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Italia Oggi

Montalcino resta col fiato sospeso ... Cencioni risponde a Zaia: nessuna modifica del disciplinare... Solo Sangiovese “grosso”, o
anche Merlot e Cabernet? Sapere cosa ci sia dentro
una bottiglia di Brunello di Montalcino non c’è riuscita neanche la commissione dell’Agenzia federale americana per l’alcol e il tabacco che martedì scorso all’Enoteca di Siena ha incontrato i rappresentanti del Consorzio del Brunello. C’è ancora da aspettare i risultati delle analisi che ha disposto la magistratura senese. Di certo c’è che sotto indagine della Procura sono finiti anche alcuni ispettori del consorzio, con l’accusa di non aver fatto i controlli dichiarati. Ed è certo anche che dentro una bottiglia del vino più famoso del mondo ci sono innumerevoli polemiche. Quelle che il neoeletto presidente del Consorzio, Patrizio Cencioni, cerca di smorzare con il ministro Zaia. Nonostante nel question time alla camera il ministro abbia affermato: “gli Stati Uniti ci hanno chiesto in più occasioni rassicurazioni, che abbiamo cercato di fornire sia sul fronte diplomatico sia su quello tecnico. Ciò mi ha visto costretto, per la prima volta nella storia del ministero, a emanare un decreto e, quindi, a esonerare il consorzio di tutela dai controlli”, il presidente sostiene che “non vero che siamo stati esclusi. E’ stato istituito un comitato di garanzia che è una garanzia anche per il nostro operato”. Patrizio Cencioni,, proprietario dell’azienda Capanna, 12 ettari a Brunello, 52 anni passati tra le vigne di Montalcino, succede a Francesco Marone Cinzano dimissionario. È stato eletto all’unanimità alle 14 di giovedì scorso e la nomina è stata salutata da un timido applauso dei 18 componenti del cda e da un brindisi a base di Brunello. Cencioni rappresenta la tradizione, suo nonno ha fondato il Consorzio, e non vuol sentir parlare di modifiche del disciplinare. Così, rispondendo a Zaia che aveva aperto a un eventuale restyling in tempi rapidi, dice: “La questione non è all’ordine del giorno. Se c’è una proposta questa deve arrivare dall’assemblea dei soci”. Anche le polemiche avvelenano i produttori. “Pensavamo di essere uniti”, commentano senza voler apparire, “in realtà siamo tutti contro tutti. Ognuno cerca di pugnalare l’altro”. E questa guerra interna fa paura. “Per adesso c’è stato solo un grosso danno d’immagine, speriamo che non si traduca anche nelle vendite”. E per questo chiedono alla magistratura di fare presto. “Ci devono dare al più presto risultati e risposte”. Una delle accuse che si rinfacciano a Montalcino è di non aver fatto squadra, di aver fatto trapelare le notizie riservate dell’indagine della magistratura. Contrariamente a quanto avvenuto, invece, a Montepulciano. Qui nessuno dice niente. Tutti si trincerano dietro
i “no comment” e la procura non lascia trapelare nulla. Anche l’autosospensione immediata del presidente Luca Gattavecchi ha messo la sordina alla vicenda. Quel che si conosce è che, oltre alla Vecchia Cantina, azienda con fatturati legati anche alla gdo, potrebbero essere coinvolte altre due aziende. In questo caso la contestazione sarebbe quella di aver usato uve provenienti da altre zone d’Italia per assemblare il Nobile di Montepulciano.

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