma difficile. La Cina ha un potenziale molto grande per il vino toscano ma presenta ancora troppe complicazioni, in particolare di carattere burocratico e il problema più evidente è che esiste una sorta di oligopolio fatto da una decina di soggetti che controllano l’ingresso delle merci. È questo lo scenario del mercato del vino in Cina tracciato a Verona in occasione del focus di Vinitaly. Per il vino italiano la Cina è un sogno che anno dopo anno si sta facendo realtà, grazie una crescita lenta ma progressiva, in attesa di una deregulation che favorisca un mercato dalle potenzialità enormi. E, secondo gli esperti, vale la pena pazientare e proseguire nel processo di internazionalizzazione del vino italiano nel Paese più popoloso al mondo. Oggi i consumatori abituali sono poco più di 10 milioni ma, secondo i dati presentati, si stima un potenziale di mercato attorno al 5-10% della popolazione: circa 100 milioni di consumatori che nel 2009 stapperanno 750 milioni di bottiglie; nel 2011 la cifra dovrebbe superare il tetto di un miliardo. Un processo di occidentalizzazione che gli analisti ritengono essere tanto ineluttabile quanto lento, a causa delle evidenti distanze culturali tra i due mondi, ma su cui l’Italia deve scommettere sin d’ora. Come ha fatto Vinitaly, che ha proposto 10 anni fa i vini italiani sul mercato cinese con China Wine a Shanghai diventato, dopo sei anni di presenza, Vinitaly China nel 2004. La fascia di prezzo destinata a crescere con percentuali a tre cifre si riferisce proprio al target dell’offerta italiana, ovvero la fascia alta per i vini con un valore oltre i 6 euro. Scenari promettenti, sicuramente più del presente: adesso le bottiglie importate rappresentano solo il 5% o del mercato e di queste il 45% proviene dalla Francia. L’Italia è al terzo posto dopo l’Australia, ma nel 2007 ha registrato un incremento del 177%.

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