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Italia Oggi

Il drink di Dioniso ... Global strategy per il gruppo milanese: non solo spirits... Ora Campari punta sui vini autoctoni... Valorizzazione sia dei vitigni autoctoni che di quelli internazionali, miglioramento qualitativo dei vini attraverso investimenti in campagna, in cantina, in risorse umane e in R&D, e ulteriore espansione sui mercati esteri (ove è veicolato attualmente il 30% della produzione aziendale di vini fermi). Sono i tre cardini della strategia di crescita della business unit vini di Campari. Pur confermando il ruolo centrale degli spirits (dei 431,2 milioni di euro di vendite nette realizzate nel primo semestre 2008, ben il 70,6% sono riconducibili a questa categoria e un altro 13,5% ai soft drink), la multinazionale milanese è impegnata a rafforzare il ramo vini, non senza soddisfazioni. Dai 56,9 milioni di euro realizzati nei primo semestre 2007, pari al 12,9% del giro d’affari, il comparto vini è passato a 60,1 milioni di euro, ovvero al 13,9% del business, mettendo a segno un +5,6%. Un progresso trainato dalle vendite di vermouth e spumanti, ma che vede un andamento positivo in particolare dei vini Sella&Mosca, la cantina di maggiori dimensioni del portafoglio Campari, con una produzione annua di 8 milioni di bottiglie e 550 ha di vigneti in Sardegna. “Riscontri positivi”, assicura Fabio Magon, direttore marketing Bu wines di Campari, “vengono anche dalle altre due cantine italiane”. Sono la Toscana Teruzzi & Puthod e la piemontese Enrico Serafino, le cui produzioni, rispettivamente di 1 milione e 500 mila bottiglie, sono veicolate quasi esclusivamente nel canale horeca, diversamente da quella Sella&Mosca, ben presente anche in gdo. “Stiamo portando avanti”, spiega Magon, “interventi in tutte e tre le cantine. In Sella&Mosca è in avanzata fase d’attuazione un piano vitivinicolo decennale centrato sulla valorizzazione di vitigni autoctoni sardi come il vermentino, il cannonau e il torbato, un varietale, quest’ultimo, salvato dall’estinzione all’inizio del Novecento e che stiamo coltivando solo noi su 130 ha; ma anche di cultivar internazionali, che utilizziamo poi in purezza o in blend. In Teruzzi&Puthod siamo in pieno rinnovamento dei vigneti, mentre in Enrico Serafino, dove abbiamo appena concluso la fase di rilancio con la creazione di due linee: una di vini piemontesi e l’altra, ancora più pregiata, di vini del Roero, pensiamo a un’ulteriore espansione con l’acquisizione di nuovi vigneti. Elemento irrinunciabile per continuare a crescere in momenti difficili come gli attuali è, comunque, il miglioramento qualitativo, che perseguiamo anche avvalendoci della collaborazione di enologi di prestigio come Giuseppe Caviola, per Sella&Mosca ed Enrico Serafino, e Carlo Ferrini, per Teruzzi&Puthod”. Campari prevede che la crescita del comparto vini giungerà principalmente dall’export verso mercati classici come gli Stati Uniti, in progressione a doppia cifra, ma anche da paesi emergenti. “Più nell’immediato penso alla Russia”, conclude Magon, “che in pochi anni potrebbe entrare nella rosa dei primi dieci paesi per noi, e ad altri paesi dell’Est europeo. La Cina ritengo sia un mercato con potenzialità ancora tutte da cogliere”.

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