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Italia Oggi

Crisi o non crisi... I love italian wine ... Il dg Veronafiere, Giovanni Mantovani, di ritorno dal Vinitaly Us tour, analizza i trend del mercato... I segreti della leadership in Usa? Cultura, prezzo/qualità e food... Un 2008 negativo per l’export di vino in Usa, ma non preoccupante per i produttori italiani. Se, infatti, nel 2008, si è registrato un calo complessivo pari ad oltre l’8% degli arrivi dall’estero in termini di quantità, passando così dai 7,6 milioni di ettolitri del 2007 ai 4,58 milioni di ettolitri attuali, il vino italiano perde comunque meno terreno dei suoi diretti competitors (-5,6%, rispetto al -17,3% della Francia e al -17,2% dell’Australia), restando, così, quello preferito dagli americani. Un quadro, quindi, moderatamente positivo e di cui ItaliaOggi ne ha voluto parlare con Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere, appena rientrato dal Vinitaly U.S. tour.
Domanda. I dati sull’export di vino in Usa se pur non positivi sono confortanti per il nostro paese. Qual è il segreto?
Risposta. Le chiavi di lettura sono tre. In primo luogo, la cultura enologica sviluppata in questi anni dagli americani. Le più importanti riviste specializzate sono loro, come pure tutto quello che gira su internet. Questo porta anche noi a vedere e valutare i prodotti vinicoli attraverso la lente statunitense, particolarmente innamorata dei nostri vitigni che ritiene unici e non riproducibili in nessun’altra parte del mondo. Altro aspetto da non trascurare è l’equilibrio fra qualità e prezzo del prodotto made in Italy. A un prezzo medio si trovano bottiglie di ottima qualità. Infine, il volano della cucina italiana. Un must per chi frequenta i ristoranti e che porta ad abbinare il vino italiano anche a piatti internazionali. Il 15% degli avventori chiedono, infatti, un vino italiano.
D. Oltre al canale della ristorazione se ne stanno aprendo anche di nuovi: enoteche, retail, vendite on-line, accessibili anche alle piccole e medie aziende italiane, poco strutturate e sempre in lotta con i costi della logistica?
R. Abbattere i costi e creare nuove opportunità commerciali, soprattutto per le piccole aziende, è il principale obiettivo del Vinitaly tour. In questi anni ci Siamo impegnati proprio in un lavoro di mappatura sull’organizzazione della domanda, a uso di tutti, ma principalmente di chi voleva misurarsi per la prima volta con nuovi mercati.
D. Parliamo di promozione. Come si comportano all’estero i nostri produttori, concentrati sul loro prodotto o riescono a fare squadra?
R. Direi bene e le cito un esempio. Evento Young Lions. Una serata moderata da Serena Sutcliffe che ha visto 8 giovani imprenditori del panorama internazionale vinicolo confrontarsi su temi come le sfide climatiche ed economiche e la loro ricaduta sul settore. La promozione in questo caso è stata sulle persone e sulla filosofia dell’azienda, non solo sul prodotto. Un successo.
D.Washington, appuntamento fisso per i prossimi Vinitaly U.S. tour?
R. Sicuramente, se non altro perché è il cuore politico ed economico del paese.

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