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Italia Oggi

Fattorie grattacielo a Wall Street ... Negli Usa architetti lavorano all’idea di Skyfarming. A rifiuti zero. Progetti per farsi la vigna in attico, allevare maiali al piano di sotto e irrigare il grano ai piani bassi... Allevare maiali al quinto piano, coltivare la propria vigna nel superattico e irrigare legumi e ortaggi ai piani alti. E poi far cadere l’acqua di risulta ai piani bassi per irrigare il grano e innaffiare frutta e verdura. No, non è la visione fantascientifica di un architetto folle, ma l’evoluzione di una tendenza che ha posto le fondamenta, letteralmente, nell’America dell’Ovest. Più esattamente in Arizona e California, dove la crisi immobiliare ha generato a un nuovi input: riconvertire gli edifici vuoti in aziende agricole a carattere urbano.
Al momento, in quello che una volta era il selvaggio West sono state sperimentate solo piccole costruzioni di comunità ecosostenibili. Fattorie verticali in cui anche gli scarti vengono riciclati e riutilizzati verticalmente lungo tutto l’edificio. Ma il sogno, nato nel 2003 da una provocazione di Dickson Despommier (docente di microbiologia alla Columbia university), si chiama Skyfarming; una sorta di grattacielo fattoria che sembra trovare consensi anche nella grande mela. Scott Stringer, presidente del consiglio di quartiere di Manhattan, avrebbe già ordinato uno studio di fattibilità da mettere sulla scrivania del sindaco Michael Bloomberg.
Dalle colonne del Time il 18 dicembre scorso gli avrebbe subito fatto sponda Glen Kertz, ceo di Valcent, una società con base a El Paso, Texas, che sta tentando di implementare un processo skyfarming su larga scala. “L’agro-alimentare in verticale potrebbe consentire una crescita a livello locale e sostenibile”, ha affermato Kertz, la cui azienda è specializzata in una tecnologia che sviluppa serre in altezza, attraverso un metodo di irrigazione che punto a risparmiare spazio (esigenza tipica dei centri urbani) e permette agli agricoltori di irrigare e concimare con molti meno rifiuti. Già, i rifiuti: questi, nel progetto skyfarming, se non vengono utilizzati per alimentare animali ai piani bassi, finiscono dritti dritti nei sotterranei. Dove, una volta trasformati in combustibile compresso, servono a produrre l’energia necessaria a generare elettricità per l’intero edificio.
Non resta che pensare a come gestire il vapore acqueo sviluppato dalle piante. Niente paura: c’è chi pensa già di trasformarlo in acqua pura da vendere ai clienti dei ristoranti aperti al piano terra. Il cerchio si chiude. Ora, non resta che convincere gli architetti. Ma attenzione, qualcuno che ci lavora c’è già: basta visitare il sito web www.verticalfarm.com , che lo stesso Despommier ha messo su per convincersi della cosa. I nomi? Non mancano: Oliver Foster dell’Università di Queensland (Australia), Blake Kurasek dell’Università dell’Illinois, Andrew Kranis della Columbia University, Gordon Graff, Chris Jacobs, e la SOA Architects di Parigi. Tutti architetti che hanno lavorato a progetti. Elaborato rendering. Senza escludere che anche la Daniel Libeskind Architects potrebbe essere interessata al business, visto che ad aprile 2008 ha presentato un progetto per la costruzione di una torre residenziale a New York, contenente un immenso giardino verticale. Despommier intanto si porta avanti: ha elaborato 30 modelli per città capaci, secondo lui, “di produrre cibo per 50.000 persone”. Insomma, potrebbe capitare che al sesto piano di uno degli uffici finanziari della downtown, desolatamente sgomberati dalla tempesta subprime, per ironia della sorte un allevamento di polli prenda il posto di una schiera di brocker. E che al piano superiore trovi posto un branco di ovini, mentre un bel pomodoro cresca rigoglioso lì dove prima crescevano gli affari di un banchiere. Come rivincita dell’agricoltura sulla finanzia non c’è male...
Autore: Luigi Chiariello

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