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Italia Oggi

Per il popolo dello spritz bar vietati dopo mezzanotte ... Legittimo l’obbligo di chiusura imposto dal sindaco di Padova... Niente spritz nei bar di Padova dopo mezzanotte. È lecita, infatti, l’ordinanza del sindaco che riduce l’orario dei bar del centro. È quanto ha deciso il Tar del Veneto, con la sentenza n. 3251 del 22 ottobre, che ha respinto il ricorso di cinque titolari di esercizi pubblici. Il sindaco di Padova, nel maggio di due anni fa ha emanato l’ordinanza impugnata in quanto in alcune zone centrali della città nelle ore del tardo pomeriggio e della sera si trasferisce il popolo degli spritz (un aperitivo alcolico). Secondo il sindaco, il numero dei frequentatori e le modalità di ritrovo creano rilevanti problemi di ordine pubblico che si aggravano nel corso della notte, impedendo ai residenti il riposo ed anche l’accesso alle loro abitazioni. In pratica l’abitudine modaiola determina un concreto pericolo per l’incolumità dei cittadini, l’igiene e il decoro pubblico. E non è un caso se, a sostegno del comune, costituitosi in giudizio, sono intervenuti un bel po’ di cittadini, fatto questo decisamente inusuale. Secondo i ricorrenti, che hanno impugnato il provvedimento sindacale per una molteplicità di ragioni, alla fin fine il comune di Padova invece di sanzionare gli autori delle violazioni delle norme in materia di polizia urbana e traffico che spetta al comune stesso far rispettare, ha invece posto a carico dei gestori le conseguenze della sua inerzia nel perseguire i comportamenti stessi. Ma secondo il tribunale lagunare se “nelle piazze e nelle strette vie di un’importante zona del centro storico di Padova, un largo numero di avventori, per la massima parte di giovane età, staziona durante la notte, stordendosi, schiamazzando e commettendo atti di violenza e d’inciviltà, destinati a non essere per la massima parte sanzionati; tutto ciò, con evidente pregiudizio dei residenti, incisi in beni primari come la salute e la sicurezza” il sindaco deve intervenire. È doveroso per il comune, infatti, secondo il collegio giudicante, “se non di rimuovere in radice, ciò che appare irrealistico, almeno attenuare la situazione lesiva, in un equo contemperamento di interessi”. In pratica, è l’esperienza e la ragionevolezza che consentono d’individuare una relazione tra i flussi di potenziali disturbatori ed i bar, quale luogo d’incontro, di ristoro e di acquisto di bevande. Di conseguenza, afferma la sentenza, non è in questione la responsabilità dei gestori; non si vuole certo far loro carico di un dovere di vigilanza che non spetta; ma essi sono coinvolti perché, ad una ridotta apertura dei locali, segue per esperienza il contenimento dei disagi considerati. L’ordinanza del sindaco di ridurre l’orario d’apertura dei locali è, dunque, una misura utile, sebbene non risolutiva. Il sacrifìcio imposto ai gestori appare adeguato e proporzionato agli interessi generali che si vogliono tutelare (salute e sicurezza), e che sono comunque prevalenti su quelli d’impresa o su quelli degli avventori, tenuti a rispettare elementari regole della convivenza civile.

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