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Italia Oggi

C’è la crisi, ma si beve il buon vino ... Bene i prodotti di qualità (+16,4%). Al bar vince il made in Italy... Come si colloca il vino italiano nel panorama dei consumi nazionali? E quanto incide la crisi in atto da mesi nei comportamenti dei consumatori? Sono domande centrali per i produttori, per i distributori e per il mondo dell’Horeca. A questi interrogativi rispondono ben quattro ricerche commissionate da Veronafiere ad altrettanti soggetti istituzionali, ciascuno dei quali, nelle scorse settimane, ha interrogato panel esemplificativi del mercato per capire quali sono le tendenze in atto. Sono stati coinvolti nella ricerca Unicab-Axiter (Il vino nei locali italiani di qualità), Università Federico II di Napoli-Edizioni L’Informatore agricolo (Vino, il mercato che verrà), Iri Infoscan (Il mercato del vino nella Gdo, di cui Italia Oggi ha anticipato lo studio nelle scorse settimane) e Bocconi Trovato & Partners (Gli italiani e il vino). Ne emergono conferme ad abitudini consolidate, ma anche dati in controtendenza, rispetto a quanto era già noto e che daranno da riflettere agli operatori. Partiamo dal quadro di riferimento del settore nel 2008. I consumi interni hanno sostanzialmente tenuto in un contesto che ha visto il prodotto interno lordo calare in modo considerevole. Il settore ha subito meno di tutti gli altri la crisi dell’ultimo trimestre. Il valore del vino confezionato venduto è stato pari a 1,3 miliardi di euro, che corrisponde a una crescita, sul 2007, del 3,6%. La prima sorpresa viene dalle tipologie d’acquisto nella Gdo, rispetto al prezzo. In controtendenza rispetto a un trend ormai consolidato, i vini di fascia bassa in confezioni in brik o in plastica o in bottiglioni sono stati quelli cresciuti meno in valore (+2,5%) per complessivi 546 milioni di euro; i vini in bottiglia a denominazione con prezzi inferiori a 5 euro sono cresciuti del 4,3% per 823 milioni di euro. Quelli con prezzi superiori ai 5 euro hanno registrato l’incremento maggiore, + 16,4%, a 159 milioni di euro. Ciò dimostra, secondo i ricercatori, che il consumatore finale cerca sempre più la qualità del prodotto. Una ricerca di qualità confermata anche dalle risposte date da ristoratori e gestori di wine bar. Le scelte del consumatore puntano decisamente verso l’alto, ma non per “moda” o per “status” (quote percentuali minimali nell’indagine), bensì per certezza della qualità (44,5% del campione) e dell’origine del vino (44%). E’ stata invece confermata la tendenza dei clienti finali (e quindi di ristoratori e gestori di wine bar) di scegliere vini nazionali. Nonostante l’impegno degli operatori esteri nel cercare di aprirsi varchi nel mercato italiano negli ultimi tre anni, i consumatori hanno preferito e anzi hanno aumentato le richieste di prodotti italiani. Il dato che colpisce di più è la quota percentuale di vini nazionali nell’ambito degli spumanti, dove la concorrenza dello Champagne è sempre rilevante: le etichette italiane sono pari al 64,4% del totale, esattamente come nel 2006. Siamo quindi un popolo maturo in materia di vino? Tutt’altro. Dalle indagini emerge che c’è ancora un ampio margine di crescita nella cultura vitivinicola degli italiani. Oltre il 30% dei clienti finali ammette di non conoscere quasi nulla del mondo del vino; eppure vorrebbe saperne di più (il 49% vorrebbe indicazioni su un corretto consumo, il 37% sulla qualità, il 46% giornate di degustazione in cantina). Nonostante tutto, le campagne in atto per un corretto rapporto tra consumo di alcol e guida hanno già segnato i comportamenti di molti italiani. Dalle ricerche emergono due dati significativi: se il 24% dei ristoratori non ha riscontrato cali di vendita, ben il 75% ha dichiarato di aver visto ridursi i volumi venduti. Il che sta portando anche a una diversa offerta, dettata da una corrispondente domanda: sono sempre più richiesti i vini al bicchiere o quelli in bottiglie da mezzo o un quarto di litro, così come sta crescendo il classico comportamento del guidatore che non beve e accompagna gli amici, che invece bevono. Ci comporterà fatalmente (ma questo le indagini non lo scrivono) anche un diverso rapporto commerciale da parte dei produttori, che dovranno ampliare sensibilmente la loro offerta alla ristorazione di bottiglie più piccole (e anche meno care, antico tormentone della ristorazione). Infine un breve sguardo sull’export. Il 2008, come ha già indicato Italia Oggi, si è chiuso con volumi in calo del 7%, ma valori cresciuti del 2%, il che permette ad alcuni di dire che l’annata si è salvata. Non tutti però sono sicuri che il 2009 sarà altrettanto generoso; in ogni caso, le ricerche tendono all’ottimismo, ricordando, per esempio, che è molto migliorato il rapporto euro-dollaro, rispetto all’anno passato. Su quali Paesi puntare?A fronte di Stati Uniti quanto meno stabili, i Paesi pi interessanti, nei prossimi 5 anni, secondo Vinitaly, restano Cina, Messico, Brasile, Germania e Regno Unito per i vini basic; Germania e Brasile, Norvegia, Canada e Paesi Bassi per i vini “popular premium”; Hong Kong, India, Singapore, Stati Uniti e Russia per la fascia “premium”. Sempre che i produttori sappiano fare squadra e che anche i territori viaggino insieme, con l’Ice e Buonitalia, per fare massa critica sui mercati esteri.

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