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Italia Oggi

A ciascuno il suo nebbiolo ... Non passa l’idea di intrecciare Barolo e Barbaresco... I soci del consorzio bocciano la modifica dei disciplinari produttivi. Roero fuori... Tra i nebbioli delle Langhe e del Roero albesi, i più pregiati della penisola, continuerà ad esistere una “convergenza parallela” per usare un termine mutuato dal politichese ma ognuno, in realtà, viaggerà per conto suo. La stragrande maggioranza dei soci del Consorzio unico di tutela ha respinto in settimana la proposta di modificare i disciplinari di produzione del Barolo e del Barbaresco per ampliare e intrecciare la zona di vinificazione dei due vini estendendola anche al Roero dove si produce invece l’altro nebbiolo che reca in etichetta, dopo iii riconoscimento della docg nel 2005, semplicemente il nome di quest’ultimo territorio. Potranno continuare a farlo solo alcune aziende che, per la loro storia, ne hanno acquisito il diritto. Tornano quindi i tempi della tradizione e ci fa dire al presidente del Consorzio Claudio Rosso che è fallita l’ipotesi “Di dare un’immagine di unitarietà delle colline di tutto l’albese”. Barolo e Barbaresco sono un patrimonio sul quale i viticoltori non intendono allentare la presa e anche se manifestano spirito di collaborazione con quelli del Roero, il valore aggiunto in più che possiedono vogliono tenerselo ben stretto. “Consentire la vinificazione - sarebbe stato un vantaggio di immagine per il Roero”, commenta Paolo Torchio, enologo della cantina “Bel Colle” di Verduno mentre per Carlo Sacchetto, produttore nel Roero ma con azienda anche a Barolo, un sì alla vinificazione avrebbe permesso di superare la norma del disciplinare di produzione la quale prevede che la cantina dove si fa il vino non debba distare pi di 20 chilometri dai vigneti. Ma, aggiunge, “Almeno ci fosse stata concessa la possibilità di vinificare il Barbaresco”. Infine per uno dei viticoltori storici del “Re dei vini”, Giacomo Oddero di La Morra ognuna delle tre zone di produzione ha terreni di natura diversa e la limitazione dei confini per la vinificazione è un motivo di chiarezza. Qualcuno, però , si chiede come mai la normativa continui a permettere di imbottigliare vino anche docg fuori del Piemonte se non all’estero.

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