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Italia Oggi

Wto, non è un affare Nord-Sud ... Il d.g. Lamy: da salvaguardare quanto raggiunto a Ginevra. Le reazioni all’indomani del fallimento dei negoziati sulla liberalizzazione del commercio... Il fallimento del negoziato di Ginevra sulla liberalizzazione del commercio internazionale non deve essere letto come un “affare tra Nord e Sud” e bisogna salvaguardare gli accordi raggiunti nei nove giorni di colloqui. Lo ha detto il direttore generale dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto), Pascal Lamy, all’indomani della sospensione delle trattative, cominciate a Ginevra, lunedì 21 luglio scorso, per trovare un accordo sui negoziati lanciati a Doha, capitale del Qatar (da qui il nome di “ciclo di Doha”) nel 2001 e mai applicati. I negoziatori sono “inciampati su un ostacolo in realtà imprevisto, la definizione di una clausola di salvaguardia volta a proteggere i paesi invia di sviluppo dai picchi delle importazioni, nella misura in cui dovevano ridurre le loro tariffe”, ha ribadito Lamy, “sulle questioni agricole, in realtà, i negoziati non opponevano solo i paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo, ma anche i paesi esportatori e importatori”.
Per questo motivo, ha sottolineato il numero uno del Wto, non si può leggere il fallimento dei negoziati solo come un “affare tra Nord e Sud. La definizione di nuove norme per il commercio internazionale è un lungo cammino tra un punto di partenza e uno di arrivo”, ha ammonito, e le attuali difficoltà testimoniano semplicemente “un nuovo paesaggio mondiale nel quale le potenze emergenti, Cina, India, Brasile e Indonesia, vogliono lasciare la loro impronta sulle norme del commercio mondiale”. Tuttavia, bisogna salvaguardare quanto è stato raggiunto nel corso dei colloqui.
“Sono stati fatti progressi enormi, ma non completamente sufficienti” per arrivare a un accordo tra i 153 membri del Wto. “Dopo aver fatto i due terzi del lavoro”, ha concluso, “ora occorre sapere se i membri del Wto vogliono costruire il resto”. Sulla stessa linea il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, che, esprimendo il proprio “profondo rammarico”, ha assicurato che
“l’Ue farà tutto ciò che è in suo potere” per raggiungere un accordo.
Anche il ministro tedesco dell’agricoltura, Horst Seehofer, ha chiesto di continuare i colloqui, mentre più critica la posizione della Francia, che, per bocca del suo ministro dell’agricoltura, Michel Barnier, ha avanzato dubbi sulla Wto, chiedendosi se sia l’unica sede adatta per discutere di accordi commerciali su agricoltura e beni alimentari.
Passando all’Italia, concordi il ministro alle politiche agricole, Luca Zaia, e le associazioni di settore, Cia e Confagricoltura: nessun accordo è meglio di un cattivo accordo. Il ministro Zaia infatti ha sottolineato: “Prendo atto del fallimento di una trattativa in cui si è provato in tutti i modi a penalizzare il sistema agricolo italiano e più in generale europeo. È pur vero che, grazie agli sforzi dei nostri negoziatori, nel corso delle trattative abbiamo portato a casa importanti risultati, in particolare per ciò che concerne l’elenco dei prodotti tropicali”. Ma, ha ribadito, “l’esclusione dei prodotti di Indicazione geografica protetta avrebbe però provocato conseguenze drammatiche per tutto il comparto”.

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