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Italia Oggi

L’Etna attira nuovi vigneron ... Impiantati oltre 100 ettari in 4 anni... Oltre cento ettari nel versante nord che va da Linguaglossa a Randazzo. Di tanto è aumentata nell’Etneo la superficie destinata a vigneto negli ultimi quattro anni. Un boom che si è riflesso anche sui prezzi dei vigneti, che continuano a crescere. Tra i protagonisti Tasca d’Almerita, che ha impiantato 14 ettari di vigneto in contrada Sciaranova, e Planeta, con 10 ettari tra Sciaranova e Santo Spirito. Trova “casa” a Castiglione di Sicilia anche Duca di Salaparuta: si estende per oltre 9 ettari la tenuta Vajasindi, caratterizzata da vigneti terrazzati, muretti a secco e da una cantina-museo, interamente costruita in pietra lavica, in cui troneggia un torchio a “chianca”, ricavato da un gigantesco tronco di un rovere secolare. Làvico, sulla scena dal 2005, è il “primo frutto” del Nerello mascalese del Duca, ma l’azienda vuole sperimentare anche il Pinot nero, “per creare un vino assolutamente unico”. Da oltre lo Stretto proviene Andrea Franchetti, che all’esperienza della Val d’Orcia in Toscana, cominciata nel 1992, ha fatto seguire quella sull’Etna, dove ora da tre vigneti produce l’apprezzato Passopisciaro. Qui, sempre territorio di Castiglione, ci sono anche le vigne di Alberto Ajello Graci, produttore di Quota 600. Vengono dal Belgio Trente Hargrave e Filip Kesteloot, che, appassionatisi alle zone vitivinicole etnee, producono il Terre di Trente da due proprietà a Castiglione e Linguaglossa. E poi c’è chi ha diversificato rispetto all’attività “core”. Come Michele Faro, florovivaista, che ha cominciato ad acquisire nel 2006 e ora conta a Solicchiata 10 ettari, di cui 6 già “vitati”, per l’Etna Doc, tutti di Nerello mascalese. Faro vinifica nella cantina attrezzata a Mascali, a pochi chilometri dai vigneti e dal quartier generale del gruppo. “La scelta di scommettere sul vino nasce da una passione mia e della mia famiglia”, spiega Faro, “e dal punto di vista economico è certamente una scommessa. Non vogliamo fare una produzione industriale, ma abbiamo pensato a una cantina-boutique di qualità”. E le premesse per adesso ci sono. La cantina e il vino si chiamano Montedolce, dal nome della località in cui si trovano, ma l’idea è di affiancare un’altra etichetta con un nome diverso. La prima vendemmia è stata nel 2007, pertanto il primo vino sarà imbottigliato tra dicembre e gennaio.

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