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Italia Oggi

La magia delle bollicine ... La vita e i gusti di David Jais, brand manager Perrier-Jouet e Martell alla Pernod Ricard Italia... E’ appena 27enne, ma in questo caso l’età biologica non coincide con la maturazione personale e professionale. A quattro
anni Davide Jais suona il pianoforte, che rimane tuttora la
sua grande passione. E alle mostre d’arte, mentre i bambini
si spintonano, ridono, un po’ sbadigliano, un po’ fanno caciara, lui
osserva rapito quadri e sculture. Da piccolo, quando si sogna di diventare calciatore o astronauta, pensa a una carriera di architetto
navale, ha un amore per il mare e gli yacht di lusso, e gioca tanto
col Lego. Viene da una famiglia cosmopolita, mamma croata, papà
nato in Egitto ma di origini franco-spagnole, con parenti sparsi tra
Brasile, Stati Uniti e Francia. Cresciuto bilingue (italiano-francese),
Jais, al 1° anno di università, comincia già a lavorare, dando una
mano nell’azienda del padre di import-export con la Gran Bretagna. “Lo so, ho sempre frequentato persone più grandi di me:
al liceo uscivo con gli universitari, all’università con quelli
che già avevano una professione. Diciamo che il mondo dei
grandi mi è piaciuto da subito. E non ho mai avuto problemi a coordinare persone più vecchie di me”. Si iscrive alla
Bocconi, ma in realtà a Milano (“una città statica”), fisicamente, resta molto poco: il secondo anno è a Los Angeles
(“un luogo glamour”), poi a Parigi (“non riesco a non dire:
romantica”), quindi Budapest (“eclettica”), infine New York
(“elettrizzante”).
“In tutti questi posti ho studiato e lavorato. All’inizio mi sono buttato sulla finanza. Ma la mia paura è sempre stata quella di perdere tempo, di arrivare a una certa età e dire: ho sbagliato tutto, e ora cosa faccio, come torno indietro?”. In Société Generale ha un’esperienza molto tosta, con i prodotti derivati. “Ma la finanza non mi ha dato abbastanza dal punto di vista umano, non ci si può appassionare di una banca, si vende, spesso, aria fritta. Tante banche, però, stavano aprendo all’investimento in opere d’arte. Quindi...”. Scrive una tesi sul tema, si sposta a New York. Il mercato è chiuso, cercano solo persone con 30 anni di esperienza. Torna ad analizzare aziende, a stilare report. “Ho passato in rassegna i miei punti di forza e le mie debolezze. E mi son detto: ti piace il lusso, il vino, il cibo. Allora ho risposto a un annuncio di lavoro che cercava personale nella regione dello Champagne, in Francia. Era il gruppo Lvmh. Ed eccomi qua”.
Ora Jais è brand manager di Pernod Ricard Italia per i marchi Champagne Perrier-Jouet e cognac Martell: lusso, cucina, arte. Insomma, un lavoro che sembra fatto apposta per lui. “In genere il consumatore di champagne conosce poco del prodotto, ed è un peccato. Beve la marca più che lo champagne. È un vino che offre emozioni
e magia che uno spumante non potrà mai dare. Un millesimato va servito a 9-11 gradi per sentire gli aromi complessi di torrone, burro fuso, brioche; un non millesimato, invece, va servito a 6-8 gradi. E senza fragole, che quella di Pretty Woman è pura leggenda”. Che cosa ne pensa della stretta legislativa su chi beve prima di mettersi al volante?
“Beh, nel mio gruppo tutti devono firmare un accordo in cui ci si impegna a non bere troppo e a non metterci alla guida se non siamo in condizione. Però la tolleranza zero mi sembra eccessiva. Anche perché, dobbiamo ricordarlo, chi beve continuerà a bere”. Nel tempo libero Jais gioca a tennis, colleziona gemelli, suona il piano e guida la sua Bmw Serie 1. Il suo futuro? “Mi vedo a New York, ma anche a Londra. Ma pure in Asia. Insomma, vorrei girare il più possibile”.

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