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Italia Oggi

Eppure l’export duplica ogni anno ... Vattani: il vino importato si beve solo nelle grandi città... La Cina non rappresenta ancora un mercato ampio per i vini italiani ma offre interessanti opportunità commerciali nel medio e lungo termine. Le statistiche
dell’Istituto nazionale per il commercio estero dicono che dal 2003 le esportazioni di vino made in Italy ogni anno quasi raddoppiano in valore. L’Italia è al quinto posto tra i paesi esportatori con una quota di mercato del 9%. Nel 2007 l’export del Bel paese ha raggiunto i 13,2 milioni di euro. E soprattutto vino in bottiglia, per il quale l’Italia si colloca al terzo posto tra i paesi esportatori dopo Francia e Australia. Segue il prodotto sfuso, quindi il vino spumante. In Cina ci sono più di 10 milioni di consumatori abituali di vino e quasi il doppio sono quelli che si accostano episodicamente alla bevanda. Il consumo pro-capite nazionale è pari a 0,38 litri l’anno mentre nelle città si arriva a 0,7 litri. “Certo, siamo ancora lontani dalla media mondiale di 4,5 litri, ma e stime prevedono che queste cifre aumenteranno clamorosamente nel corso dei prossimi anni”, assicura il presidente dell’Ice, Umberto Vattani, infaticabile alfiere del prodotto italiano nel mondo. Il consumatore tipo cinese si caratterizza per un reddito alto, ha tra i 30 e i 45 anni e un alto livello di scolarizzazione. Vive in città e beve al ristorante o al bar perché considera il vino urto status symbol. E nella realtà è proprio così, perché tra dazi, tasse e ricarichi il prezzo dal produttore italiano al consumatore aumenta anche fino a 7-8 volte.
“Ecco perché in Cina per vedere qualcuno portarsi alle labbra un calice della bevanda di Bacco bisogna andare nelle grandi città”, continua Vattani. “Il consumo di vino d’importazione è molto limitato al di fuori dei grandi centri urbani dove invece impazza il vino rosso, vero e proprio drink di tendenza nei Lounge, nei locali notturni, nelle discoteche e in alcuni ristoranti esclusivi”, dice ancora il presidente Ice. “A Hong Kong, complice l’azzeramento del dazio grazie anche alle pressioni francesi e italiane, abbiamo una situazione particolarmente promettente e infatti a Vinexpo quest’anno la presenza italiana è raddoppiata , conclude l’ambasciatore. A Shanghai i rossi d’importazione hanno conquistato 1’80% del mercato. Sono soprattutto vini francesi e italiani, presenti da anni e il cui marchio è ben conosciuto. Ma attenzione, non si parla di Cabernet o di Brunello: la maggior parte dei consumatori preferisce vini giovani, dal gusto semplice, invitanti e soprattutto economici.

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